Dinamo di fronte alla dura realtà
I sassaresi hanno visto sfumare il secondo obiettivo stagionale e ora devono prima di tutto guardarsi le spalle.
Non è semplice accettarlo, soprattutto per i tifosi, quelli che vorrebbero sempre vedere la propria squadra vincere e giocare per obiettivi importanti, ma nello sport bisogna essere pragmatici e considerare tutti gli aspetti: avversari in primis, budget, fattori contingenti come ad esempio gli infortuni.
Partiamo dal budget: In serie A come è noto, ci sono due squadre decisamente fuori competizione e si chiamano Milano e Bologna. La prima con oltre 30 milioni di budget, la secondo con oltre 20. Le altre? Dieci volte meno, con nell’ordine Venezia (4 milioni), Brescia (3 milioni), Tortona (intorno ai 2 milioni). Nelle prime cinque non c’è la Dinamo, che si assesta fra la sesta e ottava posizione, vicina a società come Brindisi e Reggio Emilia con un budget stimato intorno al milione e 300 mila euro.
Qualcuno potrebbe obiettare sul fatto che non bastano i soldi per vincere e questo può essere vero in parte. Avere dieci volte più soldi di un’avversaria significa prima di tutto poter ingaggiare giocatori che da soli occuperebbero il tuo budget (e in alcuni casi anche di più) e soprattutto poterne firmare non uno, ma tanti e avere sostanzialmente due squadre a disposizione che è ben più di un roster lungo. Così è per Milano e Bologna, lo è quasi per Venezia e Brescia. Partiamo da questi ultimi, che ieri hanno tolto alla Dinamo le speranze di accedere alle Final Eight; i lombardi si sono presentati a Sassari senza tre giocatori, non tre qualsiasi. Caupain e Petrucelli sono elementi, per restare sui punti segnati, che ne fatturano mediamente 11 e 19 a partita. Diverso il discorso per Nikolic che è sostanzialmente appena arrivato a Brescia, ma a Sassari si conosce il suo valore. Ergo, questo significa che perdere con Brescia, ci sta tranquillamente al di là di come è maturata la sconfitta e del fatto che con un pochino di furbizia e attenzione in più probabilmente le cose sarebbero finite diversamente. Idem a Venezia, si è perso alla lunga, perchè, detto in estrema sintesi, Venezia è più lunga con tutti i vantaggi che ne conseguono. La Dinamo è corta, lo sanno tutti, anche i muri del PalaSerradimigni, ma è corta perchè non può permettersi di essere più lunga e non certo perchè la società ha voluto risparmiare. Quello aveva e quello ha speso, è molto diverso. Negli ultimi anni il panorama cestistico nazionale è cambiato, fra il ritorno di piazze storiche e l’avvento di nuove ricche realtà del nord, Sassari in questo scenario ha inevitabilmente perso delle posizioni e nonostante tutto è sempre li, cosa da non sottovalutare. In questa stagione ci sono maggiori difficoltà, ma non deve essere un dramma, la squadra ha bisogno della fiducia e della spinta del suo pubblico ora più che mai.
Se poi si considera che in ogni campionato ci sono sempre delle sorprese, che quest’anno si chiamano soprattutto Varese e Pesaro, la situazione di classifica della Dinamo, che i suoi problemi contingenti li ha avuti e che ha un roster che non può competere con quelli delle prime 4 o 5, ecco che la classifica va a rispecchiare abbastanza i valori. La Dinamo oggi è questa. Punto. Magari si sarebbero potuti avere due punti in più, ma onestamente poco altro, anche perchè non si può dire che la squadra nelle ultime settimane non abbia dato tutto in campo e non abbia lottato. Lo ha fatto, ma alla fine gli avversari, al netto di tutto si sono dimostrati più forti e solidi, non si può sempre parlare di sfortuna o che, non serve è fuorviante.
I mugugni dei tifosi che pagano il biglietto, le critiche, ci stanno e fanno parte del gioco, ma prima di dar voce alla pancia, è ancora più importante cercare di capire quali possano essere gli obiettivi di quest’anno. In primis mantenere la categoria, perchè la classifica ora dice questo e saranno prima di tutto i giocatori e di pari passo i tifosi a doversi sintonizzare su questa frequenza, dimenticando i tempi d’oro e i trofei. Ora la realtà, anche se si chiama sempre serie A, è diversa e la si deve accettare con umiltà e senza la cosiddetta puzza sotto il naso che di certo non appartiene ai veri sostenitori.
Aldo Gallizzi








Mih che c’hai azzeccato!!! Bravo Aldo.