Dinamo, lo sfogo di Stefano Sardara
Conferenza stampa a tratti dai toni caldi del patron, che si prende le proprie responsabilità per la retrocessione, ma non risparmia accuse e critiche a squadra, ambiente e addetti ai lavori
Una conferenza stampa a tratti caratterizzata da toni accesi, quella che ha visto protagonista questa mattina in Club House, il presidente della Dinamo Stefano Sardara. Passato, presente e futuro son stati gli argomenti all’ordine del giorno, partendo dall’analisi della disastrosa annata, che ha portato la squadra dritta in A2. La Dinamo comunque non morirà, riprenderà dalla seconda serie nazionale con un repulisti generale che azzererà totalmente il gruppo squadra e che vedrà la conferma di solo una parte dello staff tecnico.
Ma andiamo per ordine.
“La vera retrocessione è arrivata nel maggio 2025, quando è stata immaginata la squadra della stagione successiva – questo l’incipit del discorso di Sardara -. L’errore è stato affidarci a persone che poi ci hanno abbandonato, non dico dal primo giorno ma quasi. È una responsabilità che mi prendo totalmente. Ho sempre chiesto una cosa sola: persone con carattere, orgoglio e voglia di far parte di questo mondo. Quest’anno non è stato così. Comunque, vorrei evidenziare che in serie A non c’è squadra che non sia retrocessa: ora è toccato a noi, ci leccheremo le ferite e ripartiremo, ma dobbiamo anche capire chi siamo. Noi siamo Sassari, non il Fenerbahce. Quando sei Sassari o Cremona, prendi spesso giocatori che cercano un trampolino verso altri palcoscenici e se le cose vanno bene a fine stagione, per il rinnovo del contratto chiedono cifre impossibili. Noi non abbiamo problemi economici, ma come detto, siamo Sassari. Forse qualcuno ha dimenticato i problemi di qualche anno fa e lo slogan “sponsorizzati o spacciati”: oggi la società è sana, va in Serie A2 ma lo fa a testa alta. Le responsabilità della retrocessione sono nostre. Poi possiamo fare la lista delle cose successe: le tre scuse consecutive ricevute dal settore arbitrale e degli errori che hanno inciso in maniera determinante sulle nostre possibilità di salvezza, il tema degli infortuni, una squadra costruita da persone che nel percorso poi non sono state presenti. In passato, chi ci ha permesso di correggere alcuni errori è stato Federico Pasquini, che è stato accompagnato alla porta a furor di popolo dai suoi detrattori. Il sistema Sassari deve prendere consapevolezza di ciò che può fare. Il brand Dinamo è cresciuto, gli sponsor continuano a fidarsi di noi e nessuno ha battuto ciglio dopo questa retrocessione. Le aziende vogliono ancora essere vicine alla Dinamo”.
Il tema della città e del pubblico. “Nei momenti migliori facevamo 4 mila persone, ma un migliaio di quelle persone sono venute meno senza lo stimolo dei risultati importanti. E c’è anche il tema delle abitudini post-Covid: molte persone preferiscono guardare la partita da casa. Dobbiamo essere bravi noi a riportare entusiasmo e presenza al palazzetto. Contro Treviso sentivo il rumore delle scarpe degli avversari: una cosa che qui non era mai successa”.
Sul presente e sul futuro. “Voglio essere chiaro: tre anni fa dissi che per me tutto questo stava diventando faticoso. Ma lascerò solo quando arriverà qualcuno serio, disposto a portare avanti questo progetto. Continuerò con lo stesso impegno di sempre. La Dinamo ha una sua identità ed è una staffetta: prima Dino Milia, che per me è stato un presidente inarrivabile e da cui ho imparato tantissimo, poi la famiglia Mele, poi noi. Ma il testimone si passa solo quando si è sicuri della mano che lo riceve”.
I prezzi e il supporto. “C’è un dato che deve far riflettere: esiste qualcosa, oggi, che costi come 15 anni fa? Una sola cosa. Eppure il prezzo degli abbonamenti e dei biglietti Dinamo non è mai aumentato di un centesimo. Durante il Covid mi sono caricato la società sulle spalle, così come quando la precedente giunta regionale congelò determinati contratti. Questa città non può misurarsi solo in base alle vittorie o alle sconfitte. Cantù ha lottato fino all’ultimo come noi per la salvezza, e lo ha fatto portando 4.500 persone al palazzetto. Qui manca qualcosa, manca supporto. La Dinamo ha bisogno di un sistema fatto di sponsor, tifosi e sostenitori che stiano vicini al club a prescindere dai risultati, dai dirigenti o dai giocatori che scendono in campo”.
Le vittorie del passato e gli errori. “Ancora oggi si parla del nostro ultimo momento glorioso nel 2019 con Pozzecco, dimenticando che poco tempo fa giocavamo due semifinali Scudetto consecutive con Piero Bucchi in panchina. Gli ultimi sono stati tre anni complicati. Quest’anno avevamo talento, fisicità e il giusto mix tecnico, ma abbiamo commesso l’errore più grande: prendere persone senza sangue. Abbiamo provato tutto: bastone, carota, multe, dialoghi. Tante cose si possono correggere, ma non l’assenza di carattere. Contro Treviso, negli ultimi due minuti, abbiamo buttato via un paio di palloni in tribuna: quello non è un errore tecnico, ma mentale e caratteriale”.
Il futuro. “Non resterà praticamente nessuno della squadra retrocessa, salvo qualcosa nello staff tecnico. La connessione emotiva con il pubblico è importante, ma il giocatore deve prima di tutto fare il proprio dovere. La Dinamo ha bisogno di notizie vere, non di rumors da social network. Questo progetto funziona soltanto se tutte le componenti remano nella stessa direzione, giornalisti compresi”.
Un’accusa abbastanza diretta quella rivolta a qualche giornalista dal patron, accusati di non remare sempre dalla stessa parte e di scrivere spesso, cose non vere. Giornalisti, che peraltro cercano di fare al meglio il loro lavoro e che spesso, in assenza di comunicazioni ufficiali da parte della società su certi temi (gli esempi più lampanti sono la situazioni infortuni sulla quale non esiste mai nessun tipo di informazione ufficiale, o per restare all’attualità, l’improvvisa scomparsa dai radar del GM Sartori, mai chiarita ufficialmente) devono per forza di cose “cercare” da qualche parte la notizia o il rumor.
Le sospensioni di fine stagione. “Non possiamo entrare nei dettagli per motivi legali e di privacy. Posso però dire che non ha funzionato nulla di quello che avevamo immaginato. Ci siamo affidati a persone senza sangue e ci siamo sentiti traditi. Il gruppo americano è stato il meno professionale che abbia mai conosciuto, con l’eccezione di McGlynn, che invece ci ha messo l’anima, così come alcuni italiani che hanno dato tutto. Altri preferiamo dimenticarli. Il malessere era talmente diffuso da essere diventato impossibile da guarire”.
La ripartenza e il palazzetto. “La maschile ripartirà dalla Serie A2, la femminile dalla Serie B, mentre il basket in carrozzina resta la nostra Serie A. Ci adattiamo al momento, ci rimbocchiamo le maniche e ripartiamo. Sul palazzetto: è un problema che arriva da lontano e non dipende dall’attuale amministrazione, che anzi ci sta dando una grande mano. In questo momento preferiamo non prenderci rischi legati alla copertura, ma l’obiettivo è ripartire il prima possibile”.
A margine della conferenza stampa c’è stato spazio anche per un intervento di Salvatore Sanna, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Sassari, che ha illustrato più nel dettaglio la situazione del PalaSerradimigni: “Sono qui per testimoniare la vicinanza dell’amministrazione alla Dinamo Sassari, che rappresenta un valore importante per la città non solo dal punto di vista sportivo, ma anche sociale. L’intervento sul PalaSerradimigni è una delle opere più articolate e complesse attualmente in corso a Sassari. Abbiamo ereditato una situazione già molto delicata, con due finanziamenti distinti che hanno reso il percorso amministrativo particolarmente complesso. Parliamo di un investimento da circa 6 milioni di euro, gran parte dei quali destinati alla copertura dell’impianto. In accordo con la società abbiamo scelto di non interrompere l’attività sportiva durante i lavori, e questo rappresenta già di per sé un elemento di grande complessità nella gestione del cantiere. L’obiettivo è consegnare alla città un palazzetto moderno, funzionale e più vivibile. Anche la fase di avvio dei lavori ha presentato difficoltà: dopo due gare andate deserte, l’appalto ha richiesto tempi più lunghi del previsto. Inoltre il maltempo e il contesto internazionale hanno inciso sull’approvvigionamento dei materiali. Parliamo di grandi quantitativi di acciaio e componenti strutturali non semplici da reperire. Detto questo, la situazione è costantemente monitorata. Ogni dieci giorni organizziamo incontri con tutte le parti coinvolte per verificare lo stato di avanzamento e affrontare eventuali criticità. Alla luce degli elementi emersi, si è deciso di rinviare lo scoperchiamento del palazzetto alla prossima stagione sportiva. Nel frattempo continueranno tutte le attività propedeutiche: verrà realizzato il nuovo ingresso su piazzale Segni e proseguiranno le predisposizioni impiantistiche necessarie per arrivare pronti alla fase finale dell’intervento. L’impresa ha evidenziato problematiche non semplici da risolvere, anche legate alla gestione e allo stoccaggio dei materiali in un impianto che continua a ospitare l’attività sportiva. È una situazione complessa, ma tutte le parti stanno collaborando con grande disponibilità. Preferiamo prenderci il tempo necessario per fare le cose nel modo corretto. L’obiettivo è trasformare questo intervento in un’opportunità per consegnare alla città un palazzetto all’altezza delle ambizioni della Dinamo e di Sassari”.
Aldo Gallizzi









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