Fischi o applausi? Una tradizione recente della Faradda, ma non mancano le curiosità
Per esempio, Aldo Cesaraccio assistette a una pesante contestazione al commissario prefettizio Schiffi nel 1926 sotto Palazzo di Città

Ma i fischi (o gli applausi) al sindaco, con la sua giunta, quando esce da Palazzo di Città subito dopo il brindisi “A zent’anni” con i Massai, che contestualmente lo invitano ad unirsi al corteo della Faradda, sono davvero un’usanza recente, come si usa ripetere negli ultimi anni? Beh, basta dare un’occhiata, anche veloce, ai due quotidiani sardi, soprattutto alla Nuova Sardegna, dei decenni passati per capire che, sì, una prassi che tanto recente non è e che davvero quel giudizio da parte dei cittadini fa parte della tradizione. Magari sono cambiati i modi, da una quarantina d’anni più rumorosi. Quando ci sono, beninteso, perché non sempre il sindaco è fischiato. Anzi, gli applausi, anche in anni vicini, non sono mancati, all’uscita da Palazzo di Città e lungo il percorso. I fischi però fanno più notizia, sono negativi. E a noi giornalisti piace raccontarli quando ci sono. Gli applausi fanno mediaticamente meno presa, si derubricano a fatto da consegnare alla cronaca e basta.
Torniamo allora alla domanda di partenza e partiamo da una lunga ricostruzione storica, un’intera pagina della Nuova Sardegna del 1977, quando ancora è in formato lenzuolo e non tabloid, che verrà introdotto qualche anno più avanti. Il 14 agosto quell’anno cade di domenica e Aldo Cesaraccio, mitico Frumentario, caporedattore e poi direttore del giornale sassarese fino al 1974, dedica alla Faradda l’intera Terza pagina, in quel periodo ancora presente sul quotidiano. «Li Candareri fàrani in Piazza» il titolo, che riportiamo con le virgolette caporali originali, ripreso dalla raccolta di poesie in sassarese Sassari Mannu di Pompeo Calvia. E l’occhiello (graficamente la riga che sta sopra il titolo) Note sul più festoso appuntamento di Sassari. Cesaraccio ricostruisce la storia della Faradda e spiega come si svolge la festa, con i rituali illustrati nel dettaglio. Due i passaggi che vogliamo richiamare. Il primo è più di cronaca politica, ma importante. Alla Faradda partecipò un presidente della Repubblica per la prima volta nel 1963. Era, ovviamente, Antonio Segni, che ritornò a Palazzo di Città anche dopo l’ictus che lo costrinse alle dimissioni l’anno dopo, da senatore a vita (la sua presenza è citata nel 1969). Il secondo passaggio è quello per noi più significativo. Cesaraccio riporta un episodio, al quale assistette personalmente. Era il 1926 e il fascismo stava procedendo con la soppressione delle istituzioni democratiche. A Sassari non c’era il podestà, ancora per poco, ma neanche un sindaco. Proprio in quell’anno fu approvata la legge 4 febbraio 1926, n. 237, che introduceva la figura del podestà nominato da Roma entro il successivo dicembre. In città il Governo Mussolini (il Duce in quel momento era anche ministro dell’Interno) aveva inviato provvisoriamente un commissario prefettizio, il generale commendatore Mario Schiffi, in carica dal 20 dicembre 1925 al 23 dicembre 1926. Poi arrivò il primo podestà, il deputato del PNF Antonio Leoni, avvocato e magistrato originario di Ittiri. Ebbene, Schiffi è ricordato per una delle contestazioni più pesanti della storia della Faradda. Così racconta Aldo Cesaraccio: «Personalmente ricordo una solenne fischiata toccata, qualche decennio fa, a un commissario che reggeva l’amministrazione (si chiamava Schiffi), così solenne che il poveretto sentì il bisogno di farci cenno malinconicamente al momento di lasciare l’incarico: eppure per l’occasione s’era messo in tight e salutava con tanto di levate di cilindro, anche lui». Cesaraccio dice anche altro: «È nota la costumanza popolare sassarese di esprimere in quell’occasione (l’uscita della Municipalità da Palazzo di Città, ndc) approvazione o dissenso nei confronti dell’amministrazione comunale, applaudendo o fischiando al passaggio del sindaco. Fischi se ne sono avuti, ma sporadici, anche di recente».
Con queste ultime parole il giornalista sassarese fa riferimento, molto probabilmente a quanto accaduto un paio di anni prima. Non nel 1976, quando il sindaco Fausto Fadda, alla guida della prima giunta di sinistra (Pci, Psi, Psdi e Psd’Az), fu accolto da «tanti applausi e tanta allegria» e «nessun fischio» (nel titolo), racconta La Nuova Sardegna (articolo non firmato): «Gli applausi ci sono stati per tutti – prosegue l’articolo –: per il sindaco (il quale è uscito un po’ preoccupato dal Palazzo di Città e si è rasserenato quando si è sbattuto contro il primo “Viva il sindaco”) e la giunta». Da segnalare le numerose foto dello Studio S. Marras. L’Unione Sarda (il pezzo è firmato da Nino Migheli) aggiunge qualcosa: «C’è stato, è vero, qualche fischio qua e là, ma era difficile individuare una precisa motivazione di ordine politico perché anche qualche fischio, moderato, fa parte ormai del colore della manifestazione e ne hanno beneficiato in passato anche i predecessori di Fausto Fadda». Nel 1975 invece il sindaco uscente Sebastiano Virdis ricevette «qualche fischio (e pochi applausi)», scrisse La Nuova Sardegna (servizio fotografico sempre di Salvatore Marras), mentre l’Unione Sarda sottolineò che il primo cittadino fu «salutato per tutto il percorso dagli scroscianti applausi della folla» ma non si specifica che accadde all’uscita da Palazzo di Città.
Nel 1979 il sindaco era diventato Franco Meloni, in quel momento esponente del Psi (poi aderì al PSd’Az, con il quale, nell’ambito del centrosinistra dell’Ulivo, fu eletto al Senato nel 1996). Per lui «un caloroso applauso». Il cronista della Nuova Sardegna lo dice esplicitamente: «Come vuol la tradizione, quel momento costituisce una “prova del fuoco” per il capo della città: se si udivano fischi, in altri tempi, si pensava seriamente alle dimissioni». Anche se l’attenzione mediatica è più ampia per Francesco Cossiga, da poco diventato presidente del Consiglio, presente a Palazzo di Città.
Insomma, che il giudizio popolare fosse atteso da cittadini e cronisti è abbastanza chiaro, anche solo per il fatto che vengono sottolineati gli applausi ricevuti. Tornando indietro a ritroso (limitandoci alla Nuova Sardegna, sempre attenta a questo passaggio), per esempio, nel 1971 Benito Saba fu salutato da «applausi scroscianti»; nel 1967 «vivi applausi», per il sindaco Nicolò Piras; nel 1963 ancora applausi per il sindaco Lorenzo Ganadu. Per il 1962 il cronista (manca sempre la firma) della Nuova Sardegna spende qualche parola in più: «Un caldo applauso ha sottolineato l’uscita del sindaco (Ganadu, ndr). Ogni sindaco sassarese aspira a questa manifestazione di simpatia che è la vera misura della popolarità che il primo cittadino gode presso il popolo. È stato un applauso caloroso e cordiale che è continuato per tutto l’itinerario». Nel 1954 Oreste Pieroni fu salutato da «un formidabile applauso», che lo commosse a tal punto che «era letteralmente in lacrime».
Per gli anni successivi al 1979 rimandiamo ai ricordi personali dei sassaresi. Raimondo Rizzu, sindaco dal 1983 al 1987, si vantava di non essere mai stato fischiato. Contestazione che invece tornerà, stavolta davvero sonora, con il successore Marco Fumi. Era il 1989 e Pier Luigi Piredda, sulla Nuova Sardegna, è esplicito: «Un fischio continuo. Ancora prima che il sindaco apparisse sulla porta di Palazzo di Città, i fischi sono saliti altissimi. Incredibilmente forti e compatti […]. E i fischi e le proteste non sono cessati neppure per un attimo lungo tutto il percorso […]. Da Palazzo Civico in poi la “faradda” ha perso gran parte dei suoi contenuti festaioli e si è trasformata in una protesta della cittadinanza contro il sindaco e l’esecutivo. La giunta Fumi ha così perso il tradizionale confronto con la città. Mai nessuna amministrazione era stata subissata di tanti fischi durante la discesa dei candelieri come ieri». Giuseppe Florenzano sull’Unione Sarda in un sintetico articolo che apre la pagina del nord Sardegna si limita a «qualche bordata di fischi all’indirizzo del primo cittadino e dei suoi collaboratori». Più avanti ancora, con Anna Sanna, non mancarono i fischi, concentrati (come intensità) nella Discesa del 1998, meno improvvisati rispetto al passato (con tanto di distribuzione di fischietti, un’iniziativa davvero irriverente da parte del giornale Il Quotidiano di Sassari), tanto che Cosimo Filigheddu, sempre sulla Nuova Sardegna, è diretto: «Forse la presenza all’uscita dal Civico di quasi cento ma efficaci strumenti sonori ha un po’ drogato la situazione, coprendo le effettive e spontanee manifestazioni di dissenso».
Per gli altri sindaci fischi e applausi, organizzati e/o spontanei, a seconda degli anni, da Nanni Campus a Gianfranco Ganau e Nicola Sanna, ritornando a Nanni Campus.
E siamo al presente con Giuseppe Mascia, finora solo applaudito, oggi alla sua terza Faradda.
Luca Foddai








