Grecia-Sardegna-Turchia, quale Europa?
Il “no” ellenico ha mandato un messaggio chiaro: l’Europa dell’austerità e della burocrazia ha subito una sconfitta
di GB Sanna
I popoli per natura tendono a conoscersi, scambiare opinioni, idee, messaggi, merci, vantaggi reciproci, ad aggregarsi, a combattersi. Conoscendosi trattano e i popoli che trattano non si fanno guerra. Dopo l’ultima guerra mondiale nacque in alcuni Stati europei la voglia di unirsi per non ritornare alla tremenda barbarie, quella voglia di unione di sei Stati portò all’unione di ventotto Stati. Gli italiani indirono nel 1989 il referendum consultivo e in forma plebiscitaria con un grande “sì” aderirono all’Unione Europea che andava verso il trattato di Maastricht. La voglia di Europa costò agli italiani la dimenticanza di tenere fede al Mercato Unico. La caduta del “Muro di Berlino”, l’inchiesta giudiziaria “Mani pulite”, la mafia, gli assassini di Falcone e Borsellino, i nuovi governi dell’austerità, fecero si che gli italiani non si accorgessero che forse non erano pronti per l’Europa; o meglio non si accorgessero che cosa chiedeva a loro l’Europa. Non era solo una unione per volersi bene, per non essere necessario il passaporto per passare da Stato a Stato, era un’Europa che toglieva libertà e non dava diritti, era un’Europa che non chiedeva solidarietà ma pretendeva ubbidienza, era un’Europa di affari e non di responsabilità, era un’Europa che tendeva all’omologazione e non rispettava le meravigliose antiche differenze degli Stati, era un’Europa che non voleva genialità e fantasia. Era un’Europa di parametri, tabelle, percentuali, pronte ogni momento ad essere richiamate da burocrati capaci, non disposti a immaginare comportamenti diversi. E si è creata un’Europa della BCE, delle banche centrali, delle banche di affari, delle multinazionali, dei cartelli, delle lobby, di organi tecnici, delle commissioni e sottocommissioni, che deliberano per esempio sulla quantità di pescato, sulla specie da pescare, sulle misure in centimetri del pesce, sui giorni nel quale deve essere pescato, degli attrezzi per pescare, sulle sanzioni, omologando usi, costumi, comportamenti, qualità, sistemi, gusti e tradizioni, senza che i singoli Stati, le singole regioni possano intervenire. Il “no” ellenico ha mandato un messaggio chiaro: l’Europa dell’austerità e della burocrazia ha subito una sconfitta. Quel voto ha detto che tutti i popoli europei hanno vinto. Non ha perso la solidarietà; ha perso il modo tecnocratico di fare Europa, non si può governare senza e contro la volontà dei popoli. Significa che si deve uscire dalla crisi solo con una soluzione politica. Con la soluzione politica si amplia il modo di fare Europa, una nuova Europa, che deve essere vista oggi sopratutto nell’aspetto geopolitico che è di gran lunga più rilevante di quello economico. I singoli Stati e non l’Unione Europea si trovano davanti alla crisi del Mediterraneo, a combattere contro la strategia degli USA, della Russia, della Cina e anche di alcuni paesi islamici come il Qatar. Rilevanti stanno diventando le iniziative russe nel possibile accordo Cipro, Turchia, Grecia per consentire alla Russia l’installazione di una base navale a Cipro. La Turchia spaventata ha rallentato l’iter per essere ammessa nell’Unione. Quantomeno incaute sono state le operazioni degli USA e della NATO nelle rivoluzioni della “Primavera araba”; azioni sostenute da singoli Stati come Francia, Gran Bretagna e Italia per propri singoli interessi e senza una politica comune europea. Quelle operazioni hanno portato alla destabilizzazione della parte sud del bacino del Mediterraneo che come conseguenza hanno avuto un blocco delle attività di scambio transnazionale fra Sardegna e Tunisia, Libia, Marocco ed Egitto che vedevano numerose imprese sarde coinvolte, ormai da anni, in scambi commerciali, turistici e di lavoro in numerosi settori: dall’edilizia all’agricoltura. La Sardegna, che non ha voce in Europa, si trova oggi ad affrontare un’ulteriore crisi, senza ricevere la solidarietà obbligatoria per il fatto di essere una regione transfrontaliera. Nessuna iniziativa seria e significativa ha preso l’Europa sullo sbarco di extracomunitari che non sempre provengono da teatri di guerra, ma da territori in cui multinazionali angloamericane, europee, anche italiane, impediscono a quelle popolazioni di sopravvivere. I greci e tutte le popolazioni dell’Europa chiedono un forte cambiamento. Chiedono che tutti i rappresentanti della politica si siedano ad un tavolo comune, si riapproprino della leadership e gestiscano la crisi; che ogni nazione non guardi solo ai propri interessi, che si dimentichino dei singoli vantaggi, che i tecnocrati perdano il ruolo impositivo, che comandi la politica e non la BCE.







