Sardegna nuova colonia

Il Qatar vuole darci di più. Saremo tutti ricchi, nuovi e vecchi sardi. Forse facemmo male a fuggire davanti alle navi corsare saracene. L’analisi di GB Sanna per Sesuja

 

di GB Sanna

 

DohaQatarSi legge in questi giorni del gran da fare che si dà il Qatar, un piccolo staterello con a disposizione circa sessanta miliardi di euro di “fondo sovrano” da spendere anche in Sardegna. Ufficialmente grande alleato degli USA, predica la democrazia fuori dalle sue terre ma al suo interno domina una potente e temibile dittatura. Il Qatar è Al-Jazeera. Il Qatar è il sostegno agli jahadisti in Siria, nel Maghreb, nella Fascia Subsahariana e oggi soprattutto in Libia. Il Qatar è pure il più stretto alleato degli USA e trattiene ottimi rapporti con Israele. L’ambizione di Hamad bin Khalifa al-Thani è quella del suo quarto figlio Tamin, allevato per questo e che oggi governa, è quella di divenire “wali”, santi. Per loro è un obbligo annientare gli eretici sciiti e proclamare sul mondo il potere immenso dell’Islam. Si potrebbero definire doppiogiochisti, oppure grandi mediatori internazionali che sanno dove andare, con la meta fissa nella mente lucida. Con questi dittatori il governo italiano intrattiene ottime relazioni, Hamad è stato nominato da Ciampi Cavaliere di Gran Croce. Il vice ministro degli esteri, Lapo Pistelli, ha dichiarato in proposito «…è un paese molto ricco, dove è più che opportuno esplorare ogni possibilità di collaborazione nel reciproco interesse…». Per merito degli accordi siglati da Monti si è creata una joint venture la “IQ Made in Italy Venture” per cui il Qatar è ben accetto nei settori degli alimentari, della moda e del turismo, ha infatti comprato a Milano i grattacieli di “Porta Nuova” e l’Hotel Gallia, Valentino; è impegnata nella riqualificazione delle periferie e dei centri urbani abitati da islamici per la costruzione di centri di cultura (che significano moschee), la Costa Smeralda, il San Raffaele e sta trattando su Meridiana. La destabilizzazione degli stati a sud del Mediterraneo ha ridisegnato la strategia USA e per questo “il grande Satana” si è servito e si serve del malfidato alleato in Niger, Senegal, Mali, Egitto, Algeria, Tunisia, Iraq, Siria e Libia.

Il leader di Hamas, Khaled Meshaal, «è un gradito ospite dell’emirato», vive a Doha e si muove per scacciare dalla Giordania il re Abdallah II, discendente del Profeta, che è di forte cultura inglese. La Sardegna, abbandonata dagli USA nel 2007, ritorna ad assumere un ruolo altamente rilevante nella nuova strategia. La Sardegna è un ponte, una terra ferma di 24 mila km2, vuota, da conquistare e asservire, abbandonata da un governo centrale, con forti richiami all’indipendentismo, viziata ancora dal male antico “pocos, locos y mal unidos”. Gli indipendentisti sono divisi in mille partitini, si offendono e non dialogano fra loro. Manca una classe politica, intellettuale e imprenditoriale radicata nel territorio, nelle votazioni vincono i partiti italiani e ora anche il “M5S”. Il Qatar secondo alcuni è un partner importante, persino indispensabile; porta denari e li distribuisce. Pigliaru e Cappellacci si sono prostrati orgogliosi di proclamare l’amicizia di Tamim. Dalla Libia per merito degli accordi segreti presi col governo italiano arrivano i poveri disperati che fuggono, costretti ad abbandonare le loro terre, nuova carne da macello, giovani e forti. Gli USA hanno bisogno della Sardegna e mai sono cessate le mire dell’Islam sull’isola al centro del Mediterraneo. Con i soldi a disposizione si potrebbero comprare a prezzi scontati intere squallide industrie fallite, cinquantamila ettari di terra e farli diventare serre, oliveti, rilanciare la pastorizia. Tutto sarebbe legato alla “zacat”, la carità islamica al cui il nuovo “wali” potrebbe ricorrere per compensare i popoli che ha distrutto, continua a distruggere e che obbliga all’esodo nella terra ricca di miele.

Quanti disgraziati occorrono al Governo Italiano per accontentare il Qatar e le multinazionali? La Sardegna potrebbe fare di più in fatto di accoglienza. Si è parlato a Cagliari il 22 maggio “La Sardegna non è un’isola” presente il presidente Pigliaru e Luigi Manconi, senatore del Pd e presidente della Commissione Diritti Umani del Senato. «…Abbiamo bisogno di forti presenze straniere in Sardegna, i sardi emigrano, i sardi non fanno figli, il centro dell’isola è vuoto. Abbiamo tanto bisogno di accogliere ospiti… necessitiamo di immigrati…di nuova forza lavoro…». Fortificano la razza. La Sardegna potrebbe diventare un nuovo soggetto del Mediterraneo. Anche Manconi è un emigrato. Sono emigrati i Berlinguer, i Siglienti, i Segni, i Cossiga. Possiamo spendere i soldi del “Programma Comunitario ENPI MED” per fare accoglienza. Strano, subito dopo quel simposio, chissà perché, il Ministero dell’Interno ha aumentato in modo impressionante la quota di nuovi schiavi a carico della Sardegna. Strano, la NATO ha confermato la posizione strategica dell’isola davanti agli appetiti manifestati dalla CINA e dalla Russia per i porti greci. Strano, i rappresentanti della “Qatar Foundation” sono sempre in Sardegna passando per Cagliari, pare siano interessati anche a Geasar e Eccelsa gli aeroporti di Olbia, hanno anche strizzato gli occhi ai lavoratori di Alcoa, i politici sardi sbavano davanti all’osso. Il Qatar vuole darci di più, molto di più, in cambio della nostra offerta, così come facemmo con “la fusione perfetta”, vogliono regalarci il gas. La “RAS GAS”, la compagnia del Qatar, produttrice di gas liquefatto vuole regalare alla sua isola un progetto con rigassificatore da costruire. Saremo tutti ricchi, nuovi e vecchi sardi. D’altronde siamo stati sempre servi e forse facemmo male a fuggire davanti alle navi corsare saracene che depredavano, violentavano uomini, donne e bambini per poi finire in mano degli Spagnoli, dei Savoia e della Repubblica Italiana.

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