Mainstreaming, questo sconosciuto
Occorre creare mutamenti visibili e stabili nel territorio per il radicamento dell’azione. La Regione Sardegna non si è ancora impossessata della strategia delle “Buone Pratiche”. L’analisi di GB Sanna per Sesuja
di GB SANNA

La Regione Sardegna, con un comunicato di vittoria, annuncia che saranno disponibili 930 milioni di Fondi UE e altri ne arriveranno. Franciscu Sedda, segretario del Partito dei Sardi, riferisce che «…i Sardi ritengono principale tema economico la spesa dei Fondi Europei…». Dai richiami della Corte dei Conti e della Commissione Europea risulta che non siamo proprio dei geni nella organizzazione, nella distribuzione, nella certificazione della spesa, insomma non riusciamo a spendere e non spendiamo bene. Fatto vero è che la Regione Sardegna non si è mai data una struttura organizzativa vera, stabile e capace a cui fare affidamento. Le osservazioni non riguardano solo la capacità di spesa, interessano la mancanza assoluta di sinergia fra la burocrazia e la classe politica che dovrebbe guidarla. La “Cabina di regia” vantata da Pigliaru non serve a niente se non si hanno capacità di conoscenza dei programmi, di progettazione, di verifica, di controllo, di gestione che solo una struttura attrezzata, agile e snella, organizzata alla promozione, all’accompagnamento delle iniziative, all’insegnamento delle norme e dei comportamenti, allo scardinamento del vecchio stantio per promuovere il nuovo, al fare divenire prassi le azioni di sistema. Per una Regione disattenta sono stati disastrati gli agricoltori, gli albergatori, le piccole e medie imprese, i prodotti locali, il turismo, i trasporti, le scuole, non si è studiato il piano energetico, industriale e commerciale, non sono stati accolti gli impulsi di modernità che i Programmi Comunitari ci hanno affidato. La Regione Sardegna non si è ancora impossessata della strategia delle “Buone Pratiche”. “Buone Pratiche” significa migliorare la qualità del lavoro, dare largo accesso ai giovani, integrare il mondo del lavoro col mondo dell’ istruzione, creare e assegnare nuove competenze.
Per operare sul territorio non abbisognano le multinazionali, che ingannano, prendono e vanno via. I progetti devono possedere i famosi quattro requisiti che rimangono un caposaldo della Progettazione Comunitaria. 1) Efficacia, raggiungere gli obiettivi previsti. 2) Riproducibilità, risolvere i problemi che si ripresentano in situazioni analoghe adeguandosi ai vincoli normativi, finanziari, organizzativi nel territorio conosciuto. 3) Trasferibilità, capacità di risolvere i problemi analoghi, in diverse situazioni ambientali. 4) Mainstreaming, creare mutamenti visibili e stabili nel territorio per il radicamento dell’azione. Alla struttura spetta l’onere della selezione, dell’analisi, dell’attuazione, della diffusione, della gestione, del controllo e della rendicontazione. La logica sta nel dare libero spazio alla progettazione, garantendo la metodologia, coinvolgendo le parti sociali, le imprese, gli enti territoriali, gli istituti di ricerca, le università, le scuole, favorendo le libere aggregazioni di comuni, di enti, di imprese, tenendo presente che i “Beneficiari Finali” dovranno essere le amministrazioni pubbliche, in linea autonoma o associata, per il governo della spesa. Quello che è completamente mancato in Sardegna è il “Mainstreaming”. Per visualizzare immediatamente il contesto si guardi alla vergogna delle “zone industriali” trasformate in “zone commerciali”, soldi comunitari spesi per la grande, media, piccola impresa anche artigianale, metamorfosati in grandi “centri commerciali”, empori di cineserie, rivendite di auto, palestre e scuole da ballo, immersi in capannoni industriali abbandonati. Le aree inquinate, abbandonate dalla grande industria e mai bonificate. I siti turistico archeologici lasciati nelle totale incuria.
“Mainstreaming” è la logica stessa del progetto. È la verifica della ricaduta sul territorio, è conoscere la capacità di attecchimento dell’idea progettuale per ritrasmetterla, è la capacità di intervenire per correggere l’idea, è la rilevazione costante, è il coinvolgimento della popolazione nell’azione, è anche la capacità di denunciare la frode per tempo affinché non si ripeta. Questo dovrebbe fare la Regione Sardegna, affidare finalmente a una struttura certificata il compito della gestione ex ante, in itinere ed ex post, che promani direttamente dalla Presidenza e che risponda nel suo dirigente preposto alla promessa accertata della spesa qualificata.








