Vargiu (Riformatori): Cancellare le Province per tutelare i diritti dei lavoratori veri

«Chiudere, liquidare definitivamente e in fretta l’opaco sottobosco politico». La Cisl: attenti ai 2mila dipendenti

PalazzoProvinciaCagliari. «Ha ragione la Cisl, il modo migliore per tutelare i diritti dei lavoratori dipendenti dalle Province, è quello di dare urgentemente corso all’esito plebiscitario del referendum sardo che ha abolito le Province già da due anni». Lo dice il deputato dei Riformatori sardi e presidente della commissione Sanità della Camera, Pierpaolo Vargiu.

«Il Partito Democratico – dice ancora Vargiu – annuncia trionfalmente a Roma che 3mila politici delle Province vanno a casa, ma in Sardegna lo stesso Partito Democratico ha sinora impedito la cancellazione degli enti inutili, tradendo la volontà dei sardi. Se vogliamo tutelare sul serio i lavoratori veri delle Province, bisogna avere il coraggio del cambiamento che i sardi hanno deciso con i referendum».

Bisogna, conclude Vargiu, «chiudere, liquidare definitivamente e in fretta l’opaco sottobosco politico, di società partecipate, di consulenti, di collaboratori assunti senza concorso, che ruota ancora intorno alle Province sarde».

La posizione della Cisl. Senza una chiara procedura che disciplini il trasferimento di funzioni e personale, la Cisl si opporrà con tutta la propria forza alla riforma delle Province che se mal governata, in Sardegna metterebbe allo sbando 2mila lavoratori. È quanto rimarca infatti il segretario regionale Ignazio Ganga relativamente alla soppressione delle Province. È urgente che la Giunta apra, finalmente, un tavolo di trattative per una più generale riorganizzazione istituzionale finalizzata alla modernizzazione della Regione. «Giunta e Consiglio hanno avuto esattamente due anni di tempo per attuare l’esito del referendum del 6 maggio 2012, con cui 525mila elettori hanno detto no alle Province», dice Ganga. «In tutto questo tempo si è riusciti solamente a nominare otto commissari per avviare un’opera di liquidazione, peraltro, assegnabile, forse con costi minori, agli ex presidente provinciali». Un confronto urgente Giunta-sindacati-Anci-Consorzi di comuni è necessario «per evitare una guerra fratricida tra i lavoratori del pubblico impiego e la paralisi di molte funzioni, alcune particolarmente delicate come quelle sulla scuola superiore». Il sindacato chiederà certezze su posti di lavoro e sedi di lavoro, sulla continuità dei percorsi professionali e delle carriere di ciascun lavoratore. C’è infine un passaggio da rimarcare: «I duemila posti di lavoro delle Province sarde non rientrano fra le 3mila poltrone da eliminare di cui parla il presidente del Consiglio».

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