Editoria sarda: calano fatturato, produzione, occupazione ma non la qualità
Gli operatori del settore chiedono più risorse e una nuova legge regionale. L'analisi della presidente dell'Aes Simonetta Castia
A distanza di circa 10 anni dall’ultimo rapporto e in vista della fotografia di dettaglio, aggiornata al 2026, che sarà presentata in autunno, il report preliminare sull’editoria sarda fotografa una situazione di instabilità produttiva legata alle situazioni di disagio, produttive e di mercato, in cui versa la microeditoria isolana.
Fanno eccezione le piccole case editrici con un catalogo specialistico e consolidato, che trainano numericamente i valori complessivi, sebbene in un quadro a tinte non rosee.
Nonostante la drastica flessione nei diversi parametri di occupazione, produzione e vendite, gli editori sardi resistono, con la speranza di una inversione di tendenza.
Tra le proposte del settore la riscrittura della legge, una programmazione attenta alle esigenze delle aziende, che sia organica, adeguata e al passo coi tempi.
Buono il giudizio sulla Fiera Regionale dell’Editoria Sarda (Nuoro 6-8 novembre 2025), appuntamento di alto livello largamente auspicato negli anni e che ci si augura possa avere un conseguente radicamento strutturale nel territorio.
L’analisi condotta dall’Ufficio Studi dell’Associazione Editori Sardi (AES) ben evidenzia criticità e potenzialità del comparto librario dell’editoria sarda.
Negli ultimi anni si è verificata una ulteriore drastica flessione in termini di occupazione, produzione e vendite, con una quota di fatturato annuo del comparto editoriale di circa quattro milioni contro i cinque milioni e quattrocentomila euro rilevati nel 2017.

Ciò nonostante, gli editori sardi continuano a rappresentare un settore vitale e indispensabile per la crescita e la promozione culturale della Sardegna, con la pubblicazione di circa 280 novità librarie all’anno su un catalogo storico di oltre seimila titoli e occupando, tra dipendenti diretti ed esterni, poco meno di trecento addetti.
I dati del rapporto emergono da un primo approfondimento analitico, che sarà integrato a breve anche dall’analisi diretta operata sull’attività delle aziende isolane.
«Emerge, come negli anni passati, il dato di aziende profondamente radicate nel territorio, ma che continuano a individuare la necessità di un cambiamento, anche nei rapporti con le istituzioni – afferma Simonetta Castia, presidente AES –. E alle istituzioni chiediamo di poter avviare e concludere finalmente un percorso di rivitalizzazione, in particolare della Legge regionale, evitando di perseguire politiche frazionate in distinti provvedimenti di supporto ai diversi soggetti della filiera senza una visione di rete, come sta rischiando di accadere in questi mesi, senza condivisione con il comparto produttivo, come se i libri non ci riguardassero».
«Vale la pena evidenziare che gli editori ritengono inefficace la legge attuale, perché priva di adeguate risorse (130.000 euro annuali complessivi per l’abbattimento dei costi di materie prime e servizi), perché obsoleta e inapplicata in diversi capitoli. A margine del dato numerico, infine, l’editoria non è soltanto un comparto economico da sostenere: è un’infrastruttura culturale della Sardegna, perché produce, conserva e rende accessibile una parte significativa della memoria, della ricerca e della cultura contemporanea dell’Isola. Per questo riteniamo che la politica regionale per il libro debba essere considerata parte integrante delle politiche culturali e di sviluppo del territorio», conclude Simonetta Castia.
Incoraggiante il sostegno dato alla Fiera regionale dell’editoria sarda, un appuntamento di alto livello che dà la possibilità agli editori di esercitare il proprio ruolo di operatori editoriali e culturali in senso lato.
Dal proprio canto l’AES sta promuovendo iniziative volte a incoraggiare questi cambiamenti, consolidando sinergie con i privati e incentivando iniziative di networking su scala nazionale, come è il caso del Coordinamento Nazionale delle Associazioni Regionali di Editori, che si è dato appuntamento il 25 settembre in Sardegna.
Il numero degli editori che pubblica con continuità negli ultimi dieci anni è calato del 10%, la produzione media annua dei titoli è diminuita del 15% nonostante siano pubblicate circa 280 novità all’anno. Le tirature sono diminuite mediamente del 30% (da 700 a 500) così come negli ultimi otto anni è diminuito il fatturato medio annuo, del 20%. La stessa forza lavoro è diminuita del 50%, laddove da una media di due dipendenti per casa editrice si è passati a uno. Il catalogo storico dell’editoria sarda si attesta ben oltre i 6000 titoli ospitati nel portale Booksinsardinia. La produzione è molto variegata: la narrativa rappresenta il 39,8% del totale (con un incremento sensibile), la saggistica il 21%, i libri d’Arte e di fotografia il 10,46%, le guide il 6,8%, la storia e l’archeologia il 6,5%, i libri per ragazzi solo il 2,9%, i libri in lingua sarda il 4%, la poesia il 3,99%.
L’editoria sarda affronta oggi criticità che non sono soltanto economiche. Alla crescente concentrazione del mercato, alla sovrapproduzione dei grandi gruppi, alla riduzione dei margini e all’aumento dei costi di stampa, trasporto e distribuzione si aggiunge una debolezza strutturale: la mancanza di una stabile co-regia tra le istituzioni e le imprese che operano professionalmente nel settore.
Per l’AES è da qui che occorre ripartire, riconoscendo con chiarezza ruoli e responsabilità all’interno della filiera. Gli editori progettano e producono i libri, costruiscono cataloghi, promuovono le opere e assumono il rischio d’impresa; la distribuzione ne assicura la circolazione; le librerie rappresentano il fondamentale punto di vendita e di incontro con i lettori.
Accanto a questa filiera opera un articolato mondo di associazioni, autori e operatori culturali che svolge una funzione preziosa nella diffusione della cultura e della lettura, ma con natura, responsabilità e finalità differenti rispetto a quelle dell’impresa.
«Queste differenze – sottolinea la presidente dell’AES, Simonetta Castia – devono essere riconosciute anche nei luoghi in cui si costruiscono le politiche di settore. Il confronto sul libro e sulla cultura può e deve essere ampio, ma quando si interviene sulle imprese editoriali, sulla loro sostenibilità e sulle norme che ne regolano e sostengono l’attività, è indispensabile che le aziende e le loro rappresentanze professionali siano interlocutori diretti della Regione. È necessario che la Sardegna si doti di una nuova legge per l’editoria capace di rispondere realmente alle esigenze del comparto. La cultura e la lettura hanno bisogno di memoria e di visione del futuro – conclude la presidente Castia –. Qualunque siano i supporti e gli strumenti del futuro, continuerà a essere necessaria una professionalità capace di selezionare, organizzare, custodire e trasmettere nel tempo il patrimonio di idee, storie e identità contenuto nei libri. È anche questa la responsabilità degli editori e il valore che una nuova politica regionale del libro deve saper riconoscere e tutelare».








