Renzi e lo spreco

Il partito del “no a prescindere” non porterà bene all’Italia ma neanche alla Sardegna. La riflessione di Michele Pinna per Sesuja

 

di Michele Pinna

 

MatteoRenziDinanzi al partito del “no a prescindere”, che certamente non porterà bene all’Italia ma neanche alla Sardegna, voglio spezzare una lancia a favore del Governo Renzi, che ha promesso cambiamento anche se ai “fatti”, a detta di molti, niente appare cambiato.

Io dico che mai niente cambierà, niente, neanche dinanzi ai miracoli, se i nostri occhi non sono in grado di vedere cose diverse, se le nostre coscienze non sono mutate, se il nostro modo di pensare e di agire resterà quello di sempre, se i nostri modi di essere e i nostri stili di vita non cambieranno. Modi di fare, di pensare, di agire all’Italiana, da Bel Paese, come si diceva e come suole dirsi: dei pressapochisti, dei gaudenti, dei superficiali, del solito giocare a fottere, delle solite furbizie, tanto poi chi paga paga, qualcosa succederà, e nessuno, però, si fa responsabile di niente.

Oggi voglio fare qualche considerazione sullo spreco. È vero: la politica ha sprecato. Fiumi di danaro pubblico per opere incompiute, per opere rivelatesi inutili, per opere che hanno prodotto malaffare, bustarelle ed altro. Ma qual è il sindaco che ha rinunciato a realizzare nel suo paese o nella sua città un’opera inutile? Ne vogliamo citare qualcuna tra quelle inutili realizzate e inutili non realizzate? Qual’è il manovale che si è rifiutato di lavorare nel cantiere di un’opera inutile? Qual è il cittadino che ha biasimato un amministratore che ha ottenuto finanziamenti pubblici da regioni, provincie, governi per realizzare opere inutili, doppioni di opere esistenti, palazzi e palazzetti, stadi, strade, ponti, sopraelevate, circonvallazioni di cui il Paese abbonda? La maggior parte di tali opere, quelle che non sono crollate, sono rimaste, anzi, come segno della memoria imperitura di questi uomini, dai più considerati probi e valenti. Io una volta, e più di una volta, sostenni pubblicamente, che bisognava investire in cultura, in spiritualità, in arte, in ricerca e progettualità, in recupero e salvaguardia delle cose esistenti: centri storici, paesaggi, monumenti; tutti, coralmente, mi risposero che la cultura non fa mangiare, non riempie la pancia. La politica non fa per te. Ne ho preso atto e ho rinunciato a fare amministrazione e gestione di bottega per dedicarmi al libero pensiero. Bene, visti i risultati pubblici di chi ha continuato a fare bottega e delle azioni politiche portate avanti, non me ne dolgo; anzi, me ne compiaccio per le minori responsabilità di cui mi sento investito. Ma a parte questo, nessuno, dico nessuno, può alzare il dito accusatore verso nessuno. Tutti hanno sprecato, o almeno in molti, tutti, o almeno in tanti, sono stati complici di quello che è accaduto per cui si rende necessario porre riparo. Ridurre, ripulire i luoghi, le tane, gli angolini bui dove lo spreco ha fatto i suoi nidi, cosa che il governo Renzi ha fatto e sta facendo, benché solo parzialmente, è necessario. Anzi andrebbe fatto in maniera più radicale ed incisiva. Province inutili, prefetture inutili, caserme inutili, uffici postali inutili, ma non solo, il percorso dovrebbe continuare ed estendersi ad uffici inutili, a pletore di impiegati, uscieri, ma anche a funzionari, capiservizio, dirigenti inutili, primari ospedalieri inutili, covati dal sistema dello spreco, che hanno creato rendite di posizione grandi e piccole, inefficienti e costose corporazioni, abitudini mafiose che hanno contribuito non ad avvicinare lo Stato al cittadino ma a renderglielo odioso, farraginoso e perverso. L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di dipendenti pubblici, di una pubblica amministrazione e di una sanità (a parte le isole felici) tra le più inefficienti e scalcinate dei paesi civili, ma tra le più costose.

Questo nel pubblico e nella determinazione della sua spesa.

Nondimeno nel privato, nella vita privata di ciascuno di noi, dove lo spreco si è trasformato in etica. Lo spreco confuso con il giusto e con il necessario consumo. Dal cibo, al vestiario, dall’auto, all’elettrodomestico, dall’acqua, all’energia elettrica. Si è pensato e discusso in tutti questi anni ai confini tra spreco e consumo? Mi sembra proprio di no. E per via del fatto che non si è saputo contenere lo spreco oggi si è giunti all’esigenza di dover ridurre i consumi necessari. L’occhio abituato allo spreco non riesce a vedere la necessità di dover ridurre, utilizzare al meglio, razionalizzare la spesa pubblica: sulla salute, sulla scuola, sul Welfare, sui rinnovi contrattuali. E nonostante tutto se diamo un’occhiata ai cassonetti e alle discariche abusive vediamo che ancora si spreca: cibo, materassi, elettrodomestici, mobili. Ciò che è vecchio, anche se funzionante, si butta solo perché è vecchio, perché annoia, perché bisogna rinnovare, bisogna cambiare, rottamare.

Gli incentivi governativi per le rottamazioni degli anni passati sono stati una vera promozione dell’etica dello spreco e dell’assistenza di Stato alle imprese fallimentari che poi hanno piantato baracche e burattini per sbagassarsi i soldi accumulati nella speculazione finanziaria e nei paesi dove la manodopera costa meno di un operaio, meno di uno schiavo. Il vuoto interiore si colma con il cambiamento delle cose che ci circondano. Si cambiano, cosi, rapidamente le cose, le amicizie, gli interessi, poiché tutto “invecchia” in tempi brevissimi e tutto va sostituito. Il cambiamento-spreco è diventato quasi un esorcismo dinanzi all’angoscia che procurano il vuoto interiore, il nulla, l’ansia; alla paura e allo sconcerto che suscitano questi stati, come dinanzi alla morte, per i molti che la temono, si risponde cambiando le cose: il loro ordine, si buttano via oggetti, che non hanno più, come accadeva nel passato, la funzione rammemorante di circostanze e di fatti, persino di affetti, che avevano introdotto quegli oggetti nelle nostre dimore. Tutto si vanifica nella smania del cambiamento, dell’usare e del buttar via, in maniera quasi parossistica. Dinanzi alle risorse che non bastano, allora ci si lamenta e si bestemmia contro il mondo. Contro la crisi, l’Euro, la mala sorte chi t’accumpagni, come si dizi a Sassari; oggi contro il governo Renzi, ieri contro quello Berlusconi, avanti ieri contro quello Prodi. E non perché in tutti i governi non ci siano state e non ci siano tante cose serie e vere che non hanno funzionato e che non funzionano, e come! Caspita, se ci sono state e ci sono! Ma dinanzi alle responsabilità e alle complicità dello spreco, però, una riflessione dovremmo farla tutti.

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