La Regione sostenga i Centri antiviolenza
Il deputato del Pd Giovanna Sanna esprime preoccupazione per la situazione nella quale i centri operano in Sardegna e sollecita la Regione a fare la sua parte

Sassari. La Rete nazionale dei Centri antiviolenza D.i.Re ha già ripetutamente denunciato il rischio che in Italia la violenza maschile contro le donne venga considerata un problema sanitario, di ordine pubblico e sicurezza, e non un fenomeno strutturale, complesso, di ordine politico, sociale e culturale. Sono già 46 le donne vittime di femminicidio nel 2016, è grande lo sdegno di fronte a ogni nuovo episodio, eppure i Centri sono sempre più in affanno, il Piano Nazionale Antiviolenza non garantisce la loro sostenibilità e molti chiudono, andando a smarrire un’esperienza preziosa, maturata in decenni di impegno quotidiano. Molti di questi luoghi sono nati dai collettivi femministi degli anni Settanta e rappresentano ancora oggi spazi di riconquistata libertà per le donne.
L’incontro che ha avuto luogo nei giorni scorsi su iniziativa della Commissione Regionale per le Pari Opportunità, presenti rappresentanti di Giunta e Consiglio regionale, forze dell’ordine e Centri antiviolenza, sembra prospettare identico scenario anche in Sardegna. «Quello che si teme e che alcune importanti realtà, come Prospettiva Donna di Olbia e Onda Rosa di Nuoro, hanno già denunciato, è un ridimensionamento del ruolo dei Centri antiviolenza presenti sul territorio – sottolinea il deputato del Pd Giovanna Sanna – Un arretramento che non ci possiamo permettere e che problemi di gestione di bilancio non possono giustificare.
Un’indagine organizzata da ActionAid, Wister e D.i.Re (visionabile al sito http://www.donnechecontano.it/), presentata lo scorso novembre a Palazzo Chigi, evidenzia che la Regione Sardegna si è distinta quanto alla trasparenza nella gestione dei fondi concessi e alla qualità delle attività svolte dai Centri. La Legge regionale n.8, approvata nel 2007 e modificata nel 2013, risulta essere tra le più innovative per l’azione di contrasto alla violenza di genere e il supporto ai Centri antiviolenza.
«Come sottolineano le operatrici, la violenza maschile contro le donne non è il frutto della follia ma di un sistema, anche se questo non è ancora patrimonio comune. Serve un’azione a più livelli, non ultimo quello culturale, che coinvolga diversi soggetti – spiega la parlamentare –. La Convenzione di Istanbul, che è stata sottoscritta dall’Italia ed è giuridicamente vincolante dall’agosto 2014, prevede un sistema di supporto integrato tra i diversi attori territoriali, a iniziare proprio dai Centri antiviolenza. In Sardegna questo è il modello che si è affermato – conclude Giovanna Sanna – e la Regione deve impegnarsi a custodirlo, garantendo le risorse necessarie».







