Porti d’Italia, la Sardegna dice no al progetto di riforma nazionale

L’assessora Laconi: «Concentra le decisioni a Roma e indebolisce l’autonomia dei territori insulari»

L’assessora Rosanna Laconi

La Commissione Ambiente, Energia e Sostenibilità (CAES) della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, coordinata dall’assessora della Difesa dell’Ambiente della Regione Sardegna Rosanna Laconi, ha espresso nella seduta del 22 luglio un parere negativo a maggioranza sul disegno di legge di riforma della governance portuale recante “Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale”.

Nel corso della riunione, l’assessora Laconi ha ribadito la posizione della Regione Sardegna, evidenziando come, pur a fronte del recepimento delle osservazioni di carattere ambientale formulate nel corso dell’istruttoria tecnica, il giudizio complessivo sul provvedimento non possa che rimanere negativo, in quanto l’impianto della riforma determina un forte accentramento delle funzioni strategiche portuali e rischia di comprimere il ruolo delle Regioni e delle Autorità di sistema portuale, con effetti particolarmente penalizzanti per una realtà insulare come la Sardegna.

«La Sardegna – ha dichiarato l’assessora Rosanna Laconi – non è contraria al cambiamento né ad una riforma del sistema portuale nazionale. Al contrario, riteniamo che una modernizzazione della governance sia necessaria. Ciò che contestiamo è un modello che concentra le decisioni strategiche in un unico soggetto nazionale, sottraendo capacità programmatoria ai territori e riducendo il ruolo delle Autorità di sistema portuale. Per una regione insulare, i porti non rappresentano semplicemente infrastrutture logistiche, ma costituiscono un presidio essenziale di continuità territoriale, sviluppo economico e coesione sociale».

La posizione della Regione Sardegna si inserisce in un quadro di diffuse perplessità emerse nel corso dell’iter

L’Isola Bianca di Olbia

parlamentare e delle consultazioni istituzionali. Numerosi soggetti economici, rappresentanze delle imprese, organizzazioni sindacali, amministrazioni territoriali ed esperti del settore hanno infatti evidenziato criticità riconducibili all’eccessiva centralizzazione delle competenze, al depotenziamento del ruolo delle Autorità di sistema portuale, alla possibile sovrapposizione tra i diversi livelli decisionali e ai rischi di un progressivo allontanamento delle scelte strategiche dai territori interessati.

Analoga contrarietà è stata espressa anche da diversi Consigli regionali. In particolare, il Consiglio regionale della Sardegna aveva già approvato, con ampia maggioranza e primo firmatario il consigliere Gianluigi Piano, una mozione che impegna la Regione a contrastare una riforma ritenuta lesiva delle prerogative dell’autonomia speciale e del principio costituzionale di insularità.

«Le preoccupazioni espresse dalla Sardegna – prosegue Laconi – non sono isolate, ma trovano riscontro nelle posizioni assunte da numerose istituzioni territoriali e da autorevoli rappresentanze del sistema portuale nazionale. La necessità di una regia nazionale non può tradursi in una riduzione dell’autonomia decisionale dei territori, tanto più quando si tratta di infrastrutture che, nel caso delle isole, rappresentano un elemento vitale per garantire competitività, accessibilità e diritti di cittadinanza».

L’assessora evidenzia inoltre come la Commissione Ambiente abbia distinto con chiarezza il positivo esito dell’attività istruttoria svolta sulle disposizioni ambientali del provvedimento dal giudizio politico sull’impianto complessivo della riforma, ritenendo che gli aspetti migliorativi introdotti non fossero sufficienti a superare le criticità strutturali del disegno di legge.

Nella giornata odierna, tuttavia, il provvedimento ha ottenuto il via libera della Conferenza Unificata: nonostante il parere contrario espresso da Sardegna, Campania, Toscana, Emilia-Romagna e Puglia, la maggioranza delle Regioni si è pronunciata a favore del provvedimento.

«Prendiamo atto dell’esito della Conferenza Unificata – conclude Laconi – ma la posizione della Sardegna resta immutata. Continueremo a sostenere, in tutte le sedi istituzionali, la necessità che la riforma venga profondamente modificata per salvaguardare il ruolo delle Regioni, il valore strategico delle Autorità di sistema portuale e le esigenze peculiari dei territori insulari, affinché l’obiettivo della modernizzazione non si traduca in una centralizzazione che rischia di indebolire l’efficienza del sistema portuale nazionale e di penalizzare proprio le realtà che maggiormente dipendono dal trasporto marittimo».

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