Polo Universitario Penitenziario, all’Università di Sassari gli stati generali
Dopo tre anni dall’ultimo evento pubblico è tempo di bilanci. I numeri parlano di una media di 5,6 studenti ogni 100 detenuti in quattro carceri sarde
Sassari. È tempo di bilanci per il Polo Universitario Penitenziario, che dopo più di tre anni dall’ultimo evento pubblico, ha illustrato martedì mattina le proprie attività alle autorità locali e alla comunità accademica con la convocazione degli stati generali nell’aula magna del Rettorato in piazza Università a Sassari. Il rettore Gavino Mariotti e il suo delegato per il PUP Emmanuele Farris hanno incontrato istituzioni, enti finanziatori e i soggetti che a vario titolo sono stati finora coinvolti nel progetto.
Negli anni della pandemia il Polo Universitario Penitenziario ha lavorato silenziosamente, utilizzando gli strumenti resi disponibili dalla tecnologia informatica, a distanza ma anche in presenza con i propri studenti detenuti e in esecuzione penale esterna, consolidando così quel ruolo di rilievo nel panorama nazionale, dato da una costanza di circa 60 studenti attivi ogni anno, che frequentano 17 corsi di laurea di cinque dipartimenti universitari, con una percentuale media di 5,6 studenti universitari ogni 100 detenuti negli istituti penitenziari nei quali opera (Sassari, Nuoro, Alghero e Tempio), a fronte di una media nazionale del 2 per cento. Si registrano punte di eccellenza nelle due case di reclusione di Alghero (7,4 per cento) e Tempio Pausania-Nuchis (15,6 per cento). Lo studente detenuto è esclusivamente di sesso maschile (per carenza di sezioni femminili nei quattro penitenziaria coinvolti e di detenute con diploma di scuola superiore) con un’età tra i 40 e i 60 anni. Per il 62 per cento sono detenuti di alta sicurezza, con il 41 bis. E c’è uno zoccolo duro, tra i sardi, di studenti in agraria.

«Un anno fa, il 26 ottobre, avevamo inaugurato un innovativo sistema informatico in forma sperimentale – ha spiegato Emmanuele Farris alla stampa –. Ora ci è pervenuta una lettera del Ministero che ci dice che è stato tutto fatto bene. I nostri studenti e la nostra struttura sono stati scelti per la sperimentazione nazionale, con un crash test sul sistema coinvolgento detenuti di alta sicurezza con il 41 bis. E abbiamo acquistato il server per tutta Italia, dimensionato per mille utenze. Ricordo che siamo partiti il 30 aprile 2020 con il primo esame, in filosofia dei sistemi. Solo ad Alghero abbiamo svolto 27 esami, coinvolgendo finora sino a 40 docenti».
«Le nostre sono poltiiche di sostegno alle classi sociali che hanno bisogno, perché l’umanità dell’Università si deve dimostrare anche in questi progetti – ha detto il rettore Gavino Mariotti –. Del resto, in questi anni di pandemia, le cliniche di viale San Pietro sono diventate un grande ospedale covid, per dare la possibilità ai ricoverati di salvare loro la vita. E poi c’è l’aspetto del placement, dell’inserimento nella vita vera. Con i detenuti si può parlare di reinserimento. La larghezza del nostro compito passa per la valorizzazione dell’umanità».
«Adesso ci serve continuità – ha proseguito il professor Farris –. Lo studio nei penitenziari non è un fatto privato dell’università, ma è di tutto il territorio. La diocesi di Alghero Bosa si è resa conto che si tratta di una risorsa per il territorio. Serve però un supporto economico: la risorsa umana rimane al centro, la presenza non viene mai negata e lo strumento informatico si aggiunge. Dobbiamo dare continutà, in particolare, alla segreteria del Polo, e poi ai tutor e al servizio informativo. Intanto, e lo voglio sottolineare, abbiamo concluso l’anno di sperimentazione di cui parlavo prima. E lo abbiamo fatto con un riconoscimento importante».
Nel futuro del PUP sarà quindi decisivo stabilizzare e dare continuità al servizio di segreteria, al tutoraggio in presenza nelle aule didattiche, all’implementazione dei servizi informatici, all’orientamento in ingresso e al job placement, ma anche sperimentare attività di didattica mista con studenti “liberi”, tirocini formativi in contesto penitenziario ed esterno, attività culturali di valore formativo. In tal senso il PUP ringrazia l’Ersu Sassari che, oltre a supportare da anni l’acquisto di testi universitari per gli studenti in regime di detenzione, ha concesso un finanziamento significativo per realizzare un laboratorio teatrale con gli studenti della casa di reclusione di Tempio nell’ambito del percorso culturale denominato LiberArte, e la Diocesi di Alghero-Bosa, con la quale è stato stipulato recentemente un accordo di collaborazione.
In questi anni il PUP Uniss si è dato anche una nuova struttura istituzionale e organizzativa, passando da uno schema bilaterale Uniss-PRAP ad un quadrilaterale che dal 2020 coinvolge anche l’Ufficio Interdistrettuale per l’Esecuzione Penale Esterna (UIEPE) e il Centro Giustizia Minorile (CGM) di Cagliari. Lo schema a quattro, successivamente adottato anche a livello nazionale dal Ministero della Giustizia in accordo con la Conferenza Nazionale Universitaria dei Poli Penitenziari (CNUPP), è stato prontamente supportato dal PUP Uniss che ha partecipato ininterrottamente dal 2020 al bando “Filantropia” della Fondazione di Sardegna, con il quale sono stati finanziati nel 2021 e 2022 (imminente la pubblicazione dei bandi per il 2023) contratti non solo per tutor che operano in ambito penitenziario, ma anche nell’interfaccia tra Università e mondo dell’esecuzione penale esterna e giustizia minorile, al fine di offrire opportunità e stimolo a tante persone in difficoltà per riprendere un percorso formativo professionale, scolastico o universitario.
Il tema delle risorse finanziarie e umane è centrale nella strategia e nel progetto del PUP Uniss, in quanto proprio durante la pandemia è stata progettata (2019-20), realizzata (2020-21) e sperimentata (2021-22) la prima infrastruttura informatica penitenziaria finalizzata a facilitare gli studi universitari delle persone detenute attraverso l’implementazione di strumentazioni e software d’avanguardia per la condivisione dei materiali di studio, la gestione della carriera studente e la messaggistica con tutor e docenti in assoluta sicurezza. L’Università di Sassari è stata scelta dal Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) per una sperimentazione annuale, conclusa con successo da poche settimane, che ora verrà estesa a tanti altri Istituti Penitenziari italiani. La soddisfazione per questo traguardo importante non rappresenta tuttavia un punto di arrivo, ma un punto di partenza per migliorare sempre la qualità dei servizi e le performances degli studenti in regime di detenzione. «Nonostante negli ultimi anni abbiamo licenziato circa il 30 per cento dei laureati in regime di detenzione a livello nazionale, siamo consapevoli che per consolidare il progetto non bastano le strumentazioni informatiche, seppur d’avanguardia – dice il delegato rettorale Emmanuele Farris – ma servono sempre e comunque risorse economiche per reclutare personale qualificato e motivato, che garantisca una presenza costante nelle aule didattiche penitenziarie per il tutoraggio, l’orientamento e il supporto amministrativo e informatico».
Proprio al fine di porre all’attenzione degli Enti finanziatori le urgenze del progetto PUP, è stato dato ampio spazio alla Fondazione di Sardegna, all’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario (ERSU) di Sassari, il cui direttore amministrativo Antonfranco Temussi ha illustrato le “Strategie dell’ERSU per il sostegno agli studenti in condizioni svantaggiate e ruolo nel territorio”, e al Banco di Sardegna, il cui referente per il Microcredito Giuseppe Pirisi, ha parlato di “Imprese non bancabili e il Microcredito”.








