Una nuova isola verde in largo Monache Cappuccine
Trasformata l’area residuale del vecchio “sventramento” degli anni ’40. Da luogo di degrado a piazza. Mascia: «Un’operazione di ricucitura urbana che restituisce un luogo del tutto nuovo alla comunità»
Sassari. Da luogo abbandonato, sporco e senza una funzione, vero e proprio simbolo di degrado, a isola verde in pieno centro storico. Ma adesso è anche uno spazio adatto alla socialità, area in grado di connettere in modo più armonico le strade circostanti. Rinasce largo Monache Cappuccine, dove i lavori finanziati dal Pinqua, il Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, sono giunti a conclusione nei giorni scorsi.
Il progetto di riqualificazione del valore complessivo di 1 milione e 200 mila euro, trasforma un’area storicamente degradata in una nuova piazza. L’intervento, attuato nell’ambito dell’unità di progetto coordinata dal direttore generale del Comune di Sassari, Antonio Spano, è stato progettato e diretto dall’architetto Andrea Sussarellu coadiuvato dal responsabile del procedimento, l’architetto Angelo Pisanu, e il supporto dell’architetta Alessandra Bertulu. Il restyling mira a “ricucire” il dislivello tra largo Monache Cappuccine e via dei Corsi attraverso un sistema integrato di gradinate, rampe accessibili e spazi verdi.
I lavori iniziati il 12 giugno del 2025 sono stati affidati all’impresa Selva Mercurio di Como e sono stati eseguiti dalla Novapa di Tramatza. Si è puntato a creare uno spazio unitario e fruibile, caratterizzato dall’uso di materiali locali come la trachite e arredi in ferro, in armonia con l’illuminazione del resto del centro storico. La nuova piazza alterna zone pavimentate ad ampie fasce verdi, dove spiccano essenze mediterranee, floreali e alberi ad alto fusto, scelti per il loro alto valore simbolico e decorativo.
Distintivo e cruciale è stato l’intervento di archeologia preventiva progettato dalla archeologa Laura Lai con la direzione scientifica dell’archeologa Nadia Canu della Soprintendenza Archeologica. Gli scavi hanno riportato alla luce non solo le strutture murarie del convento medievale delle Monache Cappuccine, ma anche testimonianze risalenti al X secolo. Questi ritrovamenti identificano l’area come parte del nucleo fondante della città, l’antico villaggio di Thathari. Per preservare queste preziose testimonianze, la progettazione ha previsto zone totalmente permeabili in corrispondenza dei resti sepolti, garantendo la tutela dei reperti senza rinunciare alla fruibilità pubblica.
«L’intervento di largo Monache Cappuccine non è solo un’opera di arredo urbano, ma rappresenta un’operazione di ricucitura urbana con un profondo impatto sociale», rimarca il sindaco Giuseppe Mascia, sottolineando «il valore della continuità amministrativa ragionata per consentire alla città di guardare avanti e di chiudere partite cruciali, a iniziare dal recupero della città medievale, primo tassello di un percorso di rinascita che dovrà interessare tutto il territorio».
Prima dell’intervento, «l’area era un vuoto urbano generato dagli sventramenti del secolo scorso, un “non-luogo” caratterizzato da degrado e ruderi pericolanti», fa notare l’assessora alle Politiche della casa, Patrizia Mercuri. «La riqualificazione trasforma questo scarto in un cuore identitario – aggiunge – e grazie ai ritrovamenti archeologici la piazza smette di essere un semplice punto di passaggio per diventare un luogo che restituisce ai sassaresi le proprie radici, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità».
Come spiegano i tecnici che hanno elaborato il progetto e hanno seguito passo dopo passo l’intervento, «il superamento del dislivello tra largo Monache Cappuccine e via dei Corsi non è solo una sfida ingegneristica, ma un atto sociale: l’inserimento di rampe e gradinate integrate abbatte le barriere architettoniche e simboliche, permettendo a diverse fasce di popolazione – anziani, famiglie con passeggini e persone con disabilità – di riappropriarsi di una porzione di centro storico prima inaccessibile o disagevole».
Parallelamente, è stato ultimato il restauro conservativo dell’edificio in vicolo del Campanaro 1. L’opera, adiacente alla nuova piazza, rientra anch’essa nel Pinqua e rappresenta un passo avanti cruciale nella strategia di recupero del patrimonio storico per fini sociali e residenziali. L’immobile, risalente al XVIII secolo e vincolato dalla Soprintendenza, è stato oggetto di una ristrutturazione conservativa che ne ha preservato gli elementi strutturali e la sagoma storica, eliminando i segni del tempo e dell’abbandono. I lavori hanno interessato in particolare il ripristino delle facciate su vicolo del Campanaro e via dei Corsi, con la pulizia delle murature in pietra calcarea locale e il restauro del caratteristico cornicione modanato.
A completamento della vocazione dell’edificio, i cui livelli superiori ospitano già da tempo alloggi destinati alle emergenze abitative e all’inclusione sociale, il progetto ha rigenerato il piano terra trasformandolo in un Servizio locale urbano (Slu). In linea con le “azioni immateriali” del Pinqua, lo spazio si configura come un centro polifunzionale per lo studio e la socialità, offrendo nuovi servizi di quartiere a vantaggio sia degli inquilini che dell’intera cittadinanza.
Il restauro ha garantito l’impiego di materiali eco-compatibili e un miglioramento dell’efficienza impiantistica e del comfort, restituendo non solo decoro a uno degli scorci più antichi del centro città, ma proponendo un modello innovativo di abitare: integrare servizi comuni negli edifici è una opportunità per migliorare la qualità della vita del centro storico. Il progetto da 162 mila euro, curato dall’architetta Martina Arru ed eseguito dall’impresa Planetta di Sassari, si conferma dunque un esempio virtuoso di come la tutela delle preesistenze storiche possa convivere con le moderne esigenze di inclusione sociale e decoro urbano.
Questa mattina a raccontare il senso politico del restyling e del più complessivo impegno per restituire Sassari Vecchia alla sua originaria centralità nelle dinamiche sociali, economiche e culturali sono stati il sindaco Giuseppe Mascia e l’assessora alle Politiche della casa, Patrizia Mercuri. Assieme a loro sono intervenuti i tecnici comunali che hanno seguito più direttamente i lavori, gli architetti Angelo Giuseppe Pisanu e Alessandra Bertulu, il progettista e direttore dei lavori, l’architetto Andrea Sussarellu, i rappresentanti dell’impresa che ha eseguito i lavori, la società Novapa di Tramatza, e dell’impresa che ha fornito i materiali usati per la pavimentazione, la ditta Trachite Artigiana. In ossequio a quell’auspicata continuità amministrativa ragionata alla quale il primo cittadino Mascia fa sovente riferimento, ha presenziato anche l’ex sindaco di Sassari, Nanni Campus, alla guida dell’amministrazione quando il progetto ha mosso i primi passi.
Sono intervenuti infine Giovanna Tuffu di Angsa Sassari e Marcello Carboni di Voce Amica Sassari: due panchine riconoscibili per il colore e contraddistinte da una targa sono state installate nella nuova piazza con l’intento di sensibilizzare le persone nei confronti dell’impegno che le due associazioni portano avanti rispettivamente in difesa dei diritti delle persone con autismo e per dare a chiunque si trovi in stato di emergenza emotiva la possibilità di trovare una persona aperta al dialogo.







