Monsignor Soddu: «Ringrazio Dio per averci fatto incontrare»
Le parole del nuovo arcivescovo di Sassari. Sabato scorso la concelebrazione di insediamento, con l’omelia e il saluto finale. Lo stemma e il motto episcopale

Sassari. Sabato scorso monsignor Francesco Antonio Soddu si è insediato come nuovo arcivescovo di Sassari. Una solenne concelebrazione più che partecipata, con fedeli e Chiesa turritana tutta che hanno accolto con affetto il presule. Emozione manifestata con il sorriso dallo stesso monsignor Soddu, per diversi anni parroco proprio del duomo di San Nicola e che conosce bene la realtà cittadina.
«Carissimi fratelli e sorelle – ha detto l’arcivescovo nella sua prima omelia –, in questa terza Domenica di Pasqua, il Signore ci benedice ridonandoci la pagina del Vangelo del primo giorno dopo il sabato, che per noi è sempre questo giorno, il giorno del Signore, la Domenica. Il brano evangelico, a tutti noto, dei discepoli di Emmaus, illumina la nostra vita di fede e la scuote incessantemente rispetto al nostro essere in cammino, al nostro camminare insieme, al nostro accogliere uno sconosciuto, alle nostre tristezze e preoccupazioni, specialmente quelle che impediscono l’ampiezza e la profondità dello sguardo. La giornata di Pasqua stava per chiudersi. Il messaggio della risurrezione di Gesù era partito dal sepolcro vuoto. Eppure, tra i diversi, due di loro, quasi chiudendo una parentesi tanto esaltante quanto drammatica della loro esperienza di vita, fanno ritorno privi di speranza, laddove erano partiti da Emmaus. Gesù si affianca a loro, ma essi non lo riconoscono, perché, così come si esprime il Vangelo, i loro occhi erano impediti. Carissimi fratelli e sorelle, l’impedimento che fu dei discepoli di Emmaus è il medesimo che avvolge e attanaglia ogni discepolo di ogni epoca, quando il buio, anche quello indefinito delle varie vicende umane, non lascia spazio alla luce assolutamente nuova della presenza reale di Colui che è il vivente. Egli si presenta forse anche tutt’altro nell’aspetto, ma è realmente lui? I discepoli di Emmaus sono accecati dal dramma del dolore per la perdita dell’amico. Essi sono anche parte di un mosaico che, dal tradimento di Giuda e dal rinnegamento di Pietro, andava sgretolandosi, lasciando spazio allo scandalo, forse anche peggiore: quello della divisione, e quindi del tenebroso stato di una comunità senza speranza. Il cammino all’indietro dei due, come sappiamo, riassume pure ogni passo ramingo dell’umanità e di ogni comunità, anche ecclesiale, alla presa con l’attualità della storia, senza però che vi sia l’apertura a una lettura sapienziale vivificata dalla presenza del Risorto, datore di pace a tutti i livelli. Il Signore cammina con loro ed insieme offre alla Chiesa il metodo dell’approccio e del dialogo, ma prima di tutto manifesta plasticamente il criterio necessario e fondamentale, ossia quello dell’ascolto. Li ascolta. Incassa anche quella sorta di rimbrotto, reso più amaro dalla paradossale sottolineatura con la quale viene accompagnato: “Tu solo sei così forestiero a Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Figuriamoci. E questo l’appello lamentela, che di tanto in tanto ogni epoca storica rimanda a Dio, accusandolo di essere assente. Scandalosamente assente, disimpegnato delle vicende umane. Il Signore Risorto, invece, non rivendica niente, ma attraverso un affabile quanto puntuale rimprovero, tocca e manda in frantumi la durezza del loro cuore, che viene progressivamente riscaldato, potremmo dire sciolto – spiega la scrittura – anzi, direi, legge il presente e lo interpreta alla luce della parola espirata. Quanto abbiamo necessità, noi che siamo digiuni di Parola di Dio e tanto immersi nell’attualità, di leggere il presente facendo riferimento alla Parola di Dio fino a quando il viaggio raggiunge la meta Emmaus e l’invito a fermarsi: “resta con noi perché si fa sera”. Quel momento conviviale diventa la cena del Signore che condensa tutta la vicenda ed anche l’intero mistero pasquale. Quel pane ordinario sulla mensa imbandita, nelle mani di Gesù diventa il pane eucaristico e solo allora si aprono loro gli occhi e lo riconobbero. Questo significa che chi percepisce nell’Eucaristia e nel servizio che da essa promana, l’abbraccio dell’amore di Cristo, riceve il dono di poterlo riconoscere e quindi affermare con le parole di San Pietro: “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò noi tutti siamo testimoni” Gli occhi precedentemente impediti nel momento in cui sono resi capaci di riconoscerlo, egli scompare dalla loro vista. Il Signore rimanendo ben saldo e presente nel loro cuore rinnovato dall’amore, diviene la base per una certezza assoluta di speranza che rimette in moto tutta la loro vita. La loro vita, sì, al plurale, cioè nella vita della comunità, la quale inizia la bella avventura della testimonianza condivisa con gli altri che in quel momento stavano a Gerusalemme. Carissimi fratelli e sorelle, questo messaggio di vita, che è la persona di Gesù e non una teoria astratta, raggiunge anche noi, la nostra terra, la nostra diocesi, la nostra Chiesa. Da questa mensa, della Parola e dell’Eucaristia, siamo tutti chiamati a riconoscere la presenza del Risorto e, come e con i discepoli di Emmaus, a ritornare sempre sui nostri passi e ricomporre e presidiare la comunione nell’incontro con i fratelli e le sorelle. Carissimi fratelli e sorelle, con la celebrazione di questa liturgia io sono il vostro vescovo. Ringrazio innanzitutto il Signore per il dono della vocazione cristiana e per avermi concesso di viverla nello stato di speciale consacrazione. Ringrazio i pontefici Francesco per avermi chiamato all’Episcopato nella Chiesa di Terni – Narni – Amelia così molto ben rappresentata dai confratelli presbiteri e da una rappresentanza laicale, e Papa Leone XIV per la nomina ad arcivescovo turritano. Non volendomi divulgare oltre, assistito dalla testimonianza di Sant’Agostino, con lui ripeto: “Nel momento in cui mi dà timore l’essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza. Infine, quasi trovandoci in alto mare, siamo sballottati dalla tempesta di quell’attività: ma ricordandoci che siamo stati redenti dal sangue di lui, con la serenità di questo pensiero, entriamo nel porto della sicurezza; e, nella grazia che ci è comune, troviamo riposo dall’affaticarci in questo personale ufficio. Pertanto, se mi compiaccio di essere stato riscattato con voi più del fatto di essere a voi preposto, allora, secondo il comando del Signore, sarò più efficacemente vostro servo, per non essere ingrato quanto al prezzo per cui ho meritato di essere servo con voi”. Con questo pensiero di Sant’Agostino mi affido, e vi affido alla misericordia di Dio e all’intercessione di Maria Santissima, dei Santi Protomartiri Turritani, San Nicola, e tutti i patroni delle nostre parrocchie, affinché tutti possiamo veramente fare la volontà di Dio e, su tutto, far prevalere sempre ed unicamente la carità. Amen».
Monsignor Francesco Soddu, nuovo arcivescovo di Sassari: proclamazione e insediamento
L’arcivescovo ha poi preso la parola al termine della concelebrazione, alla quale hanno partecipato tutti i vescovi della Sardegna, compresi gli emeriti cardinale Arrigo Miglio (Cagliari) e padre Paolo Atzei (Sassari), mentre l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi e il vescovo di Nuoro e presidente della Conferenza Episcopale Sarda Antonello Mura hanno affiancato monsignor Soddu durante la liturgia eucaristica.
Prima della benedizione finale i ringraziamenti dell’Arcivescovo Soddu: «Desidero ringraziare Dio per averci fatto incontrare e ciascuno di voi per essere stato presente. Ringrazio Padre Paolo Atzei per la sua presenza – ha detto il presule –. Saluto il vescovo precedente, monsignor Saba. Ringrazio di vero cuore l’amministratore diocesano don Antonio Tamponi, con il quale veramente abbiamo condiviso dei momenti significativi anche del nostro essere qui, parroco e collaboratore parrocchiale nella parrocchia di San Nicola e Santa Caterina. Ringrazio la presenza di tutti i sacerdoti e in modo particolare ringrazio coloro che sono presenti spiritualmente qui, quelli che comunque io benedirò, presenti in contemporanea a seguirci nella chiesa di Santa Caterina, e coloro che ci seguono attraverso il mezzo televisivo. Ringrazio la presenza del Sindaco di Sassari, del Prefetto, di tutti gli altri sindaci presenti e di tutte le autorità civili, militari, accademiche presenti. Desidero ringraziare anche la mia famiglia, mia sorella, mio cognato e i miei nipoti che insieme rendono vivo e presente il ricordo dei miei genitori e dei miei nonni. Con essi, un pensiero di suffragio va anche ai vescovi diocesani Turritani qui sepolti, ma in modo particolare consentitemi di ricordare monsignor Isgrò, che mi ha ordinato sacerdote e del quale conservo il suo anello pastorale. Benedico tutti voi, le famiglie che ci stanno seguendo, in modo particolare i bambini e gli ammalati».
Lo stemma e il motto episcopale. In omnibus caritas è il motto episcopale scelto da monsignor Soddu. Si tratta di parole che riprendono il detto latino “In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas”, ovvero “unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte”. L’autore potrebbe essere Sant’Agostino d’Ippona, ma non c’è la certezza. La frase è stata citata da Giovanni XXIII nella sua prima enciclica Ad Petri cathedram.
Lo stemma rimane invariato rispetto a quello adottato per la diocesi di Terni-Narni-Amelia, tranne le ornamentazioni esterne che sono ora aggiornate al nuovo rango di arcivescovo, con l’aumento dei fiocchi del galero, e l’aggiunta di una traversa alla croce astile alle spalle dello scudo: «Di rosso mantellato d’oro: nel primo a tre burelle ondate sormontate da una stella (7 punte) d’argento; nel secondo a una torre al naturale, aperta e finestrata di tre del campo; nel terzo a un lupo rapace di nero, unghiato e lampassato del primo». A questo link maggiori dettagli https://www.notiziarioaraldico.info/2026022423287/presentazione-dello-stemma-di-monsignor-francesco-antonio-soddu/






