Il futuro climatico a Sassari e il “canalone” al Fosso della Noce
L’opera «va bloccata. Tramite uno studio legale di Milano abbiamo mandato una diffida al sindaco», dice Uccio Virdis (comitato di quartiere)
Sassari. «Impediremo in tutti i modi che il “canalone” venga fatto». Parola di Uccio Virdis, presidente del Comitato di quartiere di Cappuccini, che da mesi ormai si batte contro il progetto dell’Amministrazione comunale sassarese che punta a mettere in sicurezza il Fosso della Noce, area ad alto rischio idrogeologico, con un’opera di mitigazione che il comitato giudica troppo impattante. Dopo le circa quattromila firme raccolte nelle ultime settimane e i sit-in di protesta, adesso è la volta del ricorso agli strumenti legali. L’annuncio è stato dato sabato scorso, al termine del dibattito promosso dall’Istituto per la Bioeconomia del Cnr nell’auditorium dell’Istituto “Devilla” in via Monte Grappa sul tema della qualità urbana e dello sviluppo sostenibile, tenendo come sfondo la controversa opera prevista nel Fosso della Noce. «Ci siamo mossi da un punto di vista legale – ha ripreso Virdis –. Con uno studio legale di Milano abbiamo mandato una diffida al sindaco perché venga sospeso l’appalto. Il sindaco ancora non ha risposto. Questo è un canale inutile, forse dannoso, costa tanti soldi, un’opera in una parte bellissima della città».
5 milioni di euro dal Ministero per mettere in sicurezza il Fosso della Noce
Il convegno, nel corso del quale sono stati analizzati lo scenario climatico in città, indicate prospettive multidisciplinari e presentati alcuni esempi di opere di mitigazione del rischio idrogeologico in altri comuni della Sardegna (come Capoterra e Solarussa) e a Copenaghen, è stato moderato dal giornalista Pier Giorgio Pinna. Proprio la comunicazione, del resto – è stato messo in rilievo –, è rimasta carente nella vicenda del “canalone”. Da un lato è mancato il dialogo tra Comune e comunità e anche università; dall’altro gli stessi organi di informazione cittadini hanno raccontato lo “scontro” tra comitati di quartiere e Amministrazione comunale in maniera giocoforza frammentata.
Ma come cambierà il clima in Sardegna e a Sassari in particolare? In realtà, previsioni alla mano, nel 2100 non è dato affermare che per la Sardegna del nord ovest ci sarà un aumento delle precipitazioni. Anzi, il futuro che ci attende sarà, quasi certamente, con una riduzione delle piogge nel sud dell’Isola e nessuna variazione per il nord, anche se una prospettiva meno estrema prevede un aumento delle precipitazioni nell’est dell’Isola. Il rischio che si sta correndo per Sassari è allora di fare modelli per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico sovradimensionati se non inutili. «Capita di sentire la domanda: è perché quanto accaduto altrove non può succedere da noi? È un modo un po’ superficiale per studiare i fenomeni», è stato sottolineato dai relatori. A Olbia l’alluvione si è verificata in maniera così traumatica innanzitutto perché il sistema pluviometrico è differente rispetto a quello del nord ovest, ma anche perché nel corso degli anni sono stati effettuati 19 interventi urbanistici in deroga. A Sassari nel passato un episodio nel quale si è davvero rischiato tanto c’è stato. Nel 1970, per esempio, proprio il Fosso della Noce diventò un fiume e furono chiusi al traffico viale Trento e viale Trieste, con l’allora sottosegretario alla Difesa Francesco Cossiga che si precipitò in città per controllare l’ordine pubblico (ancora non esisteva la Protezione civile). Le due vie costituivano un doppio ostacolo insormontabile con i terrapieni che di fatto sono ancora oggi piccole dighe. Il “canalone” insomma sarebbe un di più non necessario, almeno come prospettato.

Analizzare il passato quindi e tracciare ipotesi su modelli scientifici per il futuro, ma anche sostenere la partecipazione dei cittadini ai processi decisionale sono stati al centro delle relazioni di sabato mattina. Sono intervenuti Letizia Cremonini (Cner Ibe Bologna) su “Qualità urbana e sviluppo sostenibile”, Pierpaolo Duce (Cnr Ibe Sassari) su “Il rischio climatico”, Enrica Campus (Abeille | Architettura e paesaggio) su “Paesaggi urbani resilienti Esperienze e casi di studio”, Teodoro Georgiadis (Cnr Ibe Bologna) su “Il principio DNSH nel Pnrr” e Stefano Sotgiu (Associazione Prossima Democrazia – Università di Sassari) su “La partecipazione come opportunità e come diritto”. Il convegno, che ha visto la presenza degli studenti, è stato aperto dai saluti di Nicoletta Puggioni, dirigente scolastico, e dall’introduzione di Tiziana Campus, vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori.
La contestazione al “canalone”, questa la sintesi proposta alla fine dell’evento, non è sul rischio ma sul metodo per arginarlo. Con una domanda conclusiva: sono state messe nero su bianco controproposte da presentare all’Amministrazione comunale? «È una vicenda umiliante. L’obiettivo principale è rendere la valle edificabile perché nelle linee programmatiche del sindaco Campus c’è il parcheggio multipiano in viale Trento – ha insistito Pinuccio Porcellana, uno dei promotori della protesta portata avanti dai comitati di quartiere –. Il progetto del “canalone” è un obbrobrio, perché si vuole radere al suolo tutta la vegetazione portando via 26500 tonnellate da quella valle. Lo stesso progettista aveva detto in passato che era sufficiente che si facessero varchi ai due terrapieni di viale Trento e viale Trieste».
E le controproposte? Il progetto è diventato di conoscenza pubblica solo lo scorso 30 dicembre con la pubblicazione del bando di gara, con alle spalle uno studio di fattibilità «arrivato come un meteorite e nel quale in cui gran parte della partita era già scritta – è stato fatto notare –. Ai primi di gennaio un gruppo di ricercatori ha inviato una lettera al sindaco per migliorare il progetto. La risposta è stata uno zero assoluto» (in realtà, una risposta c’è stata, da parte degli stessi progettisti del “canalone”). Una controproposta vera e propria richiede competenze specialistiche. Ci vuole insomma tempo per un progetto alternativo vero e proprio. Ma è davvero tutto già deciso?
L.F.









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