Commissioni consiliari a Palazzo Ducale, passa la modifica al regolamento
Avranno 14 componenti (erano 13). Muro contro muro tra maggioranza ed opposizioni. Garantita la presenza ai monogruppo. Niente più messo comunale: le sedute saranno convocate solo per sms o email
Sassari. E adesso le Commissioni consiliari permanenti potranno essere definite ed insediate. Martedì sera, dopo un dibattito durato circa 90 minuti, l’Assemblea Civica ha approvato le modifiche al Regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale che porteranno ad un aumento dei componenti delle Commissioni in modo da garantire il rispetto di quanto indicato da un parere ministeriale sulla presenza dei monogruppi, ovvero di quei consiglieri che rappresentano da soli un’intera lista. I casi a Palazzo Ducale sono cinque: Tonino Falchi (Upc), Giampaolo Manunta (Idv), Marco Manca (Sel), Giancarlo Serra (PdS) e Franco Era (Centro Democratico), tutti della maggioranza. A favore della novità si è espresso il centrosinistra con 24 voti a favore; contro, tutti e 10 i consiglieri delle opposizioni. Nelle sei commissioni permanenti quindi d’ora in poi siederanno i cinque consiglieri monogruppo. A questi vanno aggiunti un commissario ogni quattro consiglieri che siedono nell’Aula: quindi uno a testa per Sassari Bella Dentro ed Ora Sì, che hanno entrambi tre consiglieri, e tre per il Pd (che ha 13 eletti, compreso il sindaco, conteggiato nel gruppo, mentre il presidente dell’Assemblea, Antonio Piu, per prassi si astiene o non partecipa al voto). Per l’opposizione sarà garantita la presenza in ogni commissione per il M5S (che ha quattro eletti), Forza Italia, Sassari Progetto Comune e Sassari è: ovvero quattro commissari. Totale 14, ovvero il numero dei componenti delle commissioni. Finora erano 13. Rimane in ogni caso – è così previsto dalla legge – il tetto ai gettoni per i consiglieri: in caso di partecipazione a sedute di commissione o consiliari in eccedenza il loro impegno sarà a titolo gratuito.
Passano anche le altre modifiche proposte dal centrosinistra. Innanzitutto sparisce l’avviso di convocazione delle sedute recapitato a domicilio dal messo comunale: con sms e internet a disposizione era solo un inutile retaggio di un passato legato a scartoffie, timbri e carte bollate (la mitica dicitura “allegasi certificazione di comprovanza”, raccomandata con preoccupazione da un Alberto Sordi impiegato ministeriale nel film del 1977 “Un borghese piccolo piccolo”). Sarà poi introdotta una sorta di verifica, dopo 30 mesi, quindi a metà mandato, per i presidenti delle commissioni, che potranno essere confermati o meno nel loro incarico.
Più articolato il discorso relativo al voto plurimo. D’ora in poi in Commissione il consigliere peserà quanto il gruppo di riferimento. Così, il consigliere monogruppo darà un voto uguale a uno; il consigliere che fa riferimento a un gruppo con quattro eletti in Consiglio varrà per quattro. Nel Pd, con tre commissari, ognuno peserà per quattro. E in caso di voto in dissenso con il proprio gruppo? Saranno quattro voti contro? Un interrogativo sollevato da Giancarlo Carta (Forza Italia), che però non ha trovato risposta.
Il dibattito. «Il problema è il voto plurimo: io rappresento il voto di me stesso. Come faccio a votare anche per gli altri? Dopo la Faradda avremo finalmente le Commissioni. Vedremo cosa accadrà. Avverto i presidenti in pectore che ci sono qua che poi il presidente magari non lo faranno mai!», ha detto il capogruppo di Sassari è Nicola Lucchi, preannunciando il voto contrario. «Questo lo ribattezzo “Arrogantellum”. Ricordo il senatore della Lega Calderoli, a cui fu permesso di fare il “Porcellum”. Ho pensato a lui leggendo questo regolamento», ha fatto notare Antonello Sassu (Sassari Progetto Comune). La controproposta del “Gruppo Arru” (Rosanna Arru era la candidata sindaca del centrodestra) era di mantenere inalterato il numero dei commissari e rispettare le percentuali del Consiglio comunale, con quattro commissari di minoranza e nove di maggioranza, garantendo tutti i monogruppo. Tutti avrebbero avuto un commissario, tranne il Pd che ne avrebbe avuto due. Ma è il voto plurimo la novità che meno ha convinto Sassu: «Nel 2008 ho avuto una pessima esperienza, quando arrivò un avviso di garanzia a me ed altri tra consiglieri ed assessori. Quando si vota è preferibile pensare che il voto sia personale, perché votare per altri è molto pericoloso. Dico questo allora: la maggioranza non si ha cucito solo l’abito, ma anche la gobba!».
Il no alle modifiche è insomma netto. E se risparmio deve essere, perché non pensare a cancellare le commissioni? Si risparmierebbero 200mila euro all’anno. Una provocazione anticipata poco prima dal capogruppo di Forza Italia Manuel Alivesi. «Anche io dico che queste commissioni non ci stanno a fare niente. Ci state dimostrando che è inutile votare», ha ripreso Rosanna Arru (Sassari Progetto Comune).
«Ci troviamo a discutere sin dal principio di un aspetto tecnico che invece nasconde ragioni di natura politica. La modifica al regolamento non trovava nessun punto di contatto con i nostri principi e non ci trova assolutamente d’accordo. Fino allo scorso mandato c’erano 40 consiglieri ben rappresentati in 13 commissioni. Adesso abbiamo adesso 34 consiglieri, quindi sei in meno, ma commissioni con 14, forse 15, addirittura 16 componenti. Non c’è efficienza, non c’è risparmio dal punto di vista economico. E il parere del Ministero non dice da nessuna parte che il numero di commissari deve essere aumentato», ha detto Maurilio Murru, capogruppo del Movimento 5 Stelle.
Il parere ministeriale era stato comunque richiesto negli ultimi mesi dello scorso mandato, ha spiegato Giampaolo Manunta (Idv). Il 28 gennaio scorso, ha ricordato Simone Campus (Pd), è arrivato anche un parere dalla Prefettura. «Sì ma un parere è nulla. Se ci fosse stata una sentenza del Consiglio di Stato allora avrei detto altro. In ogni caso la presenza dei monogruppo in tutte le commissioni è un principio di democrazia e di uguaglianza», ha ripreso Nicola Lucchi. «Le Commissioni sono gli unici organi che possono fare politica dal basso», ha ammonito Franco Era (Centro Democratico). «Vedo un film già visto nello scorso mandato, quando l’opposizione ci criticò perché scegliemmo di snellire i lavori del Consiglio. Quelli che cavalcarono la protesta, insistendo sul fatto la maggioranza voleva imbavagliare la minoranza, non sono poi stati confermati. È evidentemente un tema poco affascinante per la città», ha ricordato Efreem Carta (Ora Sì).
«Questa è una proposta rozza!», ha detto ancora Alivesi. «Si decide ad uso e consumo della maggioranza di modificare il regolamento. Chi ha chiesto questo parere al Ministero? Costituisce un obbligo quanto lì indicato? State portando il numero dei componenti da 13 a 14, o anche a 15. Abbiamo due componenti in più in ogni commissione. Le commissioni del Consiglio regionale hanno 15 componenti, ma i consiglieri sono 60, ed erano 80 fino alla scorsa legislatura». «È una follia. Una modifica di questo tipo si fa con un accordo tra maggioranza ed opposizione. Questo è un pessimo inizio di una legislatura che a mio parere durerà pochissimo, con assessori che stanno per cadere. Che razza di esempio state dando a questa città? Signor sindaco, il suo inizio è stato il peggiore che ho visto nei miei quattro mandati qui a Palazzo Ducale. Siamo a discutere di commissioni quando la città sta morendo di fame. È aria fritta!», ha aggiunto Giancarlo Carta (Forza Italia).
«I problemi registrati nello scorso mandato erano tali che hanno portato a richiedere il parere al Ministero. Ed ecco perché la nostra proposta di modifica. Ci sono poi anche sentenze del Tar che ne legittimano ancora di più la fondatezza», ha spiegato Esmeralda Ughi, capogruppo del Pd. «Siamo partiti da un diritto dei consiglieri comunali di essere rappresentati in tutte le commissioni. Più inclusività, più partecipazione, più democrazia. Parlare di sprechi nel Consiglio comunale di Sassari è una cosa che non sta nei numeri». «Era un parere ministeriale al quale ci dovevamo adeguare. E trovo demagogico e strumentale il discorso sull’aspetto economico. Rimarco invece la tempistica del nostro intervento. Siamo riusciti a fare una modifica regolamentare in dieci giorni, quando altri consigli comunali vicini a noi ci hanno messo un mese e mezzo», ha fatto notare Marco Manca (Sel).
Un aspetto quest’ultimo su cui si è soffermato anche il presidente Antonio Piu. «Sono passati appena 25 giorni dal nostro insediamento e mi congratulo per la velocità con cui abbiamo affrontato il problema del Regolamento. Faccio notare che per garantire la presenza dei monogruppi in tutte le commissioni con le vecchie regole i componenti sarebbero passati a 17. Negli ultimi 19 anni abbiamo approvato 11 modifiche al regolamento: credo sia importante andare al passo coi tempi».
Luca Foddai







