Zuppi: «L’Europa non perda mai il suo spirito umanistico»

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha tenuto lunedì mattina una lectio magistralis in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Uniss

Il cardinale Matteo Maria Zuppi

Sassari. “I pilastri per una convivenza pacifica alla luce dell’enciclica Fratelli tutti, di Papa Francesco” era il titolo della lectio magistralis tenuta lunedì mattina dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ospite d’onore dell’Università di Sassari che con una cerimonia solenne al Teatro Comunale ha inaugurato l’anno accademico 2023-24.

L’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco è rivolta a tutti, fratelli e sorelle. Non ci sono nemici. Si deve puntare a «stabilire immediatamente un rapporto di fraternità senza confini. A papa Francesco più che insegnare interessa fare e far fare. Per lui è più importante avviare dei processi che fare dei programmi, perché siamo tutti sulla stessa barca. Molte volte ci applichiamo poco su come starci, lo abbiamo capito in pandemia ma quanto è facile dimenticarsi», ha detto il cardinale Zuppi. Il Santo Padre ci ha indicato una strada e un metodo. «Nelle parole fratelli e sorelle tutti ci sono già i pilastri della convivenza pacifica. Se non cambiamo dopo la pandemia cosa ci farà cambiare? Purtroppo siamo di breve memoria, pensiamo di poter tornare a come eravamo. Adesso c’è la guerra, mondiale e a pezzi. «La guerra è qualcosa che ci ha travolto come la pandemia e la guerra mondiale a pezzi è come una pandemia».

Sono allora cinque i pilastri di una proposta complessiva per la pace e nascono da una pratica di dialogo con l’Islam e non solo, che Papa Francesco porta avanti non senza problemi perché a volte è più semplice scontrarsi che incontrarsi.

«Cosa succede quando non esercitiamo il dialogo, cioè l’arte della vita e dell’incontro? Che andiamo allo scontro, esercitiamo il narcisismo. E noto che è molto più facile costruire muri che ponti», ha detto ancora Zuppi.

Il primo pilastro è allora la comunicazione. L’enciclica è chiarissima, il Papa è capace di comunicare semplicemente e in modo chiaro. Riesce a stabilire ponti con chiunque ascolti. La vita è esposta come uno spettacolo. Ma stiamo attenti. La comunicazione digitale può sconfinare nella manipolazione e nella diffusione di notizie false che fomentano pregiudizi e odio.

Papa Francesco non è mai cinico o pessimista. Porta invece con sé una speranza che affronta la realtà e non fa sconti. Ricordiamo il buon Samaritano: uno straniero che non ha nessun motivo per interessarsi a lui ma si avvicina, gli comunica interesse e gli attribuisce valore. «Ecco, lo tratta come un fratello. Oggi la comunicazione fa pendere la bilancia verso l’indifferenza e, da lì, deriva l’odio. Le campagne diffamatorie sono in grado di distruggere le persone. E ci si nasconde dietro l’anonimato del web al quale si concede innocenza sospetta». La Ue ha iniziato un iter per implementare norme contro l’odio on line ma le resistenze sono forti. Qui entra in gioco l’importanza dell’educazione «che sconfigge l’indifferenza e l’odio. Ma bisogna piegare enormi interessi finanziari concentrati che possono influenzare interi stati. Malgrado tutto ognuno di noi è libero di comunicare indifferenza o vicinanza. La nostra comunicazione ha sempre una valenza politica in senso lato. Influisce sui sentimenti e sugli orientamenti». È un piccolo potere ma se tutti lo esercitiamo è grande.

Inaugurato l’anno accademico dell’Università di Sassari

Il secondo pilastro è il pilastro sogno di eliminare la guerra. «In ogni guerra è distrutto il progetto di fratellanza. Può sembrare utopistico e velleitario, ma, come affermava Giorgio La Pira, restiamo radicati nel terreno della storia che però va cambiata. I conflitti resteranno, ma si deve scegliere di proibire la guerra, risolvere i conflitti con il diritto. L’enciclica “Fratelli tutti indica l’eliminazione della guerra. E anche l’art. 11 della Costituzione italiana va in questa direzione. Ecco perché si è affermato che la guerra doveva essere evitata a ogni costo».

Paolo VI nel 1970 tenne un famoso discorso alle Nazioni Unite, mettendo in evidenza

il legame tra pace ed educazione. «La fame della giustizia deve essere alla base della civiltà. Bandita la schiavitù e gli altri malanni, ora bisogna bandire la guerra perché la buona creanza dell’umanità lo esige. Abbiamo il nostro personale dovere di essere buoni che non vuol dire essere deboli». Papa Francesco di che la guerra non è un fantasma del passato. «Non è sempre stata considerata normale. Ma ho paura che stiamo tornando indietro. La guerra ha acquistato potere distruttivo incontrollabile».

Il terzo pilastro è la buona politica. «Non è una brutta parola, non va sostituita con l’economia o dominata dall’ideologia. Il mondo non può funzionare senza una buona politica, che però ha molti nemici: neoliberismo e populismo. Il mercato da solo non risolve tutto, la dignità umana va rimessa al centro. Papa Francesco indica la strada della democrazia. Purtroppo però le disuguaglianze sono aumentate e la povertà cronicizzata», ha ricordato il cardinale.

Il quarto pilastro è l’Europa. «Qualche volta Francesco l’ha criticata. Le migrazioni sono una questione decisiva. Additare allora il migrante come nemico è ciò che successe nel nazismo. Dopo la guerra si è sviluppato il sogno di un’Europa unita. Francesco sogna così un nuovo umanesimo europeo, un’Europa giovane e che si prenda cura dei bambini e dei poveri. Sogna un’Europa delle famiglie e che si impegni per i diritti umani». L’Europa non deve perdere il suo spirito umanistico.

Infine, il quinto pilastro: scegliere la fraternità non vuol dire perdere il proprio io. «Sentirsi responsabili della fragilità degli altri cercando un destino comune: è questa la chiave, la solidarietà come virtù morale e impegno sociale». Dall’io al noi per capire il nostro io.

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