Pnrr e Sardegna: dove siamo e cosa aspettarsi

I dati dei ricercatori del Crenos nel secondo incontro promosso dalla Fondazione Segni

Francesco Pigliaru e Mario Segni

Riuscirà il PNRR a ridurre il divario Nord-Sud? Partendo dal documento del Governo, il 40% delle risorse, pari a 52,4 miliardi di euro, è destinato al Sud, i restanti 78,6 miliardi alle regioni settentrionali. Vari gli scenari possibili valutati dai ricercatori del CRENoS, il Centro di Ricerche economiche Nord-Sud delle Università di Cagliari e Sassari, coinvolti nel secondo appuntamento promosso dalla Fondazione Antonio Segni per monitorare lo stato di avanzamento dei progetti e delle risorse del PNRR in Sardegna. Ad illustrare le possibilità, l’ex presidente della Regione Sardegna, Francesco Pigliaru, economista e ricercatore del CRENoS che ha chiuso i lavori dell’incontro ospitato ieri, giovedì 27 giugno, nella sala Conferenze della Fondazione di Sardegna a Sassari. «Oggi la produttività del Sud è circa il 75% di quella del Nord – ha spiegato – se tutto andasse bene, senza sprechi di risorse, il divario passerebbe dal 75 al 76 per cento. Secondo l’ex governatore potrebbe però andare peggio ma anche in questo caso la differenza sarebbe minima perché le risorse mobilitate dal piano sono comunque modeste, rispetto alla dimensione e alla persistenza del divario; la differenza la farebbe il modello collaborativo tra il centro e la periferia del Paese, scelto per il piano, che dovrebbe diventare permanente e gestire gli investimenti pubblici nel Sud ben oltre il 2026. Ad aprire i lavori, Marco Nieddu, ricercatore CRENoS e docente di Scienze economiche e statistiche all’Università di Cagliari – che ha tracciato un quadro sull’economia della Sardegna nel 2023: il piano arriva in un contesto dove in generale il Paese è in crescita, record di occupazione in Italia, in Sardegna al 56,1%, quasi 560 mila gli occupati, più 9mila rispetto al 2022, ma le retribuzioni restano basse rispetto alla media nazionale, meno 14,3%. Bene gli occupati a tempo indeterminato che sono soprattutto donne. «Ma di che cosa avremo bisogno – ha spiegato Nieddu – quando questa spinta nella spesa pubblica, si esaurirà? Di investire in sanità, la percentuale di chi rinuncia alle prestazioni sanitarie nella nostra isola, è la più alta in Italia (12,3%) con una percentuale di abbandono del pronto soccorso pari al 24,3%, quella nazionale è del 6,3%; in welfare, in particolare servizi per la prima infanzia e di assistenza domiciliare integrata, e infine in infrastrutture fisiche e digitali: in Sardegna il 43% dei comuni si trova a più di 40 minuti dai servizi essenziali, il 7,8% della popolazione ad oltre 60 minuti, solo il 39,2 la percentuale di famiglie sarde raggiunte dalla connessione FTTH.

Anna Maria Pinna, Mario Segni e Giuseppe Mascia

Luca Deidda, docente di Economia al Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Sassari ha illustrato lo stato di avanzamento dei progetti del Pnrr in Sardegna che ha condiviso, collegato da remoto, un dato: l’aumento dei fondi PNRR per la Sardegna, passati da 4,782 miliardi (dicembre 2023) a 5,385 miliardi di euro (aprile 2024). «Rimane la criticità legata ai numeri disponibili per il pubblico – ha spiegato Deidda – non esiste un sistema di dati e analisi aggiornato e sufficiente a monitorare l’attuazione del piano con tempestività». Lo stanziamento complessivo in sanità è di 431,75milioni di euro, la RAS l’ente attuatore principale con due grandi linee di intervento, sanità territoriale e ammodernamento tecnologico, con un modello ambizioso che riguarda la sanità territoriale, 50 le case di comunità, 13 gli ospedali di comunità. Sullo stato di avanzamento dei lavori, sempre in ambito sanitario, si registrano ritardi significativi, considerando i 15 maggiori progetti per spesa prevista, come ad esempio, la ristrutturazione del pronto soccorso in via De Nicola a Sassari o l’acquisto di acceleratori lineari per l’Ospedale Businco di Cagliari.

Gianluca Cadeddu, Programme Manager per Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia (e.INS), ha illustrato gli obiettivi della società consortile promossa dalle università sarde e altri attori regionali per l’implementazione e la gestione dell’ecosistema dell’innovazione in Sardegna, attualmente il principale programma di ricerca industriale e trasferimento tecnologico in Sardegna, finanziato nel quadro del PNRR. «Mi sembra di vedere una maggiore attenzione nel dibattito sul PNRR e nell’azione politica ad esso legata – ha sottolineato Mario Segni, presidente della Fondazione Segni – una gestione indubbiamente più vivace per un’occasione comunque da non perdere e per la quale anche oggi ho colto un moderato ottimismo. Questi grandi investimenti hanno necessità di impegno e conoscenza e su quest’ultimo aspetto cercheremo di tenere viva l’attenzione».

I lavori sono stati aperti dai saluti introduttivi del presidente della Fondazione di Sardegna, Giacomo Spissu, del neo sindaco di Sassari Giuseppe Mascia e della direttrice del CRENoS, Anna Maria Pinna che ha sottolineato come sia necessario discutere in pubblico dei dati economici di un territorio, azione fondamentale per promuovere la trasparenza, la partecipazione e la consapevolezza di ciò che sta avvenendo.

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