Pista ciclabile a Sassari, il problema è il metodo
Simone Maulu: «L’imposizione di scelte calate dall’alto genera incomprensione e di conseguenza malcontento e frustrazione fino ad arrivare ad erigere un muro invisibile»
di Simone Maulu
L’assenza di discussione e condivisione e quindi l’imposizione di scelte calate dall’alto genera incomprensione e di conseguenza malcontento e frustrazione fino ad arrivare ad erigere un muro invisibile, carico di preconcetti e rabbia, che porta inevitabilmente allo scontro tra chi decide e chi deve subire la decisione.
Questo è più o meno quello che accade costantemente tra chi amministra a colpi di maggioranza e i cittadini che non vengono mai coinvolti nelle decisioni, ed quello che è accaduto a Sassari con la ormai famosa pista ciclabile che è diventata l’argomento di discussione principale in città.
Il malcontento c’è, e giusto o sbagliato che sia, non si può non tenerne conto. Allora mi chiedo perché si deve arrivare a situazioni di questo tipo che sono fisiologiche quando gli abitanti non vengono coinvolti e quindi facili da prevedere?
Partiamo dal presupposto che la città e quindi lo spazio pubblico è un bene collettivo e quindi di tutti, non solo di chi amministra. Chiarito questo punto viene da se che qualsiasi decisione importante che va a stravolgere lo spazio collettivo e lo stile di vita di molte persone non può essere presa solo da chi amministra ma deve essere progettata e decisa assieme agli abitanti.

Decidere insieme non vuol dire presentare alla popolazione progetti preconfezionati e chiedere se si è d’accordo, ma vuol dire creare dei luoghi di condivisione con dei tavoli tematici di discussione dai quali scaturiscono e vengono prese in considerazione le idee di tutti. Ovviamente più sono differenti le idee più spunti vengono offerti e quindi il risultato finale accontenterà sicuramente più persone. Come lo definisce Marianella Sclavi una gestione creativa del conflitto che nei luoghi dove è stata applicata ha dato dei risultati sorprendenti.
I commercianti che in questi giorni stanno protestando, lo stanno facendo perché evidentemente non si sentono ascoltati. Probabilmente la maggior parte di loro sono anche d’accordo alle piste ciclabili in linea di principio, il problema è che nessuno glielo ha chiesto portandoli così ad odiare la pista ciclabile. E la odiano per colpa di chi l’ha decisa.
Sarebbe stato interessante e molto più produttivo per tutti vedere tutte queste persone sedute civilmente attorno a dei tavoli assieme a chi amministra e a chi progetta e sentire le loro proposte e i loro punti di vista che sono sacrosanti coinvolgendoli nelle decisioni. Creare questi luoghi di confronto e di ascolto è compito dell’amministrazione che per farlo deve necessariamente avvalersi di esperti, super partes, che affrontano la questione partendo dal fatto che gli interlocutori hanno cornici di riferimento diverse, e che tutti hanno ragione. Invece di fermarsi al confronto delle posizioni che le parti hanno deciso di rivendicare, l’esperto di gestione creativa dei conflitti si concentrerà sui loro interessi, cioè su ciò che ha spinto le parti ad assumere una determinata posizione, andando così ad applicare quella che la Sclavi definisce “terza opzione possibile” quella creativa, analizza le opzioni attraverso un cambiamento di cornice, intesa come ciò che diamo per scontato e che ci impedisce di comunicare. In sostanza invece di affrontare la discussione da una unica prospettiva giusta la si affronta da una pluralità di prospettive avendo ben chiaro che: “Quel che vediamo dipende dal nostro punto di vista. Per riuscire a vedere il nostro punto di vista, dobbiamo cambiare punto di vista”.
Oggi sembra quasi che le classi dirigenti in generale siano afflitte da una sorta di masochismo politico e non se ne capisce il motivo. Non coinvolgono gli abitanti e poi si stupiscono quando questi ultimi si ribellano.
Eppure questa amministrazione di partecipazione ne ha parlato tanto, ma evidentemente la intende in modo insolito. L’amministrazione partecipata è ben diversa dalle giornate della trasparenza che ha promosso il Comune di Sassari, alle quali ovviamente non ha partecipato nessuno, dove veniva spiegato ai cittadini il lavoro fatto e in seconda battuta i cittadini potevano intervenire dicendo il loro parere. In sintesi “ascoltiamo ma poi decidiamo noi”.
Amministrazione partecipata vuol dire avere il coraggio di decidere insieme. Per questo serve un atto di umiltà e di coraggio con il quale questa amministrazione potrà davvero rappresentare il “nuovo” anche perché l’abbiamo sostenuta per questo. I cambiamenti non si possono definire tali se si cambiano solo figure ma si applica lo stesso metodo di chi si contestava. Se si vuole cambiare bisogna avere il coraggio di farlo fino in fondo e in questo il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni importanti è imprescindibile. Perché la pista ciclabile è giusta e se la progettiamo insieme sarà anche condivisa.








