«Assessora Portas, la scuola sarda si salva in tre mosse»

Lettera aperta dell'Anief Sardegna all'assessora della Pubblica Istruzione

L’assessora Ilaria Portas

Gent.ma assessora Ilaria Portas,

l’Anief Sardegna partecipa con convinzione e determinazione, in sinergia con gli altri sindacati della scuola, alla battaglia contro il dimensionamento delle autonomie scolastiche della nostra regione, oggi in mano a un commissario governativo. Ma questa importantissima rivendicazione non è sufficiente per salvaguardare il futuro delle scuole sarde.

In tema di formazione delle classi, degli indirizzi di studio e degli organici di diritto delle scuole della nostra Isola, oggi l’Anief Sardegna Le propone un innovativo “modus operandi”, incardinato su un incontestabile diritto: il DPR 81/2009, all’art. 8, prescrive per le aree geografiche abitate dalle minoranze linguistiche, le deroghe che Lei ha ripetutamente invocato: classi uniche e indirizzi di studio con dieci alunni per classe. L’art. 6 della Costituzione tutela le minoranze linguistiche, e l’art. 2 della L. 482/99, riconosce quelle sarda e catalana. Quest’ultima, in base all’art. 3 c. 2 della Costituzione Spagnola del 1978, è minoranza che parla una lingua ufficiale di uno Stato straniero, per cui ci permette di superare la nefasta Legge Monti del 2012, peraltro sconfessata a suo tempo dal ricorso alla Corte Costituzionale vinto della Regione Friuli-Venezia Giulia, a tutela delle sue minoranze, compresa quella ladina.

Ecco allora le tre mosse per sconfiggere i “nemici” della scuola sarda europea: costruisca un “dimensionamento inverso”, da discutere con fermezza con il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sardegna, prevedendo per la città e le frazioni di Alghero classi uniche e indirizzi di studio con dieci alunni, in forza dell’art. 8 del DPR 81/2009; contemporaneamente, porti in Consiglio Regionale un articolo statutario che impedisca la discriminazione tra la minoranza catalana e la minoranza sarda, sul modello del ricorso vinto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia ed estenda a tutta la Sardegna le deroghe del citato art. 8 del DPR 81/2009; integri, infine, la L.R. 03.07.2018 n. 22, prevedendo l’obbligo della certificazione linguistica per i docenti non sardi, secondo l’esempio vincente della minoranza ladina (40mila abitanti, rispetto al milione e mezzo di sardi). Costruirà così un possente antemurale contro lo spopolamento e i fenomeni di abbandono scolastico, ridurrà ai minimi termini la devianza e la microcriminalità giovanile, otterrà 6mila nuove cattedre e 1.200 nuovi posti Ata (quasi i numeri dell’Ilva di Taranto…), e promuoverà la rinascita della scuola sarda europea.

Ovviamente, Lei potrebbe portare in dote anche l’art. 10-bis del cosiddetto “Decreto Caivano”, DL del 15 settembre 2023 n. 123, convertito dalla Legge 13 novembre 2023 n. 159, ma per le classi in deroga ai parametri del DPR 81/2009 avrebbe come “competitor” altre sette regioni del Sud Italia. Lei potrebbe anche far niente di tutto questo e aspirare al “Premio Attila” per la definitiva distruzione del futuro delle nuove generazioni della nostra Isola. Ma l’Anief Sardegna è ottimista e ritiene che, come scriveva Francesco Ignazio Mannu, «Cando si tenet su bentu, est prezisu entulare».

Il responsabile per la comunicazione dell’Anief Sardegna
Prof. Antonio Deiara

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