Orizzonte Comune, portare in Regione le esperienze civiche

È presente con le sue liste negli otto collegi dell’isola. L’importanza di creare reti per lo sviluppo della Sardegna. Il coordinatore Franco Cuccureddu spiega gli obiettivi e la scelta di campo a sostegno di Alessandra Todde

Franco Cuccureddu, cos’è Orizzonte Comune?
Orizzonte Comune è una sorta di contenitore che raccoglie le migliori esperienze civiche maturate nei comuni sardi. Abbiamo sindaci, ex sindaci, assessori, consiglieri, da Pula, dall’Oristanese, da Siamanna a Neoneli, l’ex sindaco di Tortolì e molti altri. Insomma, tantissimi amministratori che hanno dimostrato di avere una marcia in più contribuendo alla crescita della Sardegna attraverso lo sviluppo locale. Tutto questo, non necessariamente acquisendo una tessera di partito o vestendo magliette ideologiche, ma rimanendo quelli che si è, cioè civici, perché i civici oggi governano il 95 per cento dei Comuni sardi. La disponibilità di chi già sul campo ha affrontato i vari problemi può rendere decisamente meno complicato barcamenarsi in mezzo alla burocrazia.

Si parla allora di rete, non limitata alla Sardegna. Mi pare di capire che ci sia anche un progetto di macroregione insulare. Ce lo spiega?
Nessun amministratore locale governa se non attraverso reti, che possono essere di due tipi, tematiche o territoriali. Crediamo che le ideologie che hanno governato nel passato e gli schieramenti che oggi si contrastano su idee che provengono dall’alto adesso non siano più attuali né utili. Bisogna ribaltare l’ottica, cioè pensare invece a costruire dei progetti, anche significativi, partendo dal basso, quindi dalle esperienze il più vicino possibile ai cittadini. Non dal centro destra o dal centro sinistra, ma dal “centro storico”. Questa la utilizzo un po’ come una battuta, ma così è, cioè dal momento più vicino ai cittadini. Nella mia vita politica di amministratore ho costruito 25 o 26 reti, dai “borghi più belli d’Italia” ai “borghi più belli del mondo”, dalla “rete dei porti” sino alle “città storiche del Mediterraneo”. Con il sindaco di Betlemme e altri 52 primi cittadini abbiamo organizzato importantissime iniziative in favore della pace nella martoriata terra di Palestina e d’Israele, e oggi vediamo quanto ancora ci sia da fare, purtroppo. Quindi reti che hanno caratterizzazioni diverse. Ma quella di cui si parlava è sicuramente, e di gran lunga è la più importante, una nuova Macroregione europea.

Cos’è la Macroregione?
L’Europa fa una politica legata ai 27 Stati che compongono il Consiglio europeo e che hanno una sorta di diritto di veto su qualunque cosa nasca al di fuori del loro consesso. Ma c’è un’eccezione: sono le macroregioni europee, ovvero regioni che appartengono a Stati diversi e che si mettono assieme per risolvere problemi comuni, altrimenti irrisolvibili con le regole stringenti dell’Unione europea. Pensiamo alla Bolkestein, ma anche, per esempio, al divieto degli aiuti di Stato, senza i quali probabilmente alcune isole sperdute del Nord Europa non sarebbero raggiungibili dagli aerei, perché avrebbero dei costi che il mercato non sosterrebbe. E tante altre problematiche. Ci sono quattro macroregioni formalmente costituite: la Macroregione baltica, la Macroregione alpina, la Macroregione danubiana e l’ultima nata, la Macroregione adriatico-jonica, che affronta temi quali l’avvicinamento dei territori della costa e dell’entroterra della ex Jugoslavia, luoghi toccati da conflitti anche recenti. Detto questo, crediamo nella creazione di una Macroregione del Mediterraneo occidentale a trazione insulare, quindi con una forte capacità della Sardegna di riuscire a costruire e a convincere gli altri partner, in primis le altre isole, Baleari e Corsica, ad affrontare assieme i comuni problemi di mobilità, trasporto aereo, merci e marittimo, l’identità culturale, il bilinguismo e altri aspetti. Pensiamo anche alla fiscalità di vantaggio. La Zona Franca è impensabile da istituire con un confronto con l’Italia, perché l’Unione europea ci stopperebbe. Faccio un esempio: a Santa Teresa non si paga l’iva, a Bonifacio si paga, sarebbe impensabile una concorrenza sleale di quel genere. Ma se le tre regioni assieme, scavalcando i vincoli statuali, dialogano direttamente con l’Europa, il discorso è diverso. Quindi questo è un grande progetto che consentirà di risolvere problemi atavici a partire anche da quelli della sanità. Noi abbiamo un sistema sanitario che è fatto sulla base delle regole nazionali, che vanno benissimo se applicate a Roma o a Palermo o in generale alle grandi aree che hanno una demografia diversa dalla nostra e hanno soprattutto una densità democratica. Tutto cambia nella nostra isola, dove è chiaro che applicando quelle regole lasciare aperti ospedali a Sorgono, Isili, La Maddalena o altri luoghi sarebbe difficile, mentre sarebbe possibile mantenerli con le deroghe che la Macroregione europea otterrebbe»

Lo scorso mandato in Regione vi siete presentati con il centrodestra. E vi siete sentiti traditi.
Non siamo in realtà né di centrodestra né di centrosinistra. Ricordo che a Sassari abbiamo sostenuto il “polo civico” di Nanni Campus con “Sassari civica” che è risultata il primo partito. Ma a Sassari abbiamo sostenuto anche un altro polo civico con il Pd. Valutiamo le persone che devono guidarlo proprio perché il civismo non ha vesti ideologiche ma deve credere nella capacità, nella competenza delle persone. Ecco, con Solinas ci siamo sentiti inadeguati a far parte di un contesto che non era quello di pensare a un ruolo di protagonista della Sardegna che è sempre stata marginale rispetto alle politiche nazionali ed europee. Volevamo una grande progettualità che ridesse centralità alla Sardegna nel Mediterraneo e nel mondo, un’idea di sviluppo dell’economia e del lavoro con le tante professionalità e competenze che abbiamo nella nostra terra. Ci siamo resi conto dopo appena una settimana che l’obiettivo della Giunta Solinas era minimale, pensare ai progetti di chi era stato eletto, occupare posti di potere per fare poi solo una cosa: prendere i voti per essere rieletti. E abbiamo visto che anziché mettere le persone più competenti nei settori strategici, dal turismo all’agricoltura, dall’industria ai trasporti stessi, si sono messe persone che non avevano nessuna competenza in quella materia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e quindi pensare di poterci alleare di nuovo era estremamente difficile. Anzi, questa ipotesi non l’abbiamo proprio valutata.

Con Alessandra Todde, la candidata presidente dello schieramento di centrosinistra, è invece tutto diverso.
Abbiamo valutato molto positivamente la possibilità di allearci con lei. Nel senso che noi più che uno schieramento stiamo sposando una persona che secondo noi ha competenze, intelligenze e qualità. Tutte caratteristiche dovute anche, con tutta probabilità, al fatto che la prima delle lauree che ha preso è in ingegneria, quindi ha una forma mentis orientata a risolvere i problemi, non solo ad elencarli. E in questo caso noi facciamo un investimento di fiducia nei suoi confronti, perché riteniamo che tra i candidati presidente sia quella che ha lo spessore, le esperienze e le relazioni internazionali più robuste. E ha competenze manageriali e politiche, avendo fatto il sottosegretario prima e il viceministro poi, con Mario Draghi che ha dato le deleghe sulle questioni più importanti legate all’innovazione

In queste elezioni regionali Orizzonte Comune è presente in tutta la Sardegna.
Sì, ha presentato liste in tutti gli otto collegi. Speriamo di poter dare il nostro contributo eleggendo chi potrà rappresentare il nostro progetto che punta a riportare i comuni e i sindaci a essere protagonisti della politica regionale.

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