Iside Lay, dai campi di calcio alla scrittura
L’ex giocatrice della Torres femminile ha pubblicato il suo secondo romanzo intitolato “Io che non so chi sei”
Dai campi di calcio alla scrittura, nel caso di Iside Lay è stato un attimo. Arcigno difensore di quella Torres femminile che si apprestava ad aprire un ciclo vincente di scudetti e coppe rappresentando al meglio la Sardegna in Italia e in Europa, ha appeso forse troppo presto le scarpette al chiodo per quelle che erano le sue qualità, concentrandosi sugli studi universitari e aprendo un nuovo capitolo della propria vita. L’animo inquieto e ribelle nascondeva una sensibilità fuori dal comune che, in qualche maniera l’ha sempre contraddistinta e accompagnata. Nata a Tempio nel 1986, ha terminato gli studi presso la facoltà di Scienze della comunicazione di Sassari nel 2017. La passione per la lettura, scoperta e coltivata sin da piccola, ha trovato con il tempo lo sbocco naturale nella scrittura, inizialmente attraverso l’espressione poetica, con una mostra, Prendas, di poesie in lingua Gallurese. Nel 2012 ha pubblicato con l’Associazione culturale BeCreativeSardinia, il suo primo romanzo dal titolo “Il paradiso dietro casa”.
Ora il nuovo lavoro “Io che non so chi sei” per Albatros edizioni. Al centro di questo breve ma intenso romanzo, attraverso due storie di vita che viaggiano in tempi diversi e in realtà diverse, affiora il concetto di giustizia riparativa. Secondo una definizione largamente riconosciuta, la giustizia riparativa rappresenta un processo all’interno del quale la persona autore/autrice di reato, la vittima e ogni altra persona della comunità, in seguito a un danno generato da un reato commesso, partecipano insieme alla gestione e risoluzione dei contrasti nati in seguito al reato cagionato.
Inoltre, in accordo con l’idea che la giustizia riparativa rappresenti un approccio volto anche a sostenere lo sviluppo di nuovi modi di dare senso alle relazioni interpersonali e sociali, mira a promuovere sistemi di intervento comunitari volti a costruire società ad approccio riparativo, nello specifico promuovere lo sviluppo di modelli culturali e di pensiero volti al rispetto, alla responsabilità, all’inclusione, di tutte le persone che fanno parte di una comunità.
La lettura di questo romanzo promuove la cultura della giustizia riparativa e il cuore di quest’ultima è l’educazione, intesa come processo di trasmissione culturale. Ogni fatto ed ogni luogo educa costantemente l’essere umano in quanto si assorbono flussi di occasioni ed avvenimenti che condizionano e influiscono sul modo di essere, di vivere. Si avviano processi di compensazione dove ognuno manca di qualcosa e può essere arricchito dalla presenza di un altro e viceversa. Lasciarsi educare, lasciarsi contaminare. Ogni aspetto dell’altro ci fa conoscere noi stessi, perché rinunciare a tanto?
L’autrice presenterà il libro sabato 14 ottobre alle 18 ad Alghero presso l’associazione culturale “Spazio T”, venerdì 20 sempre alle 18 sarà la volta della biblioteca comunale di Tempio, mentre venerdì 27 alla stessa ora, farà tappa al “Vicolo 74” di Olbia.
Aldo Gallizzi







