“Io qui sottoscritto”, testamenti di grandi italiani
Alla Biblioteca Universitaria di Sassari fino al 4 giugno mostra dedicata alle dichiarazioni di ultima volontà di importanti personaggi della storia
Sassari. Nello spazio espositivo del Biblioteca Universitaria di Sassari in piazza Fiume, dal 10 maggio al 4 giugno, sarà aperta al pubblico la mostra “Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi italiani”, realizzata dal Consiglio nazionale del notariato e dalla Fondazione italiana del notariato, portata in città in collaborazione con il Consiglio Notarile di Sassari, Nuoro e Tempio Pausania. Rimarranno esposti importantissimi documenti storici, le dichiarazioni di ultima volontà di importanti personaggi della storia italiana, da Garibaldi a Cossiga, da Cavour ad Antonio Segni. E ancora Alessandro Manzoni, Papa Giovanni XXIII, Guglielmo Marconi, Grazia Deledda, Enzo Ferrari, Luigi Pirandello, Giovanni Pascoli, Gioachino Belli, Emilio Lussu, Giuseppe Verdi, Maria Lai, Enrico De Nicola, Alcide De Gasperi, Giorgio Ambrosoli.
Nata nel 2012 a Roma, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, “Io qui sottoscritto. Testamenti di grandi italiani”, ha toccato varie città in Italia, e ora grazie all’impegno del Consiglio Notarile di Sassari, Nuoro e Tempio Pausania, raggiunge anche la Sardegna, arricchita dei testamenti di alcuni dei personaggi più illustri dell’Isola. Un percorso documentale che racconta l’Italia così come traspare dai testamenti di uomini e di donne che hanno contribuito a scrivere la storia del nostro Paese. Documenti emozionanti sia per il contenuto che per la forma: scritti con mano ora ferma, ora tremante, i testamenti dispongono sia di questioni materiali che di lasciti morali, parlano di vita come di morte. Giuseppe Garibaldi, per esempio, ha dettato minuziosamente le istruzioni per la sua sepoltura: «Il mio cadavere sarà cremato con legna di Caprera nel sito da me indicato con asta di ferro ed un pizzigo di cenere; sarà chiuso in urna di granito e collocata nella tomba delle mie bambine sotto l’agaccio ivi esistente. La mia salma vestirà camicia rossa […]. Al Sindaco né a chiunque si parteciperà la mia morte senonchè finita la cremazione». Giovanni XXIII, il “Papa buono”, scrisse il testamento quando ancora era patriarca di Venezia: «Nato povero, ma da onorata e umile gente, sono particolarmente lieto di morire povero, avendo distribuito secondo le varie esigenze e circostanze della mia vita semplice e modesta, a servizio dei poveri e della Santa Chiesa che mi ha nutrito quanto mi venne fra mano durante gli anni del mio sacerdozio e del mio Episcopato». Emilio Lussu invece cedeva ogni sua proprietà al Comune di Armungia, affinché ne disponesse nell’interesse delle famiglie più povere.
Testamento però non significa solo un atto formale redatto e anche depositato da un notaio. Può consistere semplicemente in un testo comprendente un’eredità morale. Come quello scritto nel 1975 dall’avvocato Giorgio Ambrosoli, liquidatore – su incarico del governatore della Banca d’Italia Guido Carli – della Banca Privata Italiana di Michele Sindona e ucciso nel 1979 da un sicaro ingaggiato dallo stesso Sindona, che fu poi condannato all’ergastolo (e che morì in carcere per un caffè avvelenato). «È indubbio – si rivolgeva Ambrosoli alla moglie – che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese».
Come ha ricordato all’inaugurazione della mostra lo scorso 10 maggio, Giulio Biino, presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, anche Paolo Borsellino lasciò una sorta di testamento morale. Un testo legato a un episodio specifico, uno degli ultimi della sua vita. Avendo saltato un incontro con gli studenti in liceo padovano e accusato di maleducazione da un’insegnante, preparò una lettera di scuse, nella quale, con grande imbarazzo, cercava di raccontare come fosse complicata la sua vita. Quel testo è un vero e proprio testamento spirituale, messo nero su bianco all’alba di quel 19 luglio 1992. Poche ore più tardi, l’esplosione di via D’Amelio a Palermo mise fine alla vita sua e della scorta.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni, dalle 10 alle 19 fino al 4 giugno. L’ingresso è gratuito. Per informazioni sono attive le mail bu-ss@cultura.gov.it e consigliosassari@notariato.it.









