Gianni Russo (Federalberghi): «No alla demonizzazione del settore del turismo, servono dati»
«Parliamo di un comparto che, secondo i dati di Istat e Banca d’Italia, rappresenta circa il 13% del Pil nazionale e coinvolge oltre 3,5 milioni di occupati tra diretti e indiretti»
Sassari. «Il turismo non può essere raccontato attraverso semplificazioni che finiscono per penalizzare un intero comparto e alimentare un clima di sfiducia ingiustificato». Lo dichiara Gianni Russo, vicepresidente di Federalberghi Nord Ovest Sardegna, intervenendo nel dibattito sulla carenza di personale nel settore turistico-alberghiero.
«Parliamo di un comparto che, secondo i dati di Istat e Banca d’Italia, rappresenta circa il 13% del Pil nazionale e coinvolge oltre 3,5 milioni di occupati tra diretti e indiretti. Numeri che danno la misura del ruolo strategico del turismo per l’economia del Paese. Anche in Sardegna il settore è centrale: si stima che il turismo incida in maniera determinante sull’economia regionale, con un peso che può arrivare fino al 25-30% del Pil considerando l’indotto e con decine di migliaia di lavoratori impiegati ogni anno nelle strutture ricettive, nella ristorazione e nei servizi collegati. La grande maggioranza delle imprese opera nel rispetto dei contratti collettivi nazionali, garantendo occupazione regolare e contribuendo alla crescita economica e sociale dei territori, spesso in contesti dove le alternative occupazionali sono limitate».
Russo invita quindi a «non trasformare criticità reali, che esistono e vanno affrontate, in una narrazione generalizzata che rischia di delegittimare un intero settore».
Il tema della carenza di personale – aggiunge – è complesso e riguarda fattori strutturali ben noti: stagionalità del lavoro, costo della vita nelle località turistiche, difficoltà nei collegamenti, disallineamento tra domanda e offerta di competenze. Questioni che richiedono politiche attive, formazione e collaborazione tra istituzioni e imprese. Alimentare contrapposizioni o, peggio, un clima di ostilità verso gli operatori turistici significa colpire uno dei pochi comparti che oggi genera occupazione, reddito e sviluppo».
«Serve invece un approccio equilibrato e costruttivo: da parte nostra confermiamo piena disponibilità al confronto con le istituzioni, ma con una premessa chiara – conclude Russo – non si può costruire il futuro del turismo mettendo sotto accusa chi, ogni giorno, lo rende possibile».








