Primavera a teatro 2026, venerdì 13 marzo “Canto Conte”
Quattro serate tra marzo e maggio per un viaggio tra letteratura, riflessione filosofica e identitaria
Musica d’autore, comicità e drammaturgia contemporanea, ritorna al Cine Teatro Astra la rassegna “Primavera a Teatro” con un cartellone che intreccia linguaggi diversi mettendo al centro la potenza della musica e del racconto. Organizzata dalla Compagnia Teatro Sassari con il contributo della Regione, del Comune di Sassari e della Fondazione di Sardegna. La nuova stagione presenta quattro appuntamenti da marzo e maggio con spettacoli capaci di spaziare dalla canzone d’autore al teatro brillante, fino alla riflessione poetica e identitaria.
Ad aprire il cartellone, venerdì 13 marzo alle 20,30, sarà “Canto Conte”, progetto musicale che vede protagonista Ilaria Pilar Patassini, interprete e ideatrice di un viaggio dedicato alle canzoni di Paolo Conte. Pubblicato a marzo 2025 per Parco della Musica Records e realizzato in collaborazione con il direttore d’orchestra e arrangiatore Angelo Valori, lo spettacolo porta in scena l’universo poetico del grande cantautore attraverso interpretazioni che ne fanno emergere il “canto sottotraccia”, mantenendone intatto il fascino enigmatico. Le canzoni di Conte diventano così un vero e proprio paese immaginario, con una propria geografia e i suoi personaggi. In questa versione in duo, Pilar sarà accompagnata alla chitarra da Simone Sansonetti, in un dialogo musicale essenziale e intenso tra voce e strumento, capace di restituire l’ironia sottile e la profondità delle atmosfere contiane. Ilaria Patassini terrà anche una masterclass di canto moderno al Teatro Astra tra il 14 e 15 marzo. Prenotazioni ed informazioni: teatrosassari@tiscali.it – 349/1926011 – 079/200267.
Il secondo appuntamento è in programma sabato 18 aprile alle 20,30 e domenica 19 aprile alle 19 con “A Chilivani si cambia”, produzione della Compagnia Teatro Sassari tratta da “Vous n’avez rien à déclarer?” di Maurice Hennequin, con coordinamento scenico di Mario Lubino e regia di Giampiero Cubeddu. In scena Teresa Soro, Mario Lubino, Alessandra Spiga, Chicca Sanna, Alfredo Ruscitto, Michelangelo Ghisu, Pasquale Poddighe, Antonietta Toschi Pilo e Paolo Colorito. A venticinque anni dal debutto, avvenuto il 24 novembre 2001, torna così uno dei più grandi successi del Teatro Sassari. Scritta nel 1906 in piena Belle Époque, la commedia si inserisce nella tradizione del vaudeville, basata su una trama serrata fatta di equivoci, scambi di persona e colpi di scena. Al centro della vicenda una famiglia medio-borghese degli anni Cinquanta che, al ritorno della figlia dal viaggio di nozze, scopre con sgomento che il matrimonio non è stato consumato a causa dell’entrata improvvisa del controllore nello scompartimento ferroviario degli sposini. Da qui prende il via una rocambolesca corsa contro il tempo per restituire onore e virilità al giovane marito, mentre l’ex fidanzato della ragazza tenta in tutti i modi di sabotare l’unione, trascinando il protagonista in una serie di esilaranti disavventure. Allestimento scenico Tomaso Tanda e Uccio Sisto; luci e fonica Tony Grandi.
Venerdì 22 e sabato 23 maggio alle 20,30 sarà la volta di “La fine della fine”, testo di Stefano Dionisi, con la regia di Mario Lubino e interpretato da Claudio Dionisi e Stefano Dionisi. Lo spettacolo immagina un mondo dopo un catastrofico Big Bang che ha cancellato ogni forma di vita. In questo scenario desolato sopravvivono soltanto due uomini, Vindice e Vongola, immersi in un deserto esistenziale popolato soltanto dalle loro voci e dai loro movimenti. Aggrappati alla speranza che possa esserci ancora qualcuno, i due tentano di richiamare eventuali sopravvissuti affidandosi alla luce di un lampione, Banny, simbolo fragile di una possibile presenza. I personaggi rievocano le figure del clown bianco e dell’augusto: Vongola è animato da sogni e fiducia, mentre Vindice appare più disincantato ma lo accompagna comunque in questa ricerca disperata. Tra musica, filastrocche e richiami al varietà di Ettore Petrolini, il loro viaggio si trasforma in una riflessione ironica e amara sulla condizione umana, fino alla consapevolezza che l’unica uscita possibile è accettare l’inevitabile fine.
A chiudere la rassegna, sabato 30 maggio alle 20,30, sarà lo spettacolo “Balentes – Is femminas chi ant fatu s’istoria nostra” della compagnia Il Crogiuolo, scritto e diretto da Rita Atzeri. Lo spettacolo, vincitore del Premio ISRE 2025, racconta la storia di quattordici donne che hanno segnato profondamente il percorso storico della Sardegna dal Medioevo al Novecento. In scena Cristina Maccioni, Daniela Musiu, Isella Orchis, Carla Orrù, Elisa Pistis, Giuliano Pornasio, Antonella Puddu e Gisella Vacca, con costumi di Marco Nateri, disegno luci di Tonio Argiolas e musiche originali di Ennio Atzeni. Attraverso le vicende di figure come Pasca Selis Zau, Lucia Delitala Tedde, Violante Carroz, Adelasia di Torres ed Eleonora d’Arborea, fino a protagoniste dell’età contemporanea come Ninetta Bartoli, Adelasia Cocco, Joyce Lussu, Grazia Deledda e Maria Lai, lo spettacolo restituisce un mosaico di storie di coraggio, emancipazione e impegno civile. Un racconto corale che attraversa i secoli e rende omaggio al contributo delle donne nella costruzione dell’identità culturale e sociale dell’isola.








