Dinamo, iniziata l’era Markovic
Ieri l’arrivo in Sardegna e il primo allenamento al PalaSerradimigni, questa mattina la presentazione ai media: “Felice di essere in questo team storico”
Determinato, concentrato e consapevole del lavoro da fare. Chiuso a malincuore il capitolo Bucchi, in casa Dinamo Sassari Sassari è ufficialmente iniziata l’era targata Nenad Markovic, con il primo allenamento nella serata di ieri e la presentazione ufficiale di questa mattina.
Cinquantacinque anni bosniaco di Doboj con padre bosniaco e madre croata, è cresciuto nel KK Bosna giocando tra gli altri insieme a Danilovic. Ha militato in grandi club, tra cui Limoges, Valencia, Olympiakos e Badalona con parentesi nel 92-93 nella storica Stefanel Trieste. Markovic è il secondo allenatore straniero in serie A della storia di Sassari dopo la parentesi Markowski, anche lui arrivato in corsa. Ha iniziato la carriera da coach nel 2007 con un biennio al Panionios in Grecia. Dopo Kaod ha debuttato nel campionato turco con il Trabzonspor, poi al Pinar, prima di fare il salto con Tenerife in ACB. Con gli spagnoli nel 2017 ha vinto la Coppa Intercontinentale battendo in finale i venezuelani del Guaros. È tornato in Turchia per aprire un ciclo al Gaziantep dove è rimasto per quattro stagioni ottenendo eccellenti risultati. Nel recente passato il neo allenatore biancoblù ha incrociato la Dinamo, due volte nella passata in BCL allenando Dijon e battendola in entrambe le circostanze, in Francia 88-80 e a Sassari 85-72. La squadra francese è poi arrivata al Round of 16 eliminando nel play-in il Peristeri.
Ecco le prime parole del neo tecnico biancoblù: ” Grazie per il benvenuto, sono molto felice di far parte di questo storico team. Qua si è vinto tanto e si ha grande organizzazione di cui si sente parlare in tutta Europa. E’ una sfida per me lavorare per la prima volta in Italia, sono stato quasi dappertutto in Europa, è sempre stato un mio desiderio, conoscevo già Federico è stato molto facile decidere di venire qui. Prima di tutto voglio dire che ho grande rispetto di Piero Bucchi, non è la prima volta che mi capita di prendere una squadra in corsa nel mezzo della stagione, ho bisogno di vedere i ragazzi in campo, come reagiscono alle situazioni. Non abbiamo molti allenamenti prima di Milano, quindi posso partire da piccole cose, dettagli, ora concentriamoci sulla difesa. Per me è l’aspetto più importante, da consistenza e fiducia alla squadra. Il mio basket? è quello di ogni allenatore, ovvero quello di trovare il modo di vincere ogni partita. Se è possibile buona difesa e contropiede, in linea di massima le mie squadre partono da una difesa solida. Ambizioni della squadra? Ho bisogno di capire, vediamo le prossime tre partite prima della sosta e poi vedremo. L’esordio con Milano sarà difficile, loro sono un top team in Europa, per noi sarà un bel test per la mentalità al di là del risultato, capiremo le cose positive da cui ripartire. Squadra depressa o arrabbiata? Ne una cosa e ne l’altra, credo sia una squadra consapevole e questo è importante per lavorare bene. Ieri nessuno era a testa bassa, mi hanno tutti guardato negli occhi e questo è il segnale di un gruppo attento e pronto che vuole lavorare e reagire, tutti hanno portato energia e intensità nell’allenamento, non credo tanto nel lavoro psicologico, credo nel lavoro quotidiano in palestra e sono convinto che la fiducia si costruisca nella pratica. Se non metto un tiro l’indomani mattina vado in palestra e tiro 100 volte, ci deve essere la capacità di lavorare prima di tutto su se stessi, faremo lavoro collettivo ma anche individuale per capire su cosa si può migliorare. Jefferson? lo conosco bene è un giocatore in grado di prendersi responsabilità, conosco lui, Stefano, Gombauld, Diop, Kruslin. Conosco il campionato italiano, è cresciuto molto negli ultimi anni, ora per noi è importante giocare il nostro basket e ritrovare fiducia, capire dove possiamo crescere, poi vedremo, fra tre settimane avremo le idee più chiare per capire anche le nostre ambizioni”.
“Chi è Nenad Markovic fuori dal basket? Sono felicemente sposato ho due figlie, mi piace il mare, il basket è la mia ossessione, il mio lavoro, la mia passione e fuori dal campo sono un noiosissimo uomo di famiglia. Non è mai facile quando si cambia un allenatore, capisco i tifosi, specialmente quando un coach si chiama Piero Bucchi, ma la vita degli allenatori è questa e lo sappiamo noi per primi. E’ il momento di restare uniti, c’è bisogno che i tifosi ci diano energia, è importante che stiamo tutti legati per trovare nuova fiducia e fare bene”.
Aldo Gallizzi
La video intervista al General Manager Federico Pasquini curata da Ico Ribichesu








