Il Centro Uonpia di San Camillo rischia il blocco dell’attività

È l’unico servizio pubblico che si occupa della terapia riabilitativa dei bambini nel territorio di Sassari. Un gruppo di genitori si rivolge al presidente della Regione Francesco Pigliaru

Sancamillo
Il complesso di San Camillo

Sassari. Riceviamo e pubblichiamo una lettera scritta da un gruppo di genitori di bambini disabili che si rivolgono al presidente della Regione Francesco Pigliaru, al quale chiedono che non sia messa a rischio l’attività del Centro UONPIA (Unione Operativa Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza), che opera a San Camillo a Sassari.

 

Gentile Prof. Pigliaru,

siamo un gruppo di genitori di bambini disabili. Vogliamo sottoporre alla Sua attenzione la situazione di grande difficoltà che affrontiamo ormai da troppo tempo. I nostri figli sono seguiti presso il Centro UONPIA (Unione Operativa Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza), che si trova a Sassari, a San Camillo. Si tratta dell’unico centro pubblico che si occupa della terapia riabilitativa dei bambini (sin da piccolissimi) nel territorio di Sassari. All’UONPIA, attualmente, sono seguiti 60 bambini con diversi tipi di disabilità. Il centro si occupa non soltanto della terapia, ma anche della diagnostica e delle valutazioni periodiche dei bambini, necessarie sia per verificare il loro grado di sviluppo a livello cognitivo e psico-motorio, sia per richiedere, nell’ambito dei rapporti con le scuole di vario grado, le ore di sostegno.

Il lavoro che viene svolto è di altissimo livello, non solo dal punto di vista squisitamente professionale, ma anche dal punto di vista umano: sia i bambini che i genitori vengono supportati e accompagnati nel difficile percorso che le famiglie affrontano quando hanno a che fare con una disabilità.

Purtroppo, nonostante questo, l’attività del centro rischia regolarmente di essere bloccata, dal momento che quasi tutte le terapiste che vi operano sono assunte con contratti a tempo determinato, che vengono prorogati di volta in volta. Nello specifico, all’interno dell’UONPIA – al momento – operano le seguenti figure professionali: una neuropsichiatra, assunta a tempo indeterminato, quattro fisioterapiste, 2 psicomotriciste e 2 logopediste assunte a tempo determinato.

Sino a circa un mese fa faceva parte dell’organico anche una psicologa, il cui contratto non è stato prorogato e che ancora non è stata sostituita. Come può ben capire dal rapporto numerico tra i bambini seguiti e le terapiste, è palese che il personale attualmente presente non è sufficiente per far fronte a tutte le esigenze. Alcuni bambini restano “tagliati fuori” da certe terapie, proprio perchè non è possibile seguire tutti. Inoltre, la precarietà dei rapporti di lavoro non consente una programmazione a lungo termine, che invece sarebbe necessaria per il trattamento dei bambini, che non consiste in poche ore di terapia, ma che deve essere caratterizzato da un percorso lungo, ben studiato e diluito nel tempo, che non può essere mai lasciato al caso o all’improvvisazione.

Già più volte abbiamo fatto presente questo problema alla Asl. Il dottor Giannico ci aveva assicurato che sarebbero stati banditi i concorsi necessari per l’assunzione di figure professionali che potessero stabilmente lavorare nella struttura. Tuttavia, il nostro timore è che, a seguito del cambiamento della Giunta Regionale – che probabilmente porterà anche al rinnovo dei vertici delle Asl – la nostra situazione e il nostro disagio passino in secondo piano.

A tutto ciò va aggiunto che, qualora l’Uonpia dovesse interrompere il servizio, per le altre strutture convenzionate sono previste liste d’attesa di più di tre anni. L’alternativa resta il privato, ma considerando che una seduta di logopedia ha un costo minimo di trenta euro l’ora, è ovvio che il trattamento dei bambini disabili, in questo caso, resterebbe appannaggio solo ed esclusivamente delle famiglie più “fortunate”.

Come se questo non bastasse, la Regione ha inspiegabilmente bloccato i nuovi piani personalizzati a favore delle persone con disabilità previsti dalla L. 162/98. Si tratta di un aiuto prezioso, che le famiglie hanno perso, senza che vi sia stata alcuna spiegazione o chiarimento da parte dell’assessorato competente.

Insomma, noi famiglie ci sentiamo completamente abbandonate in questa situazione. Già di per sé non è facile affrontare e accettare il dolore che provoca in un genitore la consapevolezza della disabilità del proprio figlio, ma questo dolore è ancora più insopportabile quando vengono tolti senza alcuna motivazione e logica gli strumenti per poter affrontare al meglio la situazione.

La preghiamo di intervenire al più presto per aiutarci.

I genitori dei bambini di San Camillo

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