Alessandra Giudici: ‘Vedo Sassari morire’
«Sono stati buttati alle ortiche percorsi già definiti». E sulla crisi in Comune: «Nicola Sanna non mi sembra un sindaco autorevole, mi dispiace dirlo. E il Pd non è un partito ma un’accozzaglia di correnti»

Sassari. Comunque si risolva la crisi a Palazzo Ducale il giudizio non cambia. «Purtroppo, e mi dispiace dirlo, tutta questa vicenda trasmette l’immagine di un sindaco non autorevole». Alessandra Giudici, presidente della Provincia di Sassari fino allo scorso giugno, quando la Giunta regionale in attesa di definire una riforma organica nominò l’amministratore straordinario Guido Sechi, lo dice senza tanti giri di parole. «Voglio spiegare che non bisogna mai confondere il fatto di essere autoritari con l’essere autorevoli. In questo scorcio iniziale di mandato il sindaco ha dimostrato di non essere autoritario, e questo è un bene perché occorre parlare e sentire tutti, ma, purtroppo, anche di non essere autorevole. Un sindaco eletto con il 65 per cento dei voti non può assolutamente farsi scrivere il ruolino di marcia da altri. Deve invece battere i pugni sul tavolo e prendere una posizione ben precisa. Sapendo tra l’altro che il Pd non è un partito ma un’accozzaglia di correnti e sapendo che lui queste correnti le ha in Giunta». Un giudizio netto, che non riguarda ovviamente la persona. Si giudica quello che viene percepito dall’esterno. «Senz’altro il sindaco doveva fare il conto delle correnti e chiudere la porta, di modo che le varie pagine non si scompigliassero troppo! E invece proprio questo è successo…».
Tutta questa vicenda della crisi in Comune trasmette l’immagine di una classe politica locale troppo autoreferenziale, a cominciare da quella del Pd, partito dal quale Alessandra Giudici è ormai lontanissima. «Vedo morire questa città giorno dopo giorno». Troppa attenzione è riservata agli assetti di Giunta, agli incarichi ed alle poltrone, quando invece le emergenze in città sono altre. «Sassari la vedo morire, ahimé, e mi sembra che lo dimostrino gli atti vandalici di cui ultimamente sentiamo parlare spesso. Sono un segnale gravissimo del disagio sociale che Sassari sta vivendo ma anche della scarsa sicurezza in cui ci troviamo. Faccio un esempio, forse banale ma che dà l’idea di ciò che avviene: a Li Punti una strada intera è rimasta priva di illuminazione per ben sei mesi. Cosa voglio dire? Che è difficile poi dare torto a chi dice che si pensa troppo alle poltrone e non si sta invece pensando ai bisogni dei cittadini», fa notare Alessandra Giudici.
In questi mesi si è amministrato con il freno a mano tirato o addirittura gettando alle ortiche risultati già raggiunti. Alessandra Giudici, che tra l’altro è ancora presidente dell’Unione delle Province Sarde (il successore non è mai stato nominato: doveva essere scelto tra i commissari delle amministrazioni provinciali ma nessuno finora si è posto il problema), qualche sassolino dalle scarpe se lo vuole togliere. «Non ha senso riproporre percorsi già definiti. Per esempio, quello che lo scorso settembre è stato sbandierato come il primo incontro con associazioni di categoria e sindacati, lo avevamo messo in piedi noi da anni con il Patto dei Sindaci. Perché è stato mollato? Per ricominciare tutto daccapo? Si deve prendere il meglio delle cose fatte, non si butta tutto alle ortiche».







