Palazzo Ducale, quel commissario che i consiglieri non vogliono
Il Pd potrebbe prendere atto che l’esperienza Sanna è arrivata al capolinea. Ma non è detto che i numeri in Consiglio non ci siano più. Una nuova coalizione?
Sassari. L’attesa continua. La giornata di lunedì sembrava determinante per il futuro della Giunta Sanna, o meglio di ciò che rimane dopo le dimissioni, sabato scorso, degli assessori Fabio Pinna, Monica Spanedda e Raffaella Sau. In mattinata il Pd si è riunito nella sede della federazione in via Mazzini, per un’analisi della situazione, presente il sindaco Sanna, i big del partito e i segretari Gianpiero Cordedda (provinciale) e Fabio Pinna (comunale), non più anche assessore, con la partecipazione del dirigente Massimo Pintus. La prospettiva rimane quella del commissariamento del Comune di Sassari. L’esperienza del sindaco Nicola Sanna sembra insomma arrivata alla fine. Ma non è detto che l’esito sia semplice da gestire. Innanzitutto non va dimenticato che lo stesso primo cittadino ha detto più volte, e lo ha ribadito anche nelle ultime ore, che non ha alcuna intenzione di dimettersi. «Io sono stato eletto e rispondo ai sassaresi delle mie azioni. Gli assessori che si sono dimessi sono stati invece solo nominati», ha ripetuto.
L’alternativa è allora arrivare alla sfiducia direttamente in Consiglio comunale. Qui però servono i numeri e qualche distinguo pare sia già emerso. Basta un banale conteggio. Innanzitutto, c’è il possibile sostegno da parte di una fetta consistente di opposizione, che approfitterebbe così della crisi tutta interna al Pd per ribaltare le posizioni consiliare. Se i tre esponenti del M5S rappresentano l’opposizione dura e pura, gli altri sei consiglieri sono disponibili a sostenere un esecutivo Sanna, che a quel punto sarebbe anti Pd. Poi ci sono i sei consiglieri monogruppo, che in un quadro totalmente nuovo troverebbero finalmente quello spazio in Giunta (per loro monopolizzata dal Pd) richiesto dall’inizio del mandato (e anche nelle ultime settimane qualche frecciata al sindaco l’hanno lanciata). Mancano sei voti per raggiungere quota 18 (su 34+1), soglia minima di maggioranza. Ci sono gli altri gruppi, in particolare il Pd. Qui, due consiglieri rimangono schierati con il sindaco Sanna (sono dell’area “soriana”, che ha mantenuto l’assessore Antonio Piu in Giunta; tutti gli altri invece fanno riferimento alle componenti “renziana” di Manca e dei “popolari-riformisti” di Cabras-Fadda che hanno portato alla vittoria alle recenti primarie il nuovo segretario regionale Cucca). Ne servono altri quattro. E non è detto che allora siano sempre presenti in aula. All’Esecutivo, in una situazione di maggioranza totalmente nuova, servirebbe non andare sotto. La soluzione potrebbe essere allora quella di andare in Consiglio e verificare i numeri pratica per pratica. Condotta faticosa, ma che troverebbe sponda nello scarso entusiasmo che diversi consiglieri di maggioranza (e sarebbero almeno una decina) hanno informalmente manifestato. Lunedì mattina si è riunita la Commissione Finanze per l’esame di alcune pratiche, presenti gli assessori competenti. Nessun riferimento alla situazione politica. Si è anzi lavorato come se nulla fosse accaduto. Segnali che fanno capire che l’arrivo del commissario – che per alcuni mesi svolgerebbe in un colpo solo le funzioni di Giunta e Consiglio – non è insomma così gradito.
L’ultima opzione per fare cadere Sanna è quella delle dimissioni dei fatidici 18 consiglieri. Firme depositate dal notaio, passaggio che richiederebbe una palese e netta presa di posizione da parte dei singoli. Alla luce di quanto appena scritto è diventata un’ipotesi complicata.
Le eventuali elezioni si terrebbero in ogni caso nella prima finestra elettorale utile, quasi sicuramente quindi nel prossimo maggio. Venerdì sarà il Pd, nell’ennesimo vertice decisivo, a cercare un chiarimento definitivo. Se non dovesse arrivare si rischia il blocco totale dell’azione amministrativa. O una ripartenza con il sindaco Sanna non più targato Pd.








