Tassa di soggiorno a Sassari, la Confcommercio dice no

Si è tenuto ieri il secondo incontro dedicato alla possibile introduzione dell’imposta. Consegnato all’Amministrazione un documento. Rimane necessario reperire risorse per la promozione turistica

 

SassariCorsoVittorioEmanuele
Uno scorcio del centro storico di Sassari

Sassari. Convocato dagli Assessori al Turismo, Monica Spanedda, alle Attività Produttive, Alessio Marras, e al Bilancio, Amalia Cherchi, si è tenuto ieri a Palazzo Ducale il secondo incontro dedicato alla possibile introduzione della tassa di soggiorno a Sassari. Per la Confcommercio erano presenti Carlo Colombino, presidente di Sassari, Stefano Visconti, presidente di Federalberghi-Confcommercio dell’Area Sassari, Gianluca Murgia, coordinatore del settore ricettivo extra alberghiero di Confcommercio, Gianni Russo, Fulvio Marini e Salvatore Coinu, dirigenti della Federalberghi della Città.

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Carlo Colombino, presidente territoriale della Confcommercio

La Confcommercio, pur nel doveroso rispetto delle esigenze prospettate dagli assessori, ha consegnato ai rappresentanti dell’Amministrazione un documento nel quale ribadisce la propria assoluta contrarietà all’introduzione in città della tassa di soggiorno.

L’incontro ha consentito un ulteriore approfondimento sull’argomento, con particolare riferimento all’esigenza di reperire risorse destinate alla promozione della città a fini turistici.

A tale proposito gli assessori, riprendendo alcuni spunti emersi in occasione dei precedenti incontri destinati ai progetti di sviluppo, hanno invitato le associazioni a dare concretezza alle ipotesi alternative formulate, compresa quella di una partecipazione diretta delle imprese ad iniziative di marketing.

Di seguito il testo del documento della Confcommercio-Federalberghi

 

Ill.mo Signor Sindaco, Gentili Assessori,

preliminarmente riteniamo doveroso ringraziare per la disponibilità dimostrata, in occasione del precedente incontro, nell’ascolto delle istanze che provengono dai nostri settori.

Siamo, pertanto, pronti a dare all’Amministrazione il nostro apporto di conoscenze, di professionalità e di studio che consenta di raggiungere gli obiettivi del breve, medio e lungo periodo che insieme andremo a determinare, nell’ottica dello sviluppo, in chiave turistica, del territorio.

Per venire all’argomento oggetto dell’odierno incontro, la nostra organizzazione, rappresentativa delle attività del terziario, delle imprese della ricettività e dei servizi per il turismo, ritiene doveroso ribadire la propria contrarietà all’introduzione dell’imposta di soggiorno.

Confcommercio-Confturismo ha avversato fin dal primo momento le disposizioni con cui si dà facoltà ai Comuni di applicare l’imposta di soggiorno nell’ambito del proprio territorio nelle strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere.

Tale ferma opposizione deriva dalle seguenti considerazioni:
1) La tassa di soggiorno sarebbe percepita a tutti gli effetti come parte integrante del costo della vacanza e avrebbe riflessi negativi sul piano dell’immagine per il nostro sistema di accoglienza. Il turista si vedrebbe considerato come un ospite sopportato e non come una risorsa, semmai da incentivare, che porta ricchezza nel nostro territorio.
2) Si tratta di un balzello anacronistico e controproducente. Come è noto, infatti, l’imposta di soggiorno, una sorta di dazio di stampo medioevale, risale alla legislazione del 1910 e venne abrogata nel 1989 perché ritenuta un irrazionale costo a carico delle imprese alberghiere e nel complesso un irrilevante introito sul versante delle entrate pubbliche a fronte di elevatissimi costi di gestione.
3) Non si può, poi, non sottolineare che il contributo finirebbe col gravare prevalentemente su chi alloggia nelle strutture ricettive classificate (alberghi, villaggi, residence, campeggi, affittacamere, B&B, etc.) trascurando tutte le altre forme di accoglienza più o meno sommerse, (nei confronti delle quali l’esazione e il controllo sono obiettivamente difficili), e che paradossalmente verrebbero premiate.
4) In ogni caso, l’imposta finirebbe per creare una disparità di trattamento tra coloro che alloggiano in albergo, e che pertanto già contribuiscono a rendere più ricchi i luoghi turistici, e coloro che pongono in essere il cosiddetto turismo escursionistico e pendolare, presso strutture non classificate e spesso nel più totale sommerso, avvantaggiando così queste ultime. In più c’è da considerare il disorientamento del turista che in una località si vedrà applicare il contributo ed in un’altra invece no, dato che non tutti i Comuni turistici, anche in forza delle considerazioni che precedono, sono propensi ad avvalersi della facoltà di adottare l’imposta. Ne deriverebbe quindi una diversità di soluzioni tale da provocare una disomogeneità di situazioni da comune a comune.
5) Il mercato dell’offerta turistica, inoltre, è sempre più caratterizzato da una forte concorrenzialità, che spinge gli operatori del settore ricettivo a contenere le tariffe nei limiti del possibile pur mantenendo inalterato il livello dei servizi.
6) L’applicazione dell’imposta di soggiorno si tradurrebbe inevitabilmente in un aggravio di costo. Ciò indebolirebbe la nostra offerta soprattutto in fase di contrattazione con i tour operators. E’ vero che apparentemente l’importo dell’imposta, può sembrare di modesta entità. Ma se, per esempio, consideriamo una famiglia o un gruppo organizzato che soggiornano per una settimana, si tratta di costi aggiuntivi che possono fare la differenza in negativo e indurre a preferire altre destinazioni con ovvie penalizzazioni per la nostra offerta.
7) Ad essere minata non sarà solo la competitività interna delle strutture ricettive, ma anche quella esterna. Infatti, gli alberghi europei e di altri Paesi concorrenti, che già godono in molti casi di un regime IVA agevolato e di numerosi contributi statali e regionali, si confronteranno con dei competitors locali gravati da un ulteriore costo da sostenere, in quanto sarà difficile trasferire il contributo in questione al cliente in un mercato che mai come oggi richiede, invece, moderazione e contenimento dei prezzi. Né bisogna dimenticare che l’istituzione del tributo in questione finirà inevitabilmente con l’incidere negativamente sulle iniziative volte a promuovere il sistema turistico locale all’estero e ad incentivare la crescita della domanda nazionale.
8) Oltre a ciò si deve tener conto dei costi a carico delle strutture ricettive, derivante dall’onere burocratico e contabile della gestione del tributo, in quanto l’albergatore, in base all’attuale formulazione della legge regionale, viene nominato sul campo sostituto d’imposta. Ne deriva, tra l’altro, l’obbligo di comunicare al Comune, entro quarantotto ore dall’inizio del soggiorno, i dati identificativi dei soggetti di imposta ed il relativo periodo di permanenza; e, come se non bastasse, di provvedere alla riscossione della tassa ed al versamento al Comune entro i quindici giorni successivi dalla fine del soggiorno.
9) L’impianto sanzionatorio, poi, ha connotazioni a dir poco vessatorie: l’omissione della comunicazione o la compilazione della stessa in modo incompleto è punita con la pena da € 500 a € 2.000; l’omissione del versamento dell’imposta è punita a sua volta con la pena pecuniaria pari al 30% dell’imposta evasa. E se un operatore omette di riscuotere l’imposta è punito con una pena pecuniaria dal 100 per cento al 200 per cento dell’imposta evasa. In aggiunta, come si è detto, a carico degli operatori ci sono i costi elevatissimi per la gestione burocratica e contabile del tributo che sarebbe addirittura superiore all’entità degli importi riscossi. Per fare un esempio, pensiamo al caso di un campeggio che nei periodi di punta della stagione può ospitare oltre mille presenze e che si trova a fronteggiare un turn over a dir poco frenetico di partenze e di arrivi.
10) E c’è infine un altro aspetto da tener presente: gli operatori della ricettività turistica si troverebbero costretti ad assumere l’antipatico ruolo di esattori nei confronti dei propri ospiti, con prevedibili effetti deleteri sulla fidelizzazione della clientela.

Alla luce di tali considerazioni, riteniamo che l’imposta di soggiorno determinerebbe gravi pregiudizi all’immagine del sistema di accoglienza turistica locale e, conseguentemente, danni economici a carico degli operatori interessati e della stessa collettività, ben più rilevanti dei ricavi che si ritiene possano derivare dall’applicazione del tributo.

Siamo, pertanto, fiduciosi che codesta Amministrazione vorrà tenere nella giusta considerazione quanto esposto e che vorrà assumere le conseguenti decisioni al riguardo.

Nel rinnovare il nostro più sentito ringraziamento per l’attenzione, ci auguriamo che a queste nostre osservazioni vengano date, in tempi ragionevolmente brevi, le risposte che ci aspettiamo.

Carlo Colombino, presidente Territoriale di Sassari Confcommercio Nord Sardegna
Stefano Visconti, presidente Federalberghi provinciale di Sassari Confcommercio Nord Sardegna
Gianluca Murgia, delegato Settore Extra-alberghiero Confcommercio Nord Sardegna

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