Ztl, usciamo dalle trincee

Sulla sospensione della Zona a Traffico Limitato nel centro storico di Sassari prende posizione Associazione Culturale Embargo e il Circolo Culturale Embargo Beat

Sassari. Riceviamo e pubblichiamo la presa di posizione dell’Associazione Culturale Embargo e del Circolo Culturale Embargo Beat sulla sospensione decisa dall’Amministrazione comunale della Zona a Traffico Limitato nel centro storico di Sassari.

Fin dall’inizio della campagna elettorale per le elezioni comunali, e in maniera più calda in questi giorni, a Sassari si è acceso un dibattito sulla Zona Traffico Limitato nel centro storico cittadino.

Il nuovo sindaco Nanni Campus ha deciso di sospendere temporaneamente la Ztl aprendo i varchi e permettendo alle macchine di circolare (ma non di parcheggiare) nella cosiddetta Area blu a tutte le ore. Questa scelta pare sia condivisa da una grossa fetta di commercianti che sarebbero favorevoli alla riapertura pensando e sperando che questa possa essere la soluzione per rianimare il commercio in città, un commercio ormai in agonia, dato che il fulcro dello shopping è da anni la zona industriale di Predda Niedda.

Per altro i parcheggi esistenti al centro, affidati e gestiti dalla multinazionale Saba Italia, hanno ormai prezzi da capogiro per via dell’ultimo accordo varato dall’Amministrazione uscente, che ha fissato la tariffa a 50 centesimi per 20 minuti di sosta. Una mezza giornata in centro oggi costa 6 euro (il prezzo di una pizza).

La decisione di sospensione della Ztl, presa dopo un sondaggio non certo scientifico e approfondito, sta portando a uno scontro tra comitati Pro Ztl e No Ztl. Come sempre capita quando le istituzioni non cercano di assumere un ruolo di mediazione, ci si trova tra cittadini in trincea che si accusano a vicenda di non capire, di non saperne abbastanza e via discorrendo.

Lungi dal rifiutare la posizione ecumenica del “volemose bene”, ed essendo tra quelli che sostengono l’importanza della Ztl al centro storico, noi pensiamo comunque che una seria rottura nella prassi, un cambiamento radicale nell’approccio al problema, una svolta nella soluzione dei conflitti che sorgono in seno alla città, sarebbe quella di superare questo modello semi-decisionista, che sembra basato sul “vediamo cosa succede”, in favore di una vera svolta, a favore di una vera discussione civile mediata da dei facilitatori super partes alla quale prende parte anche l’amministrazione.

Perché il centro storico non è il feudo né di chi ci vive e né di chi ci lavora, ma è patrimonio di tutti.

Perché non si può avere una visione del centro storico di Sassari scontrandosi su segmenti di problemi.

Perché la questione della Ztl deve necessariamente rientrare in una discussione più ampia, che inquadri il come vogliamo che sia questo nostro centro storico decadente, non funzionale e incomprensibile.

Deve essere un quartiere dormitorio? un ghetto? un luogo vivo di giorno e morto di notte? Può essere un centro che favorisce le attività artigianali in contrasto ai centri commerciali o la via più veloce verso Predda Niedda? Deve essere un luogo in cui a mezzanotte scatta il coprifuoco, il silenzio assoluto o i locali notturni possono esistere e rappresentare un presidio di deterrenza? Deve essere una piazza di spaccio in mano alle bande o può essere pensato come il centro in cui tutta la città operosa ha uguale dignità di esistenza? Le macchine devono passare ma non si possono fermare? I commercianti devono lavorare nel silenzio assoluto per non disturbare il primo che lamenta il rumore dell’allestimento dei tavolini esterni? (pare ridicolo ma è esperienza diffusa).

Cosa diranno i comitati di quartiere che lamentano il rumore della vita notturna quando il traffico al centro aumenterà a tutte le ore?

Ecco perché pensiamo che nella discussione sulla Ztl entrino in gioco una serie di concatenazioni che portano dritti al dibattito su come immaginiamo il nostro centro storico partendo un’idea di vita, di società, di cultura. E questo percorso dovrebbe essere il più possibile condiviso tra abitanti, commercianti, urbanisti, architetti, antropologi, amministratori, in un’ottica di sistema e non più di scontro tra comitati, per arrivare ad una soluzione condivisa al di là dei segmenti di problema e di trincea.

Dovremmo chiederci: perché una persona dovrebbe frequentare il centro storico? Cosa trova di diverso da altre zone della città? Cosa è in grado di offrire? Qual è la sua unicità e la sua capacità attrattiva? Quali sono i vantaggi del vivere in centro? Quali quelli di comprare al centro? L’arte, la cultura, la musica, le produzioni artigianali, possono dare un apporto nella valorizzazione e nella fruizione degli spazi pubblici? Come vengono valorizzati i centri storici nelle altre città d’Europa? E perché? Per principio o si può trovare una convenienza?

È probabile che da simili domande possiamo trovare le risposte alle nostre esigenze e ai problemi sollevati fino ad ora. Con una discussione ampia, aperta e inclusiva magari capiremo se sia meglio vivere il centro a piedi o in auto.

Crediamo che sia fondamentale che l’amministrazione creda in questa prassi per farsi promotrice di un processo partecipativo che coinvolga tutti gli attori e i fruitori del centro. Questo sì che sarebbe un vero atto di rottura verso tutte le amministrazioni che l’hanno preceduta. Nessuna esclusa.

Noi ci siamo!

Associazione Culturale Embargo
Circolo Culturale Embargo Beat
Sassari, via Arcivescovado 2

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