XI Missa Manna in onore di Karol Wojtyla

Domenica prossima nella chiesa di Santa di Betlem a Sassari sarà ricordato San Giovanni Paolo II. Il Vangelo sarà letto in sardo, il Padre Nostro anche in sassarese

 

MissaPapaWojtyla1Sassari. Giovanni Paolo II, santo dal 27 aprile dello scorso anno, sarà ricordato domenica 19 aprile alle ore 10 nella chiesa di Santa Maria in Betlem a Sassari nella XI Missa Manna in suo onore. Officerà Padre Raimondo Turtas.

La celebrazione sarà un omaggio a Karol Wojtyla per gli insegnamenti di rispetto e di verità datoci e, nel contempo, l’esercizio modesto, ma sobrio, della sua Parola, la quale curava particolare attenzione alle minoranze etniche e linguistiche. L’impegno degli organizzatori vuole essere, quindi, un umile germoglio per una Chiesa sensibile e aperta alla sardità culturale volta all’affermazione della lingua sarda nella liturgia, quale mezzo di comunicazione moderna. Sicuri di aderire a quella stima che San Giovanni Paolo II in vari momenti del suo epocale papato manifestava, come ad esempio: «[…] nella lingua, si racchiude un particolare tratto dell’identità di un popolo e di una nazione. E, in un certo senso, in essa batte il cuore di questa nazione, perché nella lingua, nella propria lingua, si esprime ciò di cui vive l’anima umana nella comunità di una famiglia, della nazione, della storia» (Tokio, 1981). L’annuncio di una coscienza cristiana moderna non era rivolta soltanto al Giappone, ma a tutti i popoli della terra. Il 18 ottobre 1985 ad Oristano, il futuro santo, durante la visita in Sardegna, dopo aver ricordato la grandiosità del Giudicato d’Arborea, la sua regina Eleonora e la Carta de Logu, rammentò in sardo la dedica posta sull’antico codice giuridico: «Ad onori de Deus, Onnipotente, et de sa Gloriosa Virgini Santa Maria Mama Sua». Il giorno seguente a Nuoro esprimeva la necessità di veicolare in sardo: «Vorrei conoscere meglio la vostra lingua sarda per potermi sintonizzare anche verbalmente con le vostre voci, ed invocare da Dio con tutta la passione dell’animo il dono di quella civiltà dell’amore, di cui il mondo sente oggi l’urgente bisogno».

locmissa2015.jpgSe fino a qualche tempo fa il sardo, come cita art. 100 del Concilio plenario sardo del 2001, fu «un singolare strumento comunicativo della fede per il nostro popolo» e, di fatto, parificato alla lingua latina prima e italiana poi per l’inculturazione evangelica, oggi la Chiesa non le assegna più, come risaputo, quel ruolo, ma contribuisce, insieme alla politica di Stato, gravemente al suo disfacimento. Ma Karol Wojtyla rimase conquistato dalla nostra cultura e dai sardi e perciò la Missa Manna ci sembra quantomeno un dono doveroso.

La messa del 19 aprile sarà in sardo in vari tratti, come la lettura del Vangelo, l’omelia, e la proclamazione della sacre Scritture: Salmo responsoriale e gli annunci solenni. Nel corso della funzione sarà letto il Padre Nostro sia in sardo, tratto dalla basilica del Pater Noster di Gerusalemme, sia in sassarese. Tutta la celebrazione sarà scandita dai brani sacri sardi e sassaresi eseguiti dall’Associazione corale “Amici del canto sardo” con la direzione di Salvatore Bulla. Farà corona l’“Associazione culturale e folklorica Thathari” in abito etnico, mentre l’Assòtziuculturale “Pro no Ismentigare” curerà l’aspetto linguistico delle letture. Le icone del Babbu Nosthru saranno donate ai fedeli. Tutte le associazioni contribuiranno gratuitamente all’iniziativa.

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