Trasporto aereo e marittimo: è SardExit

Manifestazione dei Riformatori negli scali isolani. «Per colpa della Regione stiamo uscendo dall’Europa». Fuga dei turisti e sardi prigionieri a casa loro

 

 

SardexitElmasSassari. È SardExit. «Per colpa della Regione la Sardegna esce dall’Europa. Assistiamo ad una fuga dei turisti, mentre i sardi sono prigionieri a casa loro». È l’accusa dei Riformatori Sardi, che ieri (lunedì) hanno organizzato sit-in negli scali isolani.

Le proposte dei Riformatori sono: premialità su Roma e Milano, continuità anche sulle rotte minori, un meccanismo più semplice per avere più concorrenza. «La Sardegna è al collasso, isolata dal mondo. I collegamenti aerei e navali sono sempre più difficoltosi, ma Giunta e maggioranza hanno dimostrato di non avere la minima percezione delle disastrose conseguenze della drastica riduzione dell’accessibilità della Sardegna a causa dell’abbandono di Ryanair, della generale diminuzione delle rotte e dell’alto costo dei trasporti marittimi», spiegano i Riformatori. «La Regione ha dimostrato una imbarazzante carenza di autorevolezza nei confronti dei vettori aerei e marittimi. Si trincera dietro presunti divieti europei, ma in realtà nel resto dell’Europa chi affronta con intelligenza i problemi riesce a risolverli DENTRO e non contro le regole europee. Le altre grandi isole del Mediterraneo, Sicilia e Corsica, ma anche la Puglia e la Toscana sono riusciti a realizzare e mantenere un sistema di collegamenti aerei che garantisce accessibilità e rispetto delle regole. Perché la Sardegna, soprattutto considerata la sua condizione di insularità, non è in grado di dimostrare a Bruxelles quante e quali siano le ricadute economiche derivanti da un efficiente sistema di collegamenti aerei, tali da giustificare un investimento di risorse pubbliche?».

«Discorso analogo per la CT2, la continuità territoriale sulle rotte minori. Da oltre due anni la Regione continua a girare intorno al problema, sostenendo che l’Europa non permette di instaurare un sistema di continuità territoriale su rotte dove insistono anche vettori low cost, e imbarcandosi in una fantasiosa “continuità territoriale verso le capitali europee” di cui peraltro non si è più sentito parlare. La Regione sostiene di attendere sulla CT2 un “pronunciamento della Commissione europea”, che non arriverà mai: è solo un pretesto per non agire».

«Ad essere gravemente compromessa è l’accessibilità complessiva della Sardegna. Al drastico taglio delle rotte aeree corrisponde un elevato costo dei biglietti delle navi, tale da rendere la possibilità di una vacanza in Sardegna un miraggio irraggiungibile per moltissime famiglie. Sostenere che debba essere lo Stato a risolvere il nostro problema significa solo perdere altro tempo e aumentare il danno per la nostra economia. Chi se non la Regione deve farsi carico del problema della propria accessibilità? Il paradosso è che le cose sono andate sempre peggio da quando la partita del trasporto aereo è passata nelle mani della Regione a seguito dell’accordo Soru-Prodi. Si può dire che la continuità territoriale funzionava meglio quando era a costo zero, cioè fino al 2013. Adesso la Regione paga per la CT1 48 milioni di euro l’anno, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

SardexitAlghero
La protesta ad Alghero

I dati sugli arrivi sono drammatici, soprattutto dopo il massiccio disimpegno di Ryanair. Nel periodo gennaio-giugno 2016 si è verificato un vero e proprio crollo: ALGHERO si registra un calo totale dei passeggeri del 20% (-32% sul traffico internazionale), con 14 rotte soppresse e -50 frequenze/sett.; CAGLIARI -11% passeggeri totali, -19% internazionali, 7 rotte soppresse, -32 freq./sett.; in controtendenza OLBIA: pax totali +17% pax intern. +27%, con un aumento generalizzato rotte e diversificazione vettori (circa 40. Tra di esse non figura Ryanair). A riprova che una strategia intelligente e di ampio respiro produce i suoi frutti.

I Riformatori propongono di rivedere il sistema di continuità territoriale (CT1) eliminando i monopoli sulle rotte e introducendo meccanismi premiali; ripristinare almeno su tre o quattro rotte la CT2, cosa che si può fare immediatamente attivando una procedura snella e con pochi vincoli per le manifestazioni di interesse delle compagnie aeree, ciò che avrebbe l’effetto di decongestionare in modo immediato e sensibile Roma e Milano; giungere rapidamente alla privatizzazione dell’aeroporto di Alghero, per la quale oggi, con la connivenza della Regione, si sta seguendo una procedura che non può approdare da nessuna parte; spingere i tre maggiori aeroporti isolani a coordinarsi fra di loro per ampliare l’offerta di destinazioni e in prospettiva, creare un’unica società di gestione, come sperimentato con successo in altre regioni; porre limiti alla quota di mercato occupabili delle singole compagnie, per evitare che la Sardegna possa essere succube dei capricci o delle rappresaglie di un singolo operatore; porre sul tavolo del governo e della Commissione europea il tema del prezzo dei biglietti delle navi e della sostanziale mancanza di concorrenza sulle rotte sarde.

«Siamo stati noi a porre il problema di mettere al più presto in rete gli aeroporti. Bisogna andare su una politica di plurivettori», spiega Michele Solinas, coordinatore provinciale dei Riformatori, intervenuto alla manifestazione di Alghero. «La privatizzazione dello scalo catalano va fatta subito, non si può attendere ancora. In questo anno e mezzo di politiche dei trasporti della Giunta Pigliaru abbiamo assistito solo a danni. Il fatto che ci sia un unico aeroporto in controtendenza, ovvero Olbia, significa che quel tipo di modello funziona».

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