Superbonus 110, intervenga la Regione

Consulta delle costruzioni e Rete delle professioni chiedono di dare continuità all’incentivo statale e di compensare la riduzione al 90 per cento

Sassari. Il rischio è perdere in un colpo solo migliaia di posti di lavoro e mandare in crisi un settore che si stava riprendendo proprio grazie all’incentivo. La Consulta delle costruzioni della provincia di Sassari e la Rete delle professioni lanciano l’allarme e chiedono alla Regione che con un proprio provvedimento compensi la riduzione al 90 per cento decisa dal Governo centrale. Sono questi i temi della conferenza stampa convocata lunedì mattina a Villa Mimosa dall’Ance Nord Sardegna insieme a tutte le altre organizzazioni che fanno parte dei due organismi.  

La modifica introdotta a livello nazionale sulla durata del Super Ecobonus 110%, che diventerà del 90% per il 2023, arriva come una mazzata per le imprese del settore edile isolano, soprattutto se si procederà senza regime transitorio e sblocco della cessione dei crediti. Le nuove modifiche alla disciplina del bonus, pubblicate in Gazzetta Ufficiale e già in vigore, sono motivo di forte preoccupazione per tutta la filiera delle costruzioni, poiché non tengono conto delle importanti ricadute economico-sociali di cui la Sardegna ha beneficiato negli ultimi due anni e di quanto potrebbe continuare a beneficiarne nei prossimi anni, sia da un punto di vista economico che ambientale. 

Nel primo semestre del 2022 gli occupati nel settore delle costruzioni in Sardegna sono passati da 22,1 mila unità a 30,9 mila, con un incremento del 39,6 per cento (Elaborazione Ance su dati Istat), mentre gli interventi di riqualificazione energetica, dall’entrata in vigore del 110 per cento, sono stati più di 12mila, per un ammontare complessivo di investimenti pari a 1.647.771.602 euro (Rapporto ENEA ottobre 2022). 

Le recenti indagini di CRESME, MEF e CENSIS – spiega un documento – confermano che il Super Ecobonus 110 per cento è stato il principale fattore trainante di tutta l’economia italiana e la sua rimodulazione causerà sicuramente una contrazione della stessa, oltre alla conseguente riduzione del numero di fabbricati che saranno oggetto di riqualificazione energetica. Per la Sardegna l’ultima modifica normativa rappresenta un danno ancora maggiore, visto che l’incremento degli occupati in edilizia è stato maggiore della media nazionale. Per tali ragioni, la Consulta delle Costruzioni, unitamente all’Ordine degli Architetti PPC, Ingegneri, Dottori Commercialisti, Agronomi, Collegio dei Geometri e Confedilizia, auspicano un immediato intervento della Regione Sardegna a sostegno degli interventi di efficientamento energetico degli edifici in Sardegna. Un intervento che potrebbe essere realizzato attraverso la costituzione di un “Fondo per l’ambiente” o, comunque, l’adozione di un’agevolazione idonea a coprire il differenziale tra quanto attualmente concesso dallo Stato (90%) e la misura prevista originariamente dal Super Ecobonus (110%). In quest’ottica, si chiede che la Regione attivi, fin da subito, un tavolo di confronto con le scriventi Organizzazioni, in rappresentanza di imprese, sindacati e professionisti, per definire la fattibilità tecnico-normativa di tale norma, valutandone costi e benefici, a sostegno della forte domanda di riqualificazione energetica espressa dai proprietari di immobili sull’incentivo e del forte positivo impatto sul PIL Regionale. Il Superbonus 110%, fino ad oggi, ha infatti rappresentato l’unica misura in grado di rimettere in moto il sistema economico della nostra regione, in tutto il comparto edile e nel larghissimo indotto, composto in prevalenza da fornitori, professionisti, come direttori dei lavori e responsabili di cantiere, progettisti e commercialisti. Al contempo, l’incentivo, è bene ricordare, rappresenta, tuttora, il principale driver di riduzione delle emissioni in atmosfera di CO2, poiché volto ad eliminare l’utilizzo nelle abitazioni di fonti energetiche in larga misura ancora di natura fossile. Per tale ragione, si chiede che la Regione intervenga urgentemente con senso di responsabilità, tempestività e pragmatismo, nell’interesse di cittadini, imprese, lavoratori della Sardegna. Tutto ciò anche ponendosi obiettivi più ambiziosi di quanto previsto dalla normativa nazionale, rendendosi così esempio virtuoso di tutela ambientale e crescita economica, in alternativa ad una certissima recessione.

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