Suicidio della Dinamo a Capo d’Orlando

I sassaresi avanti di 12 punti nel terzo quarto e in pieno controllo, hanno il potere di rivitalizzare ancora una volta gli avversari che ringraziano e si prendono i due punti

 

CanestroUn suicidio sportivo bello e buono, c’è poco da girarci intorno. E in questo caso non si tratta di aver perso in un campo impossibile contro uno squadrone di Eurolega, ma semplicemente contro una buona squadra, l’Orlandina,  ma certamente inferiore sia tecnicamente che come profondità di roster alla Dinamo. Una sconfitta che fa arrabbiare, difficile da digerire ma dalla quale la società dovrà necessariamente trarre delle indicazioni. Non per essere ripetitivi ma ormai non si può non prendere atto del fatto che questa squadra ha grossi limiti tattici, vuoi per come è stata costruita, vuoi per come è gestita. Un dato su tutti, il 9/32 da tre punti, fa capire quante poche alternative tattiche siano memorizzate nelle teste dei giocatori nel momento in cui non si riesce a correre e mettere la palla nel cesto entro i primi sette, otto secondi dell’azione. la circolazione di palla è inesistente o scolastica, subentra la frenesia e la voglia di risolvere tutto da soli, ma il basket è uno sport di squadra ed è giocando di squadra che si vincono le partite ma soprattutto i campionati. la Dinamo attuale è una squadra che vive di fiammate dei singoli, una squadra che si intestardisce in scelte scellerate, una squadra che non ha una guida in campo, una squadra che ha una guida insicura anche in panchina. In tanti ad esempio si chiedono perchè non sia stato chiamato tempestivamente un time out per riordinare le idee e soprattutto rompere il ritmo agli avversari che stavano rientrando. La sensazione è che anche coach Sacchetti in questa fase sia in confusione e non riesca a trovare le soluzioni o forse a trasmetterle ai suoi uomini. E’ così anche per gran parte dei suoi giocatori, che paiono disorientati, quasi spaesati sul parquet. Il problema non è tanto aver perso questa partita, per la cronaca terminata 72-71, la si fosse vinta all’ultimo tiro come si è rischiato di fare, non sarebbe cambiato niente sulle sensazioni avute. C’è bisogno di ricompattarsi, di cambiare registro, di sforzarsi di dare un’identità di gioco più consona al valore dei singoli giocatori di questa squadra.

Aldo Gallizzi  

 

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