Scuola, il bello e il buono del calo demografico

Si potrà programmare la costituzione delle nuove classi con un numero minimo di 12/15 alunni ed estendere le attività musicali nella Primaria

Uno spettro si aggira per le scuole d’Italia: lo spettro del calo demografico! Eppure, potrebbe rivelarsi una quasi panacea per le problematiche della scuola pubblica della Repubblica italiana. La parola magica è sempre quella, già di moda 45 anni orsono, grazie al D.M. 9 febbraio 1979, pubblicato un anno e nove mesi prima dell’inizio della mia “profepassione” docente: programmazione.

Il bello del calo demografico è costituito dall’attuale irripetibilità di fenomeni devastanti per l’istruzione delle nuove generazioni, per esempio i famigerati “doppi turni”, determinati dall’ingresso nelle poche aule scolastiche esistenti al tempo di troppe alunne e troppi alunni, appartenenti all’attuale generazione dei “boomer”. I governi in carica optarono per la costruzione di pochi caseggiati scolastici nuovi e, udite-udite, per l’affitto di immobili da trasformare in aule, bidellerie e presidenze. Oggi, anziché costruire poche scuole nuove, di fronte ai crolli ripetutisi nelle attuali strutture scolastiche urge programmare ampie ristrutturazioni, in base alle proiezioni relative alla popolazione scolastica del prossimo decennio; i caseggiati non più necessari per la filiera dell’Istruzione, vanno ristrutturati e destinati a fini sociali, in particolare per attività destinate ai giovani, dai Centri d’aggregazione alle sale prova per band, etc.

Il buono del calo demografico scaturisce dalla possibilità di programmare la costituzione delle nuove classi con un numero minimo di 12/15 alunni, modificando il DPR 81/2009, di implementare i quadri orari previsti dal DPR 89/2009, e di estendere le attività musicali nella Scuola Primaria di cui al D.M. 8/2011 alle classi prime e seconde, oggi escluse. Quasi una catarsi per le norme che hanno contribuito pesantemente alla semi-distruzione della Scuola italiana, con la nascita delle ingovernabili e “bullistiche” classi-pollaio, e degli ipertrofici/ingestibili Istituti-mônstre. Avere classi poco numerose significa curare al meglio le potenzialità dei singoli alunni e l’orientamento verso gli studi successivi, promuovere efficacemente il recupero degli studenti in difficoltà, combattere efficacemente la dispersione e l’abbandono scolastico e prevenire i fenomeni di devianza giovanile e microcriminalità. Parimenti, significa contrastare efficacemente l’insorgere del bullismo. Altro che docenti tutor e docenti orientatori… Ovviamente, per concretizzare la rinascita della Scuola, l’attuale organico di insegnanti e cattedre deve restare invariato anche per i prossimi anni scolastici.

Ancora oggi, soprattutto sui social, circolano notizie destituite di fondamento e finalizzate a presentare la Scuola come una fonte di spesa pubblica esagerata e improduttiva. La Filiera dell’Istruzione, in Italia, è sostenuta da una percentuale del Pil talmente bassa da collocare il nostro Paese agli ultimi posti in Europa! Per “fortuna”, dato che di anno in anno diminuisce il numero totale degli alunni, è sufficiente programmare una “Nuova Scuola” che ottimizzi l’utilizzo degli stessi soldi stanziati oggi, al fine di migliorare la qualità dell’istruzione di un numero di studenti inferiore a quello degli anni scolastici pregressi. Ricordiamoci che i talenti non discendono dalle liane degli alberi genealogici, per cui la Scuola non è una “spesa” per una nazione democratica moderna: si tratta di un “investimento”, anzi, del più importante investimento sul futuro dell’Italia. Memento: uno Stato che non investe massicciamente nell’Istruzione è uno Stato senza futuro!

Antonio Deiara

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