Questa Dinamo ha ritrovato i suoi tifosi

Lo spirito battagliero, i sorrisi e i risultati hanno riportato entusiasmo sugli spalti e non solo

Anche il più distratto se n’è accorto, i musi lunghi del recente passato targato Markovic, sono un lontano e triste ricordo, questa nuova Dinamo è riuscita nel suo primo obiettivo, quello di riportare l’entusiasmo e la voglia di “salire” al palazzetto dei suoi tifosi. Il che non è poco, per niente e soprattutto non era impresa facile, perchè il tunnel di negatività e oscurità nel quale era finita la squadra sassarese è ancora negli occhi e nella mente di tutti, tifosi e addetti ai lavori. Probabilmente quest’anno ad un certo punto si è toccato il punto più basso da quando la Dinamo è in serie A.

Pariamoci chiaro, il buon Nenad Markovic non aveva legato particolarmente con tutto l’ambiente, per questioni caratteriali probabilmente, un hombre vertical poco avvezzo al compromesso, di quelli da bianco o nero, senza vie di mezzo. Un tipo di approccio magari un tantino superato e comunque, che poco, molto poco, ha attecchito in una piazza come Sassari, abituata ad allenatori caratterialmente più istrionici e comunicatori (vedi Sacchetti e Pozzecco) o con un approccio professionale, ma abili e signorile nel rapportarsi con gli interlocutori, dai giocatori, ai tifosi sino agli addetti ai lavori (vedi Bucchi).

Bulleri è forse una via di mezzo, lui che è stato giocatore di un certo livello, lui che con i suoi 47 anni è ancora abbastanza giovane, lui che conosceva le problematiche del gruppo per essere stato l’assistente dl coach bosniaco e che infatti, nel momento in cui gli è stata affidata la squadra ha sottolineato non a caso, come il primo obiettivo fosse quello di risollevare il morale e alleggerire la testa di una squadra depressa, triste e impaurita.

Il buon Bullo, aiutato anche dai nuovi innesti (Thomas e Weber), che gli hanno consentito di “ridisegnare” la squadra, ha centrato il primo obiettivo ed è vicinissimo al secondo, quello finale e più importante, ovvero preservare la categoria. Le tre vittorie consecutive, hanno messo in mostra una squadra con uno spirito totalmente diverso, tutti lottano l’uno per l’altro, c’è grande condivisione del pallone e delle responsabilità, non c’è egoismo, ci si aiuta e il gruppo ora sembra davvero poter essere nominato tale. Degli errori in fase di costruzione del roster si è già abbondantemente parlato, a Markovic è stata data carta bianca (così ha detto la società a suo tempo) ma a ben guardare, il tecnico bosniaco ci ha preso davvero poco, più concettualmente che come singoli, anche se quest’anno ci si è superati, sbagliando fondamentalmente l’acquisto di entrambi i lunghi stranieri, perchè non si può certo dire che Halilovic e Renfro siano stati dei colpi di genio. E meno male che si è preso Vincini.

La squadra è stata costruita male, fondamentalmente under size come si dice in gergo tecnico (sotto misura), troppo leggera e troppo poco fisica e atletica e si sa che il basket moderno ormai, piaccia o non piaccia, non può prescindere dalla fisicità. Non a caso gli aggiustamenti apportati, con l’atletismo e la qualità (oltre che l’approccio positivo) di gente come Thomas e Weber, ha risistemato le cose sotto tanti aspetti, consentendo anche agli altri di rendere meglio.

Bibbins. Lui ci ha messo un pochino per capire dove era arrivato, ma con grande forza di carattere ha sempre creduto nelle sue qualità: “So quello che valgo e che posso dare” disse nelle sue prime settimane sassaresi. E infatti alla lunga le sue doti sono emerse, resta un giocatore forse un tantino troppo “piccolo” e leggero soprattutto in difesa, ma in attacco non è egoista e sa mettersi al servizio dei compagni, prendendosi anche le responsabilità quando serve.

Cappelletti. Il play di Assisi ha trovato continuità, non è un regista purissimo, nel senso che gli piace molto anche andare a concludere, è un play un pò naif, ma a parte qualche forzatura ogni tanto, si sta rivelando assolutamente determinante ed è una pedina cardine di questa Dinamo. Senza dubbio uno dei giocatori su cui puntare per il prossimo futuro, anche se avrà certamente richieste alla luce dell’ottimo campionato che sta disputando.

Weber. Ogni giudizio su di lui è rimandato, perchè è appena arrivato dal campionato del Kuwait, che a livello di intensità non è esattamente il top. Ha ancora poca gamba e si vede chiaramente, come si capisce altrettanto chiaramente cosa potrà dare nel rush finale a questa squadra. Furbizia, aggressività difensiva, palle rubate e anche qualche punto qua e la.

Tambone. E’ un periodo nel quale non vede tantissimo il canestro, ma ha caratteristiche ben definite e si mette a disposizione dei compagni, il che è sufficiente. Perchè un tiratore puro come lui il canestro lo ritroverà presto e sarà un valore aggiunto.

Veronesi. Superato un periodo di fisiologica flessione, è senza dubbio una delle più liete sorprese di questa Dinamo, che nel mercato estivo ha azzeccato più gli italiani che gli stranieri. Per essere un debuttante nella massima serie, non si può dire che al giovanotto tremino le gambe. Ha grande personalità ed è uno dei migliori tiratori della Lega. Lo si è visto anche ieri contro la capolista, con un 3/5 dall’arco determinante.

Fobbs. Lo abbiamo criticato specialmente all’inizio. Non dava la sensazione di valere quanto dovrebbe valere un americano in una squadra come la Dinamo. Con Markovic è stato impostato da guardia, ma si è capito subito che lui, guardia non è. Da quando è stato spostato in ala piccola (al posto di Sokolowski) è sembrato più a suo agio e ieri ha sfoderato una prestazione super di fronte alla mamma, che gioiva a bordo campo per i suoi canestri e le sue dediche. C’è da augurarsi che mamma Fobbs resti in città sino a fine stagione.

Bendzius. Bendji è Bendji. E’ chiaro che dopo un anno di attività e con una primavera in più sulle spalle, non si poteva pensare di rivederlo subito al top come due anni fa. Anche per lui però, vale il discorso non tanto della posizione in campo (il suo ruolo è sempre lo stesso) quanto il tipo di giocatori e di gioco. Con un portatore di palla in più (Weber) e dunque con la possibilità di giocare contemporaneamente con 3 piccoli, i benefici per i giocatori come lui, sono evidenti. E’ un tiratore, ma non ha le caratteristiche per costruirsi il tiro da solo, è la squadra che lo deve mettere nelle condizioni di avere buoni tiri, poi ci pensa iceman. Con Markovic non succedeva ed era costretto spesso a forzare, ora il gioco lo mette in condizioni migliori per esprimere e far pesare le sue qualità. Il ventello di ieri non è stato un caso.

Thomas. Rashawn è di un’altra categoria. E’ forte, punto. Il suo arrivo ha cambiato completamente volto alla squadra, questo è un giocatore da Eurolega, che conosceva già l’ambiente e che è voluto fortemente tornare in una piazza dove era stato bene. Lo ha detto lui, ma del resto lo si evince dal suo atteggiamento. Shawn ha aumentato il tasso tecnico e di esperienza del gruppo, ha offerto un più ampio ventaglio di soluzioni al coach, le difese avversarie devono adeguarsi e spesso raddoppiare su di lui e questo libera fatalmente altri giocatori, ha portato positività ed entusiasmo, è un idolo dei tifosi. Una mossa azzeccatissima da parte della società, probabilmente la più centrata degli ultimi anni.

Vincini. Una gran bella sorpresa questo ragazzone ventunenne torinese. Umile, forte e con grande voglia di imparare. Allenarsi con uno come Thomas, gli sarà senza dubbio utilissimo per imparare i trucchi del mestiere. E’ chiaro che da rookie, non si possa pretendere chissà che, ma si fa fatica a ricordare un “terzo” lungo in grado di ritagliarsi minuti e incidere come lui sta facendo. Parte spesso in quintetto e in diverse circostanze è stato provvidenziale. Se non ci fosse stato, con Renfro out e Halilovic troppo altalenante e ondivago, sarebbero stati dolori. Anche in questo caso, gran bella presa della società che gli ha fatto firmare un pluriennale.

Halilovic. Onestamente fino a questo momento una mezza delusione. Buoni fondamentali come ogni slavo, ma dal rendimento operaio e poco esaltante. Quello di centro è un ruolo fondamentale e non azzeccarne la scelta può pesare e anche molto. Markovic lo aveva voluto per riformare l’asse play-pivot con Bibbins, che aveva avuto in una sua precedente esperienza in Francia. Ora Halilovic è fuori causa per un problema muscolare, vedremo se, quando sarà di nuovo a disposizione rientrerà nelle rotazioni, dal momento che ora la squadra ha trovato un suo assetto abbastanza preciso. Il tutto considerando che Renfro è ancora indisponibile ma potrebbe presto essere arruolabile.

Gazi. Fortemente voluto da Markovic, con la promozione di Bulleri, non ha più visto il campo. Questione di caratteristiche e dunque una scelta tecnica ben precisa. Bullo preferisce in quel ruolo un giocatore con maggior ball handling e non a caso è arrivato Weber. Questo ha estromesso di fatto dalle rotazioni il turco-cipriota, che anche ieri era in panchina solo per fare numero e appena saranno a disposizione Halilovic o lo stesso Renfro, finirà certamente in tribuna.

Renfro. Sostanzialmente ingiudicabile, è fuori da tanto, ha giocato poco e non ha certamente entusiasmato, ma sarebbe interessante e stuzzicante rivederlo con questo nuovo assetto. Chissà che non ce ne sia occasione.

Aldo Gallizzi

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio