Palazzo Ducale, è caos?
Da giorni la coalizione ripete che l’accordo è chiuso ma la nuova Giunta non nasce. Lunedì il sindaco dovrà scegliere: procedere o dimettersi. E saranno dimissioni vere
Sassari. Ancora una giornata di attesa ieri, con incontri e vertici interlocutori. Oggi l’ennesimo incontro con i consiglieri comunali del centrosinistra potrebbe invece portare qualche novità. Almeno così sostiene una parte dei sostenitori del sindaco Nicola Sanna. In poche parole, in giornata, secondo questa interpretazione piuttosto ottimistica, dovrebbe arrivare un sostanziale via libera alla conferma dei sei assessori uscenti. I monogruppo confermerebbero così Ottavio Sanna ma anche Amalia Cherchi, seppure a termine, stavolta in capo a sei consiglieri espressione di altrettante liste, non più solo per Ora Sì, ormai definitivamente confluita nel gruppetto accanto a Upc, Sel, Idv, PdS e Centro Democratico. Il Pd avrebbe invece sei posizioni, con i due uscenti Gianni Carbini e Monica Spanedda confermati e le altre quattro, ovvero tre assessori e la presidenza del Consiglio comunale, da definire (andrebbero ai gruppi vicini ai leader Spissu e Lai e al Circolo Intregu). A questo proposito, va detto che l’unico nome realmente in pista è sempre e solo quello di Antonio Piu, che dalla presidenza dell’Assemblea traslocherebbe in Giunta, oltre a quelli di Giuseppe Masala e Stefano Perrone per la presidenza ma come possibili candidati. Poi, sarebbero confermati Alessio Marras, per Sassari Bella Dentro (che in questo momento ha due consiglieri, entrambi vicini alla componente del Pd che fa riferimento a Gavino Manca e Gianni Carbini), e Grazia Manca, assessora nominata dal sindaco e non in quota ad alcuna lista.
Tutto a posto allora? Neanche per idea. Perché questo schema, che circola da ormai una settimana non è stato affatto “licenziato” da una grossa fetta della coalizione. Innanzitutto, c’è il gruppo di Città Futura, che viene dato vicino al presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. Proprio quest’ultimo avrebbe espresso in maniera esplicita il suo dissenso (che non è affatto isolato) relativamente al metodo seguito finora, e sostenuto dal primo cittadino, e riproposto nell’ultima fase: nessuna novità, nessun cambiamento nell’impostazione finora seguita e che, visti i costanti malumori, continua a non andare.

E quindi, adesso che accadrà? Il sindaco Nicola Sanna, a Cagliari per una riunione del Consiglio delle Autonomie Locali, avrebbe incontrato il segretario regionale del Pd Renato Soru. Un colloquio che non avrebbe portato però a nessun risultato. A Sassari infatti esiste una distanza, difficile da colmare, tra i vertici dei partiti, che non mettono in discussione il ruolo del sindaco, ed i gruppi consiliari, più critici nei confronti del primo cittadino. I problemi sono qua ed ecco perché non si riesce a trovare la quadra ad una situazione che a parole tutti sembrano approvare ma che poi di fatto nessuno chiude con i nomi dei nuovi assessori. Le deleghe sono state riaffidate al primo cittadino dagli stessi assessori uscenti, che può quindi metterle sul piatto delle trattative. Ma questo elemento evidentemente non è sufficiente per sbloccare la situazione. È in discussione altro, non solo i posti in Giunta o le poltrone. È l’impostazione di partenza che non convince. Che fare? Oggi, come detto, ci sarà un altro vertice, tutto sassarese. E domani, domenica, ancora incontri. Ma se non ci dovessero essere ulteriori novità lunedì (e di mattina è convocata la Commissione Finanze per l’approvazione di due pratiche: chi le illustrerà se manca ancora l’assessore al Bilancio?) il sindaco Nicola Sanna si troverà di fronte ad un bivio: continuare con gli assessori uscenti, che formalmente sono rimasti in carica (e questo, tra l’altro, non è piaciuto a parecchi), con insomma una “giunta di guerra”, il che equivarrà a scontro sicuro con una parte consistente della coalizione e conseguente necessità di trovare nuovi equilibri in Consiglio; oppure presentare le dimissioni. Ipotesi quest’ultima che costituisce una soluzione estrema e non proprio dietro l’angolo. Ma qualora dovesse accadere, ed il primo cittadino in alcuni faccia a faccia non l’avrebbe esclusa, saranno dimissioni tattiche (entro venti giorni potrà ritirarle se si sarà trovato un accordo) o dimissioni reali ed irrevocabili?






