Le ore d’ozio di Enrico Costa

Pubblicato da Mediando un pregevole volume curato da Paolo Cau. Venti anni (dal 1871 al 1891) di disegni, bozzetti e poesie del grande archivista e storico sassarese

 

 

EnricoCostaAlbumoredozioSassari. “Album delle ore d’ozio” è il titolo del bel volume, curato da Paolo Cau, direttore dell’Archivio Storico comunale di via dell’Insinuazione, che raccoglie i disegni e gli scritti di Enrico Costa impiegato di banca. Lo storico per eccellenza di Sassari, grande archivista e “scopritore” di documenti del passato cittadino, dal 1895 all’Archivio Comunale, nasce infatti contabile, diventando poi apprezzato amministratore. Girerà diversi istituti di credito (il primo è la Banca Nazionale del Regno, a partire dal 1866) e di uno sarà anche direttore: la Cassa di Risparmio di Sassari naufragherà clamorosamente nel 1891 e di quella dolorosa esperienza lo stesso Costa porterà le cicatrici per alcuni anni, paragonandosi in un sonetto (“I Santi Apostoli della Cassa di Risparmio di Sassari”) addirittura a “Cristo in croce”. Il sistema bancario isolano alla fine letteralmente implose, trascinando nella crisi un’intera economia. Ma quello nazionale non era da meno, tanto che di lì a poco scoppiò lo scandalo della “Banca Romana”. Tra il 1871 ed il 1891 tante delle banche, anzi, “banchette”, come lo stesso Costa le chiamava, “dell’Isola, dell’Italia e dell’Europa forse”, fallirono la loro missione.

Anni insomma conclusi in modo amaro per Enrico Costa, che però ci hanno consegnato una sua pregevole opera artistica. L’album illustrato edito da Mediando documenta con splendide riproduzioni a colori delle tavole originali (custodite presso la Biblioteca Universitaria) la passione del grande archivista per il disegno e l’arte. A partire dal 1868 Costa inizia a comporre la raccolta, nata quasi per gioco, e la concluderà nel 1889, anno in cui sceglierà di dare una veste di diario alle sue “Memorie”.

Venti anni che comprendono disegni e composizioni che attingono anche alla fotografia, all’epoca, ovviamente, considerata ancora strumento delle classi elevate ma che si stava diffondendo tra il popolo. Enrico Costa, che ragioniere non era per titolo di studio ma che con il suo impegno nel lavoro riuscì a conquistare la stima ed il rispetto dei colleghi e dei direttori di banca, impiegò tutto questo periodo a scalare i vertici degli istituti di credito cittadini. La sua versatilità artistica è testimoniata proprio da questo album la cui stesura coincide con il periodo lavorativo di bancario. Ecco allora il Costa “travet”, all’inizio della carriera bancaria, impiegato alla filiale sassarese della Banca Nazionale: la macchietta satirica tratteggiata nei versi degli “Impiegati”, altro suo componimento poetico, è ben lontana dal suo modo di vedere il lavoro, lui, al contrario, guidato dal dovere. L’ozio è allora da intendersi alla latina. Ore lasciate libere, dedicate ad attività finalizzate al proprio piacere, non svago assoluto ma anche impegno. L’“Album delle ore d’ozio” è a metà strada tra un prodotto intimista e familiare e la testimonianza lavorativa. Innanzitutto, e nei primi fogli questo carattere è ben sviluppato, ci sono le pagine dedicate alle passioni personali, agli autori prediletti, Dante, Omero e Shakespeare. Grande spazio è dato ai colleghi, quasi volendo riprendere ed adattare alla realtà bancaria quei “libri amicorum” diffusi nelle scuole del nord Italia, contenitori pieni di dediche, poesie, disegni e didascalie. L’arte calligrafica ha inoltre un grande rilievo. Le pagine sono ricche di florilegi, disegni e rifiniture dei singoli fogli, quasi una palestra per opere future o anche per quelle realizzate ufficialmente in quegli anni, come le banconote ed i certificati azionari con i ritratti di Amsicora ed Azuni disegnati per la Banca Commerciale Sarda. Seguono fogli con brani letterari riccamente illustrati: sul recto è il disegno, sul verso la poesia, come per “L’orfanello”, “Ad una colomba smarrita”, “La morte di Faustina, lamento di un fiore”. Chiude la raccolta una serie di pagine sciolte, tra cui il pregevole disegno “A mia madre” di chiara ispirazione raffaellesca.

L’ozio, in tutti questi anni di lavoro bancario, non rimase solo limitato all’Album. Costa scrisse poesie, racconti, romanzi (da “Paolina” a “Rosa Gambella”), articoli, testi e libretti musicati da Luigi Canepa (“Arnoldo” e “David Rizio”, per esempio), fondò e diresse giornali (“La Stella di Sardegna” e “Il Gazzettino Sardo”). Soprattutto iniziò il monumentale “Sassari”, il cui primo volume fu pubblicato nel 1885. E poi la pittura, “imparata” presso la scuola di frate Garzia a Santa Maria di Betlem. Nella produzione del Costa non ci furono solo gli immancabili schizzi o disegni. Non va dimenticata la raccolta “Archivio pittorico della città di Sassari”, tre album che ricostruiscono la storia architettonica e monumentale sassarese. Un’attività quindi instancabile proprio sul piano dell’“ozio” e un album che è giunto fino a noi in forma non completa. Parecchi fogli venivano regalati dall’autore agli amici a cui erano dedicati. Tanto che la versione a noi pervenuta comprende una quindicina di fogli, avendone perso altrettanti cammin facendo.

Luca Foddai

Paolo Cau, “Album delle ore d’ozio” di Enrico Costa (impiegato di banca), con postfazione di Caterina Virdis Limentani, Mediando, Sassari, 2014, pagg. 126, euro 28

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