Il futuro delle Province nelle unioni dei comuni

L’assessore regionale agli Enti Locali Cristiano Erriu ha presentato nei giorni scorsi la bozza di riforma degli enti intermedi in Sardegna. Ricalcheranno le regioni storiche dell’isola

 

 

CristianoErriu
L’assessore Cristiano Erriu

Sassari. La bozza di disegno di legge predisposta dalla Giunta regionale ridisegna l’assetto degli enti locali in Sardegna. Ma con l’incognita della soppressione delle Province. Che questo sarà l’approdo finale è fuor di dubbio. Quando però? Le tre province storiche di Cagliari, Sassari e Nuoro sono citate nello Statuto Sardo, che è legge costituzionale, quindi modificabile solo con le procedure indicate dalla Costituzione stessa e solo dal Parlamento (Oristano fu creata con legge nazionale, quindi con una diversa procedura, comunque non di competenza della Regione, che ha invece istituite le quattro province nate nel 2005 e già eliminate con referendum). Questo è il primo scoglio da superare. Però, nel frattempo, si potrà lavorare su altri versanti. In Sardegna c’è una percentuale molto alta di comuni piccolissimi, per il 90 per cento sotto i 5mila abitanti. Nell’Isola esistono oggi 35 unioni di comuni e 5 comunità montane, senza pianta organica a cui viene questo l’impossibile. «La tendenza generale in Europa è il superamento delle province come enti eletti a suffragi universale. Pensiamo alla Francia, dove è stata proposta la soppressione dei dipartimenti. Qui gli enti eletti si ridurranno a due, comuni e regioni. Da noi sta avvenendo lo stesso», ha spiegato venerdì scorso nella sala convegni dell’Hotel Carlo Felice a Sassari l’assessore regionale agli Enti Locali Cristiano Erriu, che ha illustrato ai dirigenti territoriali del Pd le linee base del disegno di legge regionale di riforma degli enti locali.

ConvegnoPDPRovinceLe novità dovrebbero diventare realtà entro l’aprile del prossimo anno. Ma le province per adesso non spariranno. Occorrerà decidere cosa farne, almeno provvisoriamente, in attesa dell’intervento del Parlamento. Si dovrebbe applicare la legge Del Rio che prevede che se le regioni a statuto speciale non legifereranno entro un anno dall’aprile del 2014, semplicemente si applicherà la normativa nazionale. Si procederà quindi con il rinnovo delle cariche senza elezioni. I comuni nomineranno i loro rappresentanti nel Consiglio provinciale. Saranno enti svuotati di competenze gestionali: le province avranno così solo compiti di coordinamento, in attesa della loro soppressione. In Sardegna si punterà infatti su un altro ente intermedio, le unioni di comuni, che potranno essere anche metropolitane. Anci e Cal hanno proposto di considerare come parametro di partenza le regioni storiche, per esempio Meilogu, Romangia, Baronie, Sarrabus e così via. Le amministrazioni comunali decideranno a quale unione appartenere, ma non potranno sottrarsi dal fare parte di uno dei nuovi enti. L’ambito territoriale ottimale prevederà il requisito di 10000 abitanti e di almeno quattro comuni, soglia minima per l’esercizio associato di funzioni e servizi. Ma ci sarà anche un ambito territoriale strategico, ovvero associazioni di unioni di comuni per l’esercizio coordinato delle funzioni di area vasta. «Stiamo pensando ad almeno 120mila abitanti, con una rete ospedaliera con bacini di utenza, la gestione delle grandi infrastrutture ed i distretti», ha detto l’assessore. Cagliari sarebbe infine una città metropolitana, il cui territorio coinciderebbe con l’attuale provincia.

«È una riforma fondamentale che non possiamo farci scappare. Se vogliamo che il nostro sia un paese moderno è giusto partire dalle riforme istituzionali», ha commentato il segretario provinciale del Pd Gianpiero Cordedda. Accanto ad Erriu il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. Tra il pubblico dirigenti e regionali del Pd, oltre al senatore Silvio Lai ed a diversi consiglieri regionali. Presenti inoltre anche esponenti di altri partiti, amministratori locali, assessori e dirigenti dell’Amministrazione provinciale.

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