Giornata della Memoria 2026, la riflessione della presidente Alessandra Todde

«La storia del Novecento europeo ci ha insegnato che il razzismo non è solo odio. È un sistema»

«Il 27 gennaio non è una data rassicurante. Non consola, non pacifica. Inquieta. Deve interrogare. E deve farlo soprattutto oggi». Si apre così, con un invito a interrogarsi sui fatti del nostro tempo, il messaggio della presidente della Regione, Alessandra Todde, per la Giornata della Memoria.

«Le persecuzioni e i campi di concentramento non sono stati un incidente della storia, né una follia improvvisa: sono il risultato di decisioni politiche rese possibili dal consenso o dall’indifferenza di società intere. Lo hanno vissuto sulla loro pelle i 290 deportate e deportati sardi internati nei campi nazifascisti. La storia del Novecento europeo ci ha insegnato che il razzismo non è solo odio. È un sistema. È una struttura di potere che decide chi è dentro e chi è fuori. Chi è tutelato e chi è sacrificabile. Per questo oggi non possiamo fingere di non vedere», afferma la presidente Todde, riferendosi agli eventi attuali che sconvolgono il mondo.

La presidente Alessandra Todde

«Non possiamo non vedere Minneapolis, dove donne e uomini muoiono per mano di uno Stato che dovrebbe proteggerli, e dove quella morte si trasforma in un simbolo globale di un razzismo che continua a produrre vittime. Non possiamo non vedere Gaza, dove una popolazione intera vive sotto una violenza che nega futuro, diritti, sicurezza, e dove il dolore dei civili viene troppo spesso ridotto a danno collaterale. Non possiamo non vedere l’Iran, dove giovani donne e uomini vengono uccisi per aver chiesto uno Stato che rispetti diritti, libertà e futuro».

Poi volge la sua attenzione al Vecchio Continente: «Non possiamo non vedere il riemergere, anche in Europa e in Italia, di conflitti, linguaggi che normalizzano l’odio, che riscrivono la storia, che relativizzano il fascismo e banalizzano l’antisemitismo».

La presidente conclude il suo discorso con un invito: «Come istituzioni e come cittadini abbiamo una responsabilità precisa. Chiediamoci ogni giorno se stiamo tollerando un’ingiustizia, se stiamo voltando lo sguardo davanti a una persecuzione, se stiamo lasciando spazio a chi esercita violenza. Il 27 gennaio non ci chiede silenzio. Ci chiede responsabilità».

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