Città metropolitana, Sassari rischia di restare indietro
Se sarà istituita solo a Cagliari la Sardegna corre il pericolo di rimanere divisa in due. Il sindaco Nicola Sanna ribadisce: «Si lavori invece in un’ottica di area vasta metropolitana»

Sassari. Tra i temi che alla ripresa dell’attività politica subito dopo la breve pausa di Capodanno ci sarà sicuramente quello legato alla riforma degli enti locali e all’introduzione nell’Isola della Città Metropolitana, che sarà concessa solo a Cagliari. «Mi auguro un’ulteriore evoluzione per la parificazione delle due grandi città sarde. Se non sarà così faremo certo il doppio della fatica ma non permetteremo che la nostra città resti indietro sia sul piano regionale sia nazionale», ha detto martedì scorso, in occasione della conferenza stampa dedicata al bilancio di un anno di attività, il sindaco Nicola Sanna. «Sono convinto che non si debba ragionare nell’ottica di Sassari città metropolitana ma si debba pensare alla realizzazione di un’area vasta metropolitana dell’intero Nord Sardegna. Una realtà a standard europeo, dove la distanza per raggiungere le diverse funzioni di un’area metropolitana, porti, aeroporti, parchi nazionali, poli produttivi agricoli, industriali e turistici, scuola, università, sanità, uffici regionali e territoriali, non sia maggiore a un’ora di percorrenza. Il Nord Sardegna deve fare da contrappeso a una aggregazione che è già in atto. Oggi la riforma dell’intero sistema territoriale ed amministrativo in atto deve essere letta e interpretata per migliorare e rafforzare la cooperazione tra enti territoriali, non per separarli ulteriormente. Sono convinto che la Città Metropolitana possa essere per tutti un’opportunità. E che un’interazione forte tra queste e le città piccole e medie strategiche sia oggi l’unica ricetta vincente per definire sistemi integrati e funzionanti che per poter competere in una economia globale dei territori dovranno riferirsi quanto meno alla scala regionale».
Qualche passo in avanti è già stato fatto. «Per il nord Sardegna sono cambiati i termini: da “unione dei comuni” si è passati a “rete” e se si passa a “città” il ragionamento sarà compiuto. La premessa fondamentale è che il presidente Pigliaru e la Giunta devono applicare i termini della legge Delrio che risultano alla fine “demenziali”», ha detto ancora Nicola Sanna. «In Sardegna esistono aggregazioni urbane e più dense come Cagliari e altre più complesse come Sassari. Occorrono quindi politiche per aree urbane come quelle che sono in Sardegna. Comprendo lo sforzo ed il tentativo di venire incontro ad una critica di fondo. Mi aspetto comunque che già la prossima settimana il Consiglio regionale faccia questo salto in più. Credo che Sassari ed il nord Sardegna non si debbano sentire diminuiti. Dobbiamo svolgere un ruolo preciso, ne abbiamo le capacità e non dobbiamo demoralizzarci se il Consiglio regionale deciderà diversamente. I numeri indubbiamente non ci sono favorevoli».
«In Italia sono pochissime le città che possono definirisi città metropolitane. Il problema non è l’aggettivazione ma il carattere: l’ente città metropolitana è inserito in costituzione e significa che è scorporata da tutti gli altri enti. Se la Sardegna è una regione con uno statuto speciale, come lo siamo, penso che non dobbiamo spaccarla in due creando una sola città metropolitana a Cagliari. Questo è il rischio che si corre. E vediamo cosa ha fatto il Friuli, che non ne sta creando neanche una. Per noi sarebbe insomma un errore andare verso una sola città metropolitana come sono concepite nella legge Delrio», ha concluso il sindaco di Sassari. (lufo)







