Caritas Diocesana, non solo un aiuto materiale
Audizione a Palazzo Ducale del responsabile don Gaetano Galia. «Si parte dal Centro di Ascolto. Con i poveri necessaria l’attenzione alla persona»
Sassari. Al primo posto c’è la promozione della carità. Innanzitutto ascoltare la persona, perché non esistono solo le povertà materiali. Ci sono anche quelle relazionali o culturali. «Dalla povertà nascono crisi relazionali, conflitti e dipendenze. Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento delle separazioni ed anche delle convivenze di breve durata. Pensiamo solo che nel nostro ostello ospitiamo 12 persone: il 70 per cento è costituito da mariti separati e senza lavoro», ha spiegato venerdì scorso ai consiglieri comunali della V Commissione (Servizi Sociali e Cultura) di Palazzo Ducale, presieduta da Carla Fundoni (Pd), il responsabile della Caritas Diocesana, don Gaetano Galia, affiancato da Suor Anna Maria, referente del Centro di ascolto diocesano, e da Francesca Corronca, che coordina l’Osservatorio di tutte le presenze alla Caritas.
La Caritas non è un centro di distribuzione viveri o di assistenzialismo, come spesso si pensa, sbagliando completamente. Prima si ascolta: il lavoro con i poveri va fatto in silenzio. «Il Centro di ascolto è il punto fondamentale, tutti passano da qui. Nel 2014 – questi sono gli ultimi dati aggiornati in nostro possesso – abbiamo ascoltato quasi 800 persone solo nella sede di via Seminario. Ci sono altri centri distribuiti in città e nella diocesi (per esempio, a Santa Maria di Pisa, a Ittiri, a Porto Torres o ancora a Sassari nella parrocchia di Cristo Redentore). Complessivamente ogni anno vengono nei Centri di ascolto oltre mille persone. Ed ogni persona rappresenta una famiglia», ha spiegato don Galia. Una persona ritorna più volte: gli interventi quindi si riflettono complessivamente su una platea di circa 10 mila soggetti. Numeri importanti. L’obiettivo è anche responsabilizzare chi si rivolge alla Caritas. «Abbiamo sempre cercato di evitare un sostegno fine a se stesso. Faccio un esempio: da alcuni mesi esiste un fondo di 20 mila euro a cui attingere ma prevedendo la restituzione con tempi e modalità che la stessa persona aiutata vorrà proporre. Una forma di microcredito: non va bene ricevere in maniera passiva. Ci infastidisce sentire il povero un assistito».
Ci sono anche gli immigrati: nel 2014 ne sono stati sentiti 200, con più di 2 mila interventi. E c’è inoltre uno Sportello Carcere. «All’interno del penitenziario di Bancali, una struttura gigantesca che comprende ben cinque carceri, noi siamo le prime persone che intervengono. Ma lavoriamo anche all’esterno: ascoltiamo le famiglie e garantiamo il servizio di Pronto Intervento carcere accompagnamento dei detenuti rilasciati, che escono dalla struttura ma non sanno come rientrare a casa nella Penisola». Prima ci pensava il Ministero a pagare il viaggio, adesso non più. La Caritas ha messo dieci persone a disposizione 24 ore su 24. «Gli garantiamo un aereo subito o lo accogliamo nell’ostello», ha spiegato don Galia, che è anche cappellano del carcere.
Ci sono poi le “opere segno”. La prima è la mensa di via Rolando, che ogni giorno fornisce 150 pasti caldi, con 50 che è possibile consumare in sala (gli spazi sono ridotti) e gli altri a casa, più un sacchetto con due panini per la cena. Due volte a settimana il servizio viene garantito dalle classi dell’Istituto Alberghiero che fanno così tirocinio. La Caritas in via Galilei ha anche un ostello, che ospita 12 senza fissa dimora, qualche volta 14: prima apriva alle 20, adesso arrivano alle 17 e fanno qualche attività con i volontari, anche al mattino. Grazie alle Suore della Carità in via Principessa Maria è stato avviato inoltre il progetto “Accompagnamento e centro diurno”, che offre un servizio a persone disagiate che comprende accoglienza, docce, lavanderia, accompagnamento e supporto psicologico. La Caritas, sempre in via Galilei, ha anche due ambulatori. Uno è per gli immigrati non iscritti al servizio sanitario; l’altro è un ambulatorio dentistico. A settembre è stata aperta una casa famiglia per detenuti grazie ai salesiani di San Giorgio: sono ospitati otto detenuti in semilibertà o con residuo pena da scontare fuori carcere, grazie all’aiuto delle Suore Poverelle di Bergamo.
Il Centro servizi diocesano, che erroneamente identifica spesso la Caritas, dà il segno della dignità della persone. Qui si provvede alla raccolta e distribuzione di viveri e vestiario cinque giorni alla settimana, con diecimila pacchi di viveri distribuiti annualmente.
La Caritas fornisce altri servizi. Come il Prestito della Speranza, che utilizza il fondo di garanzia della Cei per famiglie e imprese (si inizia a restituire dopo un anno). O lo sportello legale con un pool di avvocati volontari. Fondamentale è l’Osservatorio delle povertà e delle Risorse, che organizza ed elabora i dati dei Centri di Ascolto per la realizzazione dei dossier diocesani. L’obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica sulle situazioni di disagio e povertà presenti nel territorio diocesano. Infine, vanno citati l’Ufficio della Comunicazione, il Servizio Civile Nazionale, l’Ufficio Animazione (attualmente sono coinvolti 400 studenti delle scuole superiori e 250 delle primarie, con incontri dedicati a temi come immigrazione e disagio).
Complessivamente, collaborano con la Caritas Diocesana 300 volontari e quattro dipendenti part time.
«Il punto che emerge da tutto questo quadro è il fallimento della politica. Il Comune è responsabile fino a un certo punto. È il Governo centrale che penalizza i cittadini con le sue politiche economiche. Quell’Italia delle associazioni e del volontariato può allora fare sentire la propria voce», ha commentato Antonello Sassu (Sassari Progetto Comune). «Il ritardo della politica in certe cose è evidente. In prima linea ci sono associazioni come Caritas», ha detto Mario Pala (Pd). «Le associazioni coprono questo vuoto. Ma non possiamo pensare a delegare sempre ciò che devono fare le istituzioni», ha aggiunto Francesca Arcadu (Città Futura). «La classe media non esiste più. Abbiamo famiglie che sopravvivono grazie alle pensioni sociali, spesso unico reddito. Sassari non è piu quella di dieci anni fa», ha fatto notare Marco Manca (Sel). «È un panorama ricco e variegato. Avervi qui ci fa capire come potervi aiutare», ha concluso la presidente della Commissione, Carla Fundoni.






