Arrivano i turchi

Diceva un amico: «Una Turchia invasiva, arrogante, prepotente, fortemente islamizzata, che porta avanti il vecchio sogno è destinata al fallimento». La riflessione di GB Sanna

 

 

di GB Sanna

Erdogan
Erdogan

Un paio di anni fa ho trovato del tutto casualmente a Barcellona un importante imprenditore turco, che avevo conosciuto a Roma in alcuni progetti comunitari di interscambio fra Italia e Turchia, lui era un rappresentante della Tusiad, la Confindustria turca, gli studi e gli incontri erano inerenti alla possibilità dell’entrata nella Unione Europea della Turchia. Eravamo con le rispettive consorti, lui e la signora elegantissimi, vestiti con abiti italiani, le mogli hanno fatto amicizia, noi abbiamo discusso d’altro. Non vedeva di buon occhio il presidente Recep Tayyip Erdogan, ricordava ancora di quando incitava all’odio religioso declamando i versi del poeta Ziya Gokalp, acceso sostenitore del panislamismo e del nazionalismo turco: «le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati…».

Il mio amico non è più a favore dell’ingresso della Turchia nell’UE, non vuole che il suo paese diventi come la Grecia, la Spagna o l’Italia. Troppa burocrazia, troppi controlli, troppe regole, troppa ingerenza delle banche. Senza libertà le piccole e medie imprese non possono prosperare. Lui si occupa della costruzione di imbarcazioni da diporto, mi rammenta la fine impietosa della nautica di Olbia, della azienda leader del mondo la Novamarine, lui produce ottime imbarcazioni a prezzi altamente competitivi. Ecco più o meno le sue parole di allora. «La Turchia sta vivendo il suo boom economico, si è dimezzato il debito pubblico, la posizione geografica la pone al centro tra i mercati dell’est e dell’ovest. È stata assalita dagli investitori italiani e le relazioni economico-commerciali sono ottime. Negli ultimi anni si sono trasferite numerose imprese che producono con marchio italiano in settori di grande importanza strategica quali bancario, energetico, farmaceutico, nautico, infrastrutture, difesa, abbigliamento, aeronautico, bancario, cemento, petrolchimico, autoveicoli, etc., le aziende più note sono l’Alenia, Benetton, Bulgari, Monte dei Paschi, Unicredit, Eni, Finmeccanica, Cementir, Menarini, Valtur, Fiat, Iveco e Magneti Marelli. Il Pil dell’Italia non cresce, a quello della Turchia contribuiscono le vostre imprese a farlo crescere, assieme a Germania, Olanda e USA, cresce la domanda interna, i consumi, i salari, aumenta l’occupazione, arrivano le rimesse dall’Europa dei lavoratori turchi, che impegnano i risparmi nella casa, arrivano montagne di Fondi Comunitari per spingere la Turchia ad entrare in Europa. Erdogan ha convinto gli imam che si espanderanno in Europa, che si ricostituirà il grande impero ottomano, che se governo, esercito, burocrati, industria e banche lavoreranno in una unica direzione, la Turchia influenzerà tutta la mezzaluna fertile. L’unico nemico rimarrà l’Iran, protetto dalla Russia. È convinto che la Siria verrà distrutta, Assad, la sua famiglia, gli sciiti e il suo partito laico, di senza Allah, faranno la fine che meritano. Occuperà parte del territorio siriano, iracheno e la Crimea. Apparirà il più solerte alleato degli Usa, non romperà le relazioni con Israele ottimo partner commerciale, dovranno essere sempre più forti i legami con le monarchie del golfo, Arabia Saudita, Qatar e Emirati. Gli imam gli hanno chiesto la modifica della Costituzione laica; lui ha abolito il divieto del velo per le donne negli impieghi pubblici e nelle scuole, gli impiegati potranno farsi crescere la barba, in televisione le donne appaiono già meno truccate e portano abiti confacenti. La nuova legge costituzionale condurrà verso il partito unico. La sua fissazione è l’Europa, non per le forti rimesse dei lavoratori, in lui predomina l’idea della Sharia. Il AKP, il partito di governo è fondamentalmente un partito religioso, sostenuto dagli Imam delle moschee. I turchi saranno in grado di modificare facilmente i rapporti di forza dato che sono molto più prolifici, la Sharia governerà le grandi città tedesche, olandesi, belghe e svedesi e la Turchia diverrebbe il ponte con l’oriente, quello sempre sognato e impedito dalla Repubblica di Venezia. Non capisce che tirando troppo la corda, la corda si rompe. Oggi la Turchia occorre agli Usa, occorre come cuscinetto, occorre come torre di controllo. Una Turchia invasiva, arrogante, prepotente, fortemente islamizzata, che porta avanti il vecchio sogno è destinata al fallimento. Già negli stati europei in crisi si grida “ARRIVANO I TURCHI”. I turchi ritorneranno i nemici della fede, quelli per i quali esistono sulle coste le torri di avvistamento, quelli che razziavano, depredavano, violentavano e facevano schiavi. Quei turchi odiano i palestinesi perché si sono fatti colonizzare dagli ebrei, odiano gli sciiti perché sono atei, odiano gli afghani perché non scacciano gli infedeli, quei turchi che spingono sulle coste, sulle spiagge e nel mare i fratelli musulmani affinché invadano l’Europa, quei turchi sognano di arrivare a Vienna, a Parigi, a Roma…».

Oggi capisco il golpe. Noi non abbiamo capito niente, lui laico, innamorato dell’Italia, forse spera ancora che un giorno le nostre menti ritornino a pensare.

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