Manunta (Idv) attacca il Pd sassarese e solleva un polverone
«I poteri forti vogliono riprendersi la città. Questo è un modo mafioso di gestire la politica», dice. Replica dei consiglieri e dei due segretari Cordedda e Pinna: «Dichiarazioni tanto inaudite quanto gratuitamente offensive. Si scusi»

Sassari. La settimana scorsa era stato Giampaolo Manunta, consigliere comunale dell’Idv, a dare fuoco alle polveri e aprire uno scontro feroce con il Pd, in particolare il gruppo a Palazzo Ducale, 13 consiglieri, di cui 11 (anzi, 10: Piu, in quanto presidente dell’Assemblea Civica, mantiene correttamente un ruolo super partes e non prende posizione) – va ricordato – espressione delle componenti che alle primarie dello scorso anno appoggiarono Angela Mameli. Manunta, con una dichiarazione rilasciata in prima battuta a “L’Unione Sarda”, aveva attaccato senza troppi giri i consiglieri del Partito Democratico che fanno riferimento ai gruppi vicini a Giacomo Spissu, Silvio Lai, Gianfranco Ganau e Salvatore Demontis (circolo Intregu). «Chi sta paralizzando l’attività amministrativa, chi boicotta ogni passo, chi resta dietro le quinte e accampa le scuse più disparate per non presentarsi in Consiglio comunale, abbia il coraggio di uscire allo scoperto e di dirlo chiaramente: ho ingannato i miei elettori, mi interessano le poltrone, accontentare gli amici, piuttosto che il bene della città», le parole di Manunta riportate dal cronista. «Questi signori – aveva argomentato sull’Unione Sarda l’esponente dell’Idv, che non aveva fatto nomi, anche se il bersaglio era chiarissimo a chi frequenta la politica di Palazzo Ducale – dimenticano che ci sono grandi opere alle porte, o forse ce l’hanno fin troppo presente: il centro intermodale, un’opera da 40 milioni, il nuovo tragitto della metropolitana sino a Li Punti, il campus dell’Ersu, che l’amministrazione vorrebbe riportare in piazza Castello, riavviando, in un colpo solo, il centro e il battito della città universitaria. Tutto bloccato per gli interessi dei poteri forti, un pugno di potentati, con una sporta di 19 mila voti che tiene in scacco un uomo che ne ha raccolto 47 mila. Grazie a uomini incapaci di pensare autonomamente, fanno ostruzionismi, vogliono dettare loro l’agenda politica della città».
«Non gli basta, vogliono riprendere il controllo totale, mandando a casa il sindaco Nicola Sanna – conclude Manunta -, cambiando tutto per non cambiare niente dei vecchi metodi. E al Pd dico: abbiate il coraggio di uscire fuori pubblicamente. Di esprimere il dissenso ma motivandolo, senza assenze strategiche mirate solo a boicottare qualsiasi passo per la città. E a chi ha coscienza chiedo: gli interessi sono quelli della città o della politica di ieri, che solo a parole vogliono archiviare? Questo è un modo mafioso di gestire la politica».

Dichiarazioni che non sono andate giù (comprensibilmente) ai vertici del Pd sassarese. Ed è arrivata la doppia replica, dei consiglieri, già sabato, e dei segretari cittadino e provinciale, ieri sera. «L’intervista di un consigliere comunale di un partito scomparso lascia sgomenti per la rozzezza degli argomenti, per le allusioni intimidatorie, per l’accusa di pratiche mafiose attribuite a una grande parte del Consiglio comunale e a non meglio precisati burattinai. Il tono aggressivo e minaccioso utilizzato, la inconsistenza degli argomenti elencati per dimostrare “impedimenti e boicotaggi” inesistenti, a una attività, immaginiamo, altrimenti efficace ed efficiente, non sono giustificati dalla scarsità del tempo che il consigliere in questione dedica all’attività amministrativa, impegnato com’è in numerose e lucrative attività, né dalla superficiale conoscenza delle questioni di cui parla a sproposito, sebbene al secondo mandato e dopo aver fatto l’assessore. Solo per amore della verità e per evitare pessima informazione verso i cittadini, che numerosissimi ci hanno votato, e che hanno reso possibile la stessa elezione dell’intervistato, proviamo ad entrare nel merito dello sproloquio, gratuito e politicamente irricevibile, da parte di un censore al quale non riconosciamo titolo alcuno. A differenza dell’intervistato e dei suoi rappresentanti nell’esecutivo, nessuno dei consiglieri chiamati in causa è andato in Giunta, né ci andrà». È quanto ribattono i consiglieri comunali del Pd tirati in ballo da Manunta. I quali firmano un documento inviato alla stampa dalla capogruppo Esmeralda Ughi.
«Manunta stia perciò tranquillo. Nessuna caccia alle poltrone», assicurano Pierpaolo Bazzoni, Lisa Benvenuto, Gianni Crobu, Valeria Fadda, Carla Fundoni, Giuseppe Masala, Lello Panu, Stefano Perrone, Salvatore Sanna, oltre alla stessa capogruppo Esmeralda Ughi. «Non risultano tattiche dilatorie o impedimenti all’attività amministrativa, che può procedere a condizione che le pratiche arrivino prima in Commissione e, poi, in Consiglio. Tutte le pratiche finora iscritte all’ordine del giorno sono state sempre regolarmente votate e, perciò, positivamente esitate. Non si può parlare di cose importanti solo per esercitare la lingua e per insultare, perdendo una buona occasione per nascondere una totale ignoranza dei problemi di cui si parla, confondendo le chiacchiere da bar e sulla stampa con atti amministrativi. Così è certamente per le residenze studentesche su cui si è aperto un falso quanto inutile dibattito. È a tutti noto, infatti, che la Caserma La Marmora è, per ora, un bene indisponibile per gli usi che si vorrebbe proporre, che i fondi a disposizione per le stesse sono finalizzati alla realizzazione di un residence universitario e che l’Ersu, ente titolare della pratica e del finanziamento, a quelle finalità si deve attenere. Il Comune vuole fare diversamente? La Giunta assuma una deliberazione e la affronteremo. In caso contrario siamo alle chiacchiere, da bar o da “vitelli arrosto”, inutili quanto dannose. Abbiamo appreso dalla stampa dell’idea di modificare il tracciato della metropolitana di superficie e di una nuova localizzazione del centro intermodale: entrambe le opere e i relativi progetti, come è noto, sono state finanziate dopo un iter lungo molti anni, ormai a conclusione. Riteniamo pericolosissimo riaprire una discussione su queste procedure, proprio perché metterebbero in serio pericolo il lavoro fin qui fatto e le risorse stanziate. Sconsigliamo perciò dall’intraprendere con leggerezza questa strada. Ma se invece, contro ogni evidenza, si volesse cambiare verso, la strada è semplice: il sindaco e la Giunta assumano delle decisioni e le portino nelle sedi proprie. Saranno valutate con la massima attenzione e con tutta la città. Se non è così, torniamo alle chiacchiere».
«Si racconta lievemente, come se fosse una verità clamorosa – proseguono i dieci consiglieri del Pd chiamati in causa da Giampaolo Manunta –, che sarebbe tutto bloccato. Questa sì, è una notizia e una novità assoluta! Perché sarebbe tutto bloccato? Da chi sarebbe bloccato? Quali sono gli interessi forti di cui straparla il sopracitato? Sono forse quelli che vogliono cambiare indirizzi e scelte consolidate e ormai in attuazione? Ci sono cose che non sappiamo e che ci vuol far sapere? Ci farebbe molto piacere confrontarci con il consigliere in questione su questi e altri temi, quando tra una cosa e l’altra, trovasse il tempo di leggere e studiare gli argomenti. La scuola, la cultura, le scelte in materia di politiche ambientali e il funzionamento dei carissimi servizi del settore, le manutenzioni e, via via, tutte le questioni che riguardano la difficoltà della città e dei suoi cittadini, i quali, sia detto per inciso e per memoria, numerosissimi hanno dato il consenso a noi e, quindi, anche al sindaco. A differenza di chi non ha partito e ha pochi voti, abbiamo alle spalle un partito e moltissimi elettori. Ad essi rispondiamo e sono gli unici e decisivi riferimenti che teniamo e terremo in considerazione. In conclusione l’autore di un attacco tanto sconsiderato e zeppo di insulti, falsità, illazioni messaggi trasversali e linguaggi di straordinaria gravità, ha forse pensato di rendere un buon servizio al sindaco e alla città e forse anche a se stesso. In realtà ha solo reso più tossico il clima, ha introdotto toni e argomenti irricevibili che, da una parte, hanno necessità di chiare e pubbliche scuse, dall’altra saranno attentamente valutati dai nostri legali per le azioni conseguenti ad affermazioni inutili e gratuite. Molte cose sono permesse in politica. Non tutte».

La seconda replica a Manunta è dei due segretari del Pd, Gianpiero Cordedda (provinciale) e Fabio Pinna (cittadino). «Come segretari del Pd cittadino e provinciale riteniamo inaccettabili, gravi ed infondate le esternazioni pubbliche del consigliere Giampaolo Manunta apparse sui quotidiani locali. Confondendo la dialettica politica, talvolta anche dura, ma necessaria in determinati momenti di confronto, con un “mettersi di traverso” che, nella realtà dei fatti, non trova alcun fondamento, il consigliere Manunta si avventura in dichiarazioni tanto inaudite quanto gratuitamente offensive rivolte a numerosi componenti le istituzioni cittadine e contro il Partito Democratico, con l’intento dichiarato di “difendere” il sindaco di Sassari ritenuto, certo dal solo Manunta, vittima di un presunto attacco di stampo mafioso (???). Troviamo deprimente assistere a questo degrado del linguaggio che facciamo fatica a definire politico. Per quanto riguarda quel poco di merito che emerge dalle dichiarazioni del consigliere Manunta, faticosamente individuabile fra i tanti insulti, troviamo necessario puntualizzare con fermezza, senza paura di smentita, che tutte le sedute del Consiglio e delle Commissioni Comunali si sono sempre svolte regolarmente proprio perché garantite dalla presenza in Aula del gruppo consiliare del Pd. Aggiungiamo, per completezza d’informazione, che nessuna delle proposte presentate dalla Giunta Comunale, in Consiglio e nelle Commissioni, è stata mai bloccata dai consiglieri del Pd. Speriamo che il Sig. Manunta, dopo aver pubblicamente rivolto al gruppo consiliare Pd ed al Partito le attese scuse, trovi il tempo di approfondire meglio i temi politici che affronta prima di cimentarsi pericolosamente in destabilizzanti quanto improvvide dichiarazioni che rischiano solo di produrre più danni che vantaggi politici, soprattutto in un momento come l’attuale, nel quale le nostre segreterie sono impegnate a risolvere una situazione politica non facile che riguarda l’intera coalizione».







