Consiglio comunale, troppa lentezza

Il centrodestra attacca: le Commissioni permanenti sono ancora bloccate e non si può lavorare. Il problema della presenza dei consiglieri monogruppo e la proposta del Pd

ConStampaCentrodestrasecondasedutaSassari. I lavori consiliari vanno avanti con grande lentezza e, soprattutto, ancora non sono state costituite le commissioni permanenti. «Anche stavolta potevamo impiegare meglio il tempo del Consiglio. La seduta è durata troppo poco. Per non parlare di quanto accaduto stamattina (giovedì, ndr) durante la Conferenza dei capigruppo. La maggioranza, ed il Pd in particolare, ha proposto una modifica della composizione del numero dei componenti delle commissioni, che va però in un senso diametralmente opposto a quello della riduzione dei costi della politica ma anche dello snellimento strutture e procedure». È l’accusa di Rosanna Arru, capogruppo di Sassari Progetto Comune e candidata sindaco della coalizione di centrodestra alle elezioni del 25 maggio scorso. Insieme a lei Antonello Sassu (Sassari Progetto Comune) e Manuel Alivesi e Giancarlo Carta, entrambi di Forza Italia.

Giovedì mattina infatti il Pd ha proposto a tutti gli altri gruppi una modifica ad un articolo del regolamento sul funzionamento del Consiglio comunale che riguarda il numero dei componenti delle Commissioni. Attualmente è di 13, con un rapporto, nell’ultimo mandato, di sette a cinque tra maggioranza ed opposizione. La proposta è di portare il numero di commissari a 15, introducendo anche il voto ponderale multiplo per il commissario presente. Da un lato si rispetterebbe quanto ha recentemente ribadito un parere ministeriale che riprende due sentenze del Tar: ai consiglieri monogruppo va garantita la presenza in tutte le commissioni e a Palazzo Ducale i monogruppo sono ben cinque, tutti nella maggioranza); dall’altro si riequilibrerebbe il voto a favore del peso effettivo degli eletti: per esempio, un consigliere peserebbe per quattro voti se è presente solo lui in commissione ed in Consiglio il suo gruppo può contare su quattro eletti. Per adesso è solo un’idea e lunedì gli altri gruppi diranno se è il caso di procedere con la modifica o faranno una controproposta. L’obiettivo è in ogni caso garantire una maggiore rappresentanza democratica tutelando i più piccoli e mantenendo i rapporti tra maggioranza ed opposizione.

Tutto chiaro? Per i quattro consiglieri del centrodestra sì, ma in senso negativo. «Nel rincorrere il criterio della rappresentatività dei gruppi stiamo perdendo la possibilità di lavorare. I monogruppo devono essere presenti in tutte le commissioni? E magari le convochiamo in contemporanea? Vedremo solo costi che lieviteranno. Siamo un po’ perplessi», aggiunge Rosanna Arru.

In realtà, anche se aumentano le sedute di commissione, i gettoni totali di presenza da attribuire ogni mese ad ogni consigliere (95 euro lordi per una seduta consiliare e meno di 60 per le commissioni) non possono superare un determinato limite, fissato in un quarto della retribuzione del sindaco. Quindi, una volta raggiunto il massimale le commissioni possono sì riunirsi ancora ma senza il versamento del gettone al consigliere, che non avrebbe altra scelta che parteciparvi gratuitamente.

In realtà la polemica sulla proposta di modifica regolamentare non costituisce il punto centrale del contrasto con la maggioranza. «Questa è la punta dell’iceberg. La domanda è: il 25 maggio da quando è passato? I primi 50 giorni sono ormai andati e ancora non abbiamo fatto nulla. La sensazione è che ci sia qualcuno che voglia dividere nettamente la Giunta dal Consiglio. Che le commissioni non siamo poste in condizioni di lavorare è un fatto gravissimo. È stata fatta una proposta che non capiamo. Anziché ridurre il numero dei componenti delle commissioni lo aumentiamo? Nonostante i consiglieri non siano più 40 ma adesso 34, più il sindaco. Pretendiamo più chiarezza», dice Manuel Alivesi. La controproposta del centrodestra ci sarebbe già. Fare scendere il numero dei commissari ad 11 per ciascun organismo.

A Sassari sembra di essere tornati ai mitici anni ’60, quando il calcio italiano era famoso nel mondo (e vinceva tornei europei ed intercontinentali con il Milan di Rocco e l’Inter di Herrera) per il “catenaccio”. Una tattica difensiva esasperata? Non solo, come aggiunge Giancarlo Carta. «La maggioranza butta il pallone in tribuna, per perdere tempo. Siamo appena alla nomina dei vicepresidenti del Consiglio comunale. Una situazione del genere è imbarazzante. C’è tanto da lavorare: abbiamo gare d’appalto importanti da discutere in Commissione Finanze. Siamo invece semplicemente esautorati». «È comunque l’atteggiamento del centrosinistra che non va. Quando si modificano le regole non si va mai a colpi di muscoli», conclude Antonello Sassu.

Luca Foddai

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