Faradda, tra religione e tradizioni popolari
Rinnovato il voto a Maria Assunta. Fischi per il sindaco e la Giunta. Padre Paolo Atzei: «Ringraziamo la Santa Vergine per l’ammissione dei Macellai»
Sassari. Il voto è stato sciolto ancora una volta, stavolta da 11 candelieri. Pochi istanti dopo la mezzanotte sono stati i Massai i primi a varcare il portone di Santa Maria ed entrare all’interno della chiesa fino alla Vergine Dormiente posta al centro, di fronte all’altare, esattamente sotto la “zimboina”, la cupola simbolo di Sassari. Ad accoglierli l’arcivescovo padre Paolo Atzei e il provinciale di francescani conventuali padre Salvatore Sanna (il guardiano Alfio Pusceddu a breve lascerà l’incarico e raggiungerà il convento madre di Assisi dove si trova il sepolcro del “Poverello”). La Faradda 2016 è stata una delle più veloci degli ultimi anni, nonostante i candelieri fossero stavolta 11 e non più dieci. Per i Macellai, la new entry, in attesa della dodicesima (i Facchini) prevista per la prossima edizione, è stata tanta l’emozione, ma anche la sicurezza, quasi che nella Discesa ci fossero da sempre.

«Tempo fa pensavamo che non sarebbe bastata la chiesa. La notte passata ho sognato padre Antonio Sisco, perché mettesse a posto la chiesa!», ha detto con una battuta padre Paolo. «Negli ultimi anni siamo cresciuti molto aprendo la mente e introducendo nuovi candelieri. Stiamo poi riuscendo ad abbattere i minuti e stavolta siamo stati abbastanza puntuali. Per lo scioglimento del Voto chiediamo che la Vergine Maria sia pregata molto da noi sassaresi per le pesti del passato. Ma vogliamo ringraziala anche per avere fatto sì che il Comune decidesse di ammettere i Macellai e, dal prossimo anno, i Facchini e poi gli Autoferrotranvieri. Anzi, vogliamo che tutte le corporazioni siano rappresentate. Chissà che un giorno non ammetteremo mestieri più moderni».
La Faradda aveva preso il via da piazza Castello alle 18. Alle 21 il primo candeliere, quello dei Macellai, è arrivato a Palazzo di Città alle 21.
Per Nicola Sanna la terza uscita da Palazzo di Città è stata accolta da una bordata di fischi e, soprattutto, di “buuh” e insulti, un po’ di tutti i tipi. Niente di nuovo: questo è da sempre il momento più critico. Non c’è però stata – e va detto – l’attesa contestazione di massa. Tanta indifferenza comunque lungo il percorso, con alcuni passaggi più pesanti, al corso basso, a Porta Sant’Antonio e in corso Vico, dove la protesta è da sempre più colorita. Infine l’arrivo in piazza Santa Maria: da quando il cronista segue questo evento (e sono 15 anni) è sempre così. Forse con una nota curiosa in più: stavolta i fischi che preannunciano la municipalità non si sono sentiti all’interno della chiesa. Tanto che diversi assessori hanno tirato un piccolo sospiro di sollievo.
Poco prima dell’uscita da Palazzo di Città è stato rinnovato uno dei riti laici della Faradda, con il brindisi tra sindaco e Gremio dei Massai. Presente anche il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, l’assessore regionale Claudia Firino e la parlamentare Giovanna Sanna. Tra i volti conosciuti che hanno partecipato al consueto appuntamento conviviale nel piano nobile, oltre alle presenze fisse come quella di Mario Segni, il celebre farmacologo Silvio Garattini. Il Movimento 5 Stelle è rimasto invece rigorosamente fuori, come preannunciato nei giorni scorsi.
Anche quest’anno la partenza da piazza Castello si è arricchita di una tappa in più alla chiesa del Rosario. Qui entrano i gremianti appena arrivati con il candeliere e depositavano per dieci minuti la bandiera piccola su uno degli altari laterali. Adesso si recano in chiesa anche tutti i portatori, insieme ad obrieri, gremianti e capicandeliere, per una preghiera collettiva, sotto lo sguardo attento ed incoraggiante dell’arcivescovo.








