Una Sardegna Metropolitana
Tutti i servizi dello Stato e della Regione devono essere facilmente fruibili nei territori e non concentrati a Cagliari. L’analisi di GB Sanna per Sesuja
di GB Sanna

In questi giorni in cui si discute tanto di Cagliari “città metropolitana” vorrei inviare una velina alla classe politica sarda. A tutti i partiti, in special modo ai partiti che si dichiarano sardi, sovranisti, indipendentisti.
La Sardegna è un’isola al centro del Mediterraneo. Ha una superficie di 24.100 Kmq, una popolazione di 1.659.636 abitanti, una densità di 69 ab/kmq; la bassa densità permane in tutta l’isola, solo nell’area prossima a Cagliari si arriva a 120 ab/kmq, che è comunque bassa rispetto alla media nazionale che è 202 ab/kmq, il 13,6% è montagna, il 67,9% è collina, il 18,5% è pianura. Esistono tre porti Cagliari, Olbia e Porto Torres (a dir poco trascurato), le compagnie di navigazione non sono gestite da imprese sarde e attualmente la più grande agisce, contro qualsiasi legge europea, in regime di monopolio, sovvenzionata con soldi pubblici. Esistono tre aeroporti internazionali Alghero-Fertilia, Olbia-Costa Smeralda e Cagliari-Elmas, le compagnie aeree non sono gestite da imprese sarde, alcune sono low cost, la più importante è irlandese, ricevono sovvenzioni pubbliche. La rete ferroviaria non è elettrificata ed è rimasta quella che era sul finire del XIX secolo, anzi sono state chiuse le ferrovie a scartamento ridotto. La rete stradale, se fa esempio la SS131, percorrerla è un’avventura, disastrata, pericolosa, infida, zeppa di limiti di velocità, che fa la fortuna dello Stato per la raccolta di multe per eccesso di velocità. Abbiamo la sfortuna che i centri urbani più importanti si trovano nel perimetro dell’isola e non al centro. Cagliari, Sassari, Quartu, Olbia, Alghero. Gli altri centri, compresi Nuoro ed Oristano, si trovano distanti da questi maggiori centri urbani, con scarsi servizi, difficoltà di scambi culturali e commerciali. Le città di Cagliari e Sassari vivono di servizi, commercio e un tempo anche di piccole e medie industrie, hanno culture e comportamenti diversi; con l’avvento della Regione Autonoma della Sardegna, il capoluogo è divenuto una vera città mediterranea, l’altra è rimasta un paesone. Nella classifica dei comuni con più alto reddito figurano Cagliari e i paesi vicini, Sassari e i paesi vicini, Nuoro e Oristano, cioè dove il reddito è dato da stipendi pubblici certi, in tutti i paesi dell’interno dichiarano reddito certo i pensionati; Olbia è un caso a parte. In Sardegna non si produce più reddito dalle attività agricole, dalle piccole e medie imprese, dall’artigianato. Le zone industriali sono diventate zone commerciali, tranne Olbia. La chimica, l’energia elettrica, il turismo e la grande distribuzione sono gestiti da imprese non sarde.
È dal 1990 che si parla di “città metropolitane”. In tutta Europa i “governi metropolitani speciali” sono dieci. Letta ne propose dieci per l’Italia, con Renzi sono arrivate a venti, con accordi di governo ogni capoluogo è divenuto “città metropolitana”. Dovevano sostituire le province e le province di fatto continueranno ad esistere, saranno ulteriori doppioni, ai quali si sommeranno per compensazione le “Unioni dei comuni”. Alle “città metropolitane” competeranno una montagna di soldi. La Commissione Europea al programma operativo nazionale (PON 2014-2020) “città metropolitane” prevede investimenti per lo sviluppo urbano, agenda digitale, efficienza energetica, mobilità sostenibile, disagio abitativo e inclusione sociale, per un bilancio di 892 milioni di euro dell’UE e 304 milioni di euro di cofinanziamento. Il piano prevede che “le città metropolitane” si dotino di servizi digitali interattivi per i cittadini e interpretabili fra i comuni, di punti di illuminazione a Led, di ristrutturazioni e riconversioni energetiche sulle superfici degli edifici pubblici con tagli dei consumi di energia, costruiscano nuove piste ciclabili, gestiscano l’accoglienza per persone senza fissa dimora, la riqualificazione degli spazi urbani, creino alloggi per famiglie in condizioni di disagio e si impegnino in progetti di inclusione sociale di comunità emarginate.
Ora facciamo un semplice ragionamento. Immaginiamo la Sardegna con un capoluogo posto al margine che diventerà ancora più grande per numero di popolazione e per importanza che chiameremo “città metropolitana”; questa “città metropolitana” fagociterà tutte le voci di governo, nella logica del risparmio; per essere chiari Cagliari assommerebbe nella sua area l’unica sede della Camera di Commercio, le sedi delle Direzioni Ministeriali, dell’Agenzia delle Entrate, l’Autorità Portuale, l’unica Università, gli ospedali migliori, etc., più tutte le sedi dell’amministrazione regionale. In questa logica, a niente servirebbe perciò neanche la comica delle due aree metropolitane, una al nord e una al sud. È la Sardegna in tutto il suo territorio che deve essere attenzionata, messa al passo con i tempi, ricostituita, obbligatoriamente assistita nell’uso delle risorse. È tutta la cultura sarda che ci dice che così non va e non deve andare. La Sardegna è un patrimonio dell’umanità che deve essere salvaguardato. Deve essere protetta la sua particolarità. La Sardegna è fatta di piccoli villaggi, di piccole entità, di uomini, donne, bambini, giovani e vecchi che devono ricevere nei loro territori e non migrare. Tutti i servizi dello Stato e della Regione devono essere facilmente fruibili nei territori. La Sardegna “area metropolitana” per fare in modo che i paesi, tutti i paesi, del centro, del nord e del sud ritornino a costituire la spina dorsale dell’isola, ché da troppo tempo sono stati abbandonati a se stessi.
Per concludere cito un post di Michele Pinna: «Se la forza della nostra specialità non fosse in grado di affermare se stessa, con i suoi valori e con i suoi numeri, senza dover ricorrere quelli che premiano i grandi numeri, la nostra continuerà ad essere una battaglia persa».







