Venerdì ‘Don Giovanni’ al Teatro Comunale di Sassari

Regia di Paco Azorìn, l’orchestra sarà diretta da Gaetano d’Espinosa. Presentata l’opera di Mozart: ieri la consueta tavola rotonda

 

 

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Alessandro Luongo e Elisabetta Lai

Sassari. «È il mio Don Giovanni». Così il regista Paco Azorìn ha sinteticamente definito il carattere della sua versione del capolavoro mozartiano che venerdì sera (con replica domenica pomeriggio) sarà proposto al pubblico del Teatro comunale di Sassari. Un antieroe senza tempo che insegue la libertà, senza mai trovarla, nelle donne che seduce. La seconda opera in cartellone per la Stagione lirica dell’Ente Concerti “Marialisa de Carolis” è il capolavoro senza tempo nato dal genio di Wolfgang Amadeus Mozart e dalla penna del librettista Lorenzo Da Ponte, la seconda opera “italiana” scaturita dalla loro felice collaborazione, che comprende “Le nozze di Figaro” e “Così fan tutte”. Mercoledì pomeriggio “Don Giovanni” è stato presentato nella Sala concerti del Teatro Comunale nella tradizionale Tavola rotonda. È stata la giovane musicologa sarda Francesca Mulas a tratteggiare storia e mito di un personaggio talmente assorbito dalla cultura – letteraria prima, anche musicale poi – da divenire universale come Ulisse o Amleto.

L’opera mozartiana, così come il personaggio protagonista, ha avuto una vita travagliata: acclamata alla prima rappresentazione, a Praga, il 29 ottobre 1787, alla successiva proposizione viennese venne invece accolta con freddezza. Eppure il personaggio del seduttore aveva origine antica: nato dalla penna di Tirso de Molina con “El burlador de Sevilla” nel 1612 – anche se la pubblicazione avvenne soltanto nel 1630 – tra i suoi antenati ebbe il Conte Leonzio, allievo di Machiavelli, un ateo la cui vicenda venne rappresentata per la prima volta nel 1615. Passato per Molière e Goldoni, Don Giovanni arriva a Sassari nell’allestimento del giovane regista catalano Paco Azorìn, all’esordio in Italia, che ha immaginato il suo personaggio principale in perenne movimento, in cammino nel tempo, alla spasmodica ricerca – attraverso le sue innumerevoli conquiste – della pace che mai troverà. Don Giovanni è quindi il paradigma dell’uomo moderno, inquieto e in costante lotta per trovare il suo posto sulla Terra. A interpretarlo a Sassari sarà Alessandro Luongo, baritono giovane ma di affermata esperienza, già a Sassari in passato (Ernani, 2011) e che negli anni si è distinto come Don Giovanni di riferimento.

Contraltare del personaggio principale, Il Commendatore rappresenta una proiezione della coscienza di Don Giovanni: nelle recite sassaresi sarà Abramo Rosalen, già solido nel ruolo, anche nel recente passato. Don Ottavio, invece sarà Blagoj Nacoski: rappresenta la legge umana, l’uomo che soffre sul palco perché sa che la sua Donna Anna (Gilda Fiume), promessa sposa, in realtà è innamorata del protagonista, ma nonostante questo resta giusto, democratico, molto moderno. La sedotta e abbandonata Donna Elvira (Elisabetta Farris, una delle due cantanti sarde del cast), vive anche sulla scena la propria condizione ambigua di donna innamorata che cerca però vendetta e tenta fino all’ultimo di redimere l’amato. Zerlina (la cagliaritana Vittoria Lai) e Masetto (Daniele Caputo) vivono all’ombra del nobile dissoluto, in balìa delle sue volontà, mentre il suo servo Leporello (Roberto Accurso) è lo specchio del padrone: ne ha timore, ma lo invidia per il suo successo sulle donne e cerca di imitarlo, in uno specchio che si infrange nel finale, quando l’ineluttabilità del destino di Don Giovanni, che sprofonderà tra le fiamme dell’inferno trascinato dal fantasma del Commendatore, sarà ancora una volta chiara. E lasciando che la vita torni a scorrere, tranquilla ma forse anche più noiosa, senza il ciclone Don Giovanni, che riprenderà a correre, alla ricerca di una pace che non troverà mai. Nella versione di Azorìn Leporello è più anziano di Don Giovanni, non sono giovani della stessa età. E il fatto che sia piu grande e che ne abbia visto di più dà al personaggio un taglio meno scanzonato.

Tra le curiosità dell’allestimento sassarese la scelta di “aggiornare” passaggi dell’opera come il duello iniziale tra Don Giovanni e Commendatore: niente spade che si toccano a ritmo di musica, sostituite da due pistole.

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