Le mille e una notte al Teatro Comunale di Sassari

Mercoledì e giovedì il Teatro del Carretto, sotto le insegne del CeDAC, nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo, propone lo spettacolo visionario, con drammaturgia e regia di Maria Grazia Cipriani e l’interpretazione di Elsa Bossi, Giacomo Vezzani, Nicolò Belliti

 

Milleunanotte2Sassari. La fiaba poetica e crudele de “Le mille e una notte” – sospesa fra realtà e mito – rivive sul palcoscenico nell’intrigante mise en scène del Teatro del Carretto, con drammaturgia e regia di Maria Grazia Cipriani e scenografie e costumi di Graziano Gregori – in tournée nell’Isola sotto le insegne del CeDAC, nell’ambito del XXXV Circuito Teatrale Regionale Sardo – con lo slogan “Giù la Maschera!” a sottolineare il potere svelante del teatro, capace attraverso il suo gioco di finzione di mettere davvero a nudo la verità.

Il poetico e visionario spettacolo debutterà in prima regionale mercoledì 7 gennaio alle 21, in replica giovedì 8 gennaio sempre alle 21 al nuovo Teatro Comunale di Sassari (invece dell’annunciato “Ti ho sposato per allegria”); la tournée proseguirà venerdì 9 gennaio alle 21 al Cineteatro comunale Nelson Mandela di Santa Teresa Gallura (dove inaugurerà la Stagione di Prosa 2014-15), sabato 10 gennaio alle 21 al Teatro San Bartolomeo di Meana Sardo (sempre in apertura di stagione) e infine domenica 11 gennaio alle 21 l’avvincente viaggio tra racconti antichi e moderni darà il la alla Stagione 2014-15 del CeDAC al Teatro Civico Oriana Fallaci di Ozieri.

La pièce – interpretata da un’intensa Elsa Bossi accanto a Giacomo Vezzani e Nicolò Belliti – s’ispira alla storia di Shahrazad, la figlia del Visir che vinse la ferocia del sultano Shahriyar incantandolo con i suoi racconti (e salvandosi così la vita, spezzando un ciclo di morte), per rappresentare il dramma della condizione femminile attraverso i secoli, in Oriente e in Occidente, tra sottomissione e ribellione (spesso pagata a duro prezzo), fino ad oggi. L’idea (già adombrata nella novella-cornice intorno a cui si sviluppa l’antica raccolta persiana) che l’uomo, sia egli padre, marito o fratello, abbia potere di vita o di morte su figlie, mogli o sorelle, ricorre in numerosi e insospettabili archetipi della violenza di genere, dai miti greci alle opere di William Shakespeare. dai versi di Ludovico Ariosto alla tragedia di Carmen narrata da Prosper Mérimée e messa in musica da Georges Bizet.

Milleunanotte1La gelosia di Otello e la pazzia di Orlando, la leggenda del Minotauro, figlio di Pasifae e del Toro sacro a Poseidone, l’impresa di Teseo e l’abbandono di Arianna a Nasso, l’indifferenza di Amleto e la morte di Ofelia, la fuga di Dafne inseguita dal dio Apollo s’intrecciano alle cronache contemporanee, tra delitti “passionali” in cui l’istinto del possesso si sostituisce all’amore e l’incubo ricorrente delle violenze domestiche, degli abusi fisici e psicologici e anche delle subdole e sottili (e neppure troppo) discriminazioni di genere.

Nell’immaginario la virtù e la forza incarnate nel modello maschile, plasmato sulla figura dell’eroe guerriero, troppo spesso si confondono con l’uso della violenza, in un regime patriarcale che sancisce la legge non scritta di una presunta “superiorità” dell’uomo – il quale comunque gode di maggiore libertà nell’agire, nell’esercizio delle professioni, nei rapporti con l’esterno – mentre la donna è tradizionalmente confinata dentro la casa, “al sicuro”, lontano dagli occhi del mondo. L’atavico sentimento di “protezione” si trasforma in dominio, in volontà di stabilire regole e confini, il senso di responsabilità in richiesta di obbedienza e il fragile equilibrio della sfera degli affetti si orienta secondo la formula verticistica di una struttura di potere: la tenerezza e l’empatia cedono il passo alla legge del più forte, la ripartizione dei diritti e dei doveri non risponde a talento e necessità, e neppure a un principio di uguaglianza tra i sessi. La cultura occidentale riflette l’evoluzione della società e la progressiva emancipazione femminile, ma conserva le tracce di una civiltà più arcaica – tra pregiudizi e stereotipi – che riecheggiano nei miti antichi e riaffiorano nell’educazione familiare e nel quotidiano; e laddove le difficoltà economiche e lo stress della vita moderna acuiscono tensioni e conflitti, esplode spesso, troppo spesso, la violenza.

«La narrazione de “Le mille e una notte” risale ad un millennio fa e pur il suo tema appare più attuale e moderno che mai: in boscaglie intricate, o nel bagagliaio di un’automobile, o in un sinistro vigilare di porte segrete e serrature che custodiscono scempi e orrori, tale disumana efferatezza permane e rischia di crescere ovunque» ricordano le note di sala dello spettacolo. L’incubo che molte donne sperimentano quotidianamente si nutre di antichi retaggi, ha radici in una arcaica visione del mondo, molto lontana, apparentemente almeno, dalla realtà odierna: come giustificare un uomo che percuote, ferisce, sevizia e uccide una donna – in nome di un malinteso sentimento d’amore ferito, come di una fede religiosa, di un fuorviante senso dell’onore, di un sistema di valori che non può o non deve essere infranto?

La ferocia di un immaginario sultano che, per vendicarsi di un precedente adulterio, infierisce sul genere femminile, sposando e condannando così a morte il maggior numero di donne possibile, finché una di esse con l’astuzia lo induce a rinunciare a quella sua legge sanguinaria, trova precisi riscontri nei comportamenti di quanti per passione o per odio, si arrogano il diritto di spezzare un’altra vita. Le pagine dei giornali e i notiziari radiotelevisivi riportano quasi quotidianamente la cronaca di una strage annunciata – per cui è stato coniato il termine, sgradevole forse ma non certo orrendo quanto l’oggetto che definisce, di “femminicidio”: nelle statistiche dei delitti, in Italia, a fronte di una diminuzione del numero complessivo degli omicidi, resta costante il numero di quelli in cui la vittima è una donna. Sintomo di un malessere sociale, forse, ma anche di un meccanismo per cui una mente disturbata può concepire il pensiero di “punire” o addirittura eliminare fisicamente quella che l’individuo brutale e assassino considera – in un’aberrante distorsione del concetto di “proprietà” – come la “sua” donna (compagna, figlia, sorella, fidanzata…).

Il mito di Narciso, bellissimo e crudele, innamorato di se stesso e insensibile all’amore della ninfa Eco e la danza di morte del Minotauro, creatura mostruosa, metà uomo e metà bestia s’intrecciano – in questa rilettura moderna, poetica e visionaria, de “Le mille e una notte” – con la storia dell’infelice Ofelia, combattuta tra le fraterne cure di Laerte e il sincero affetto per Amleto, l’arrivismo e gli intrighi del padre Polonio e l’improvvisa freddezza del principe di Danimarca, fino a smarrire la ragione e perire nel fiume. Il furore di Orlando, impazzito d’amore per Angelica e l’inganno di Teseo che lascia Arianna addormentata su un’isola; e ancora la metamorfosi di Dafne, tramutatasi in pianta pur di sottrarsi alla passione non ricambiata di Apollo e l’innocenza di Desdemona, vittima della gelosia del Moro e delle macchinazioni di Iago, compongono un affascinante itinerario fra le emozioni con le parole di Ovidio, Ariosto e Shakespeare.

Tra frammenti di teatro e poesia, spiccano le testimonianze amare dell’oggi, le mille e una vicende dolorose, incomprensibili, inumane: le voci di donne percosse, umiliate, torturate, sfigurate, uccise compongono il coro inascoltato e tragico di una tragedia contemporanea. Una catena di sangue che dev’essere spezzata.

Lo spettacolo del Teatro del Carretto – pensato come un labirinto in cui ogni racconto conduce a un altro e a un altro ancora, in un susseguirsi di storie legate tra loro «come anelli di una catena» e narrate in forma ora lineare ora rapsodica, tra rime e canti, a costituire un unico arazzo – ispirandosi a un tema tanto scottante e inquietante, mostra il volto insieme cupo e grottesco della tragedia, con squarci di ironia e disperata tenerezza, e culmina nel segno della speranza, con un fiducioso inno alla vita.

 

INFO & PREZZI

SASSARI – Nuovo Teatro Comunale
Biglietti
platea primi posti: intero €18 – ridotto €15
platea secondi posti e galleria: intero €15 – ridotto €13
info: cell. 3391560328 – circuitoteatralesardo@gmail.com
www.cedacsardegna.it

SANTA TERESA GALLURA – Cineteatro Comunale Nelson Mandela
Abbonamenti 4 spettacoli: intero € 50 – ridotto € 40
Biglietti: intero €15 – ridotto €12
info: cell. 339.6785869 – cooperativalabeddula.teatro@gmail.com
www.comunestg.it

MEANA SARDO – Teatro San Bartolomeo
Abbonamenti 4 spettacoli: posto unico: €30 – ridotto €25
Biglietti: Posto unico: intero €10 – ridotto €7
info: tel: 3407956549
www.cedacsardegna.it

OZIERI – Teatro Civico Oriana Fallaci
Abbonamenti 5 spettacoli: posto unico: intero €50 – ridotto €40
Biglietti: Posto unico: intero €14 – ridotto €11
info: tel: 079/ 788577 – 349/ 3614265
www.cedacsardegna.it

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio